Amministratore
17-03-2007, 14.03.55
Riportiamo, dalla prima pagina del sito, questa prima importante intervista di Pianeta BiancoVerde al mister a Galderisi, così che oltre a leggerla, riflettervi ed emozionarsi, la si possa anche tutti insieme commentare.
(http://www.pianetabiancoverde.it/index.php?option=com_content&task=view&id=86&Itemid=2)
Come quattro amici al bar (grazie Nanu)
http://www.pianetabiancoverde.it/images/copertina/tobia/galderisi.jpg Se non fossimo più di quattro, se avessimo la pretesa di cambiare il mondo e se stessimo seduti al bar, sarebbe il caso di affidare a Gino Paoli il compito di riportare l'aria che si respira in questo nostro incontro con Galderisi. Ecco, questo pensiamo mentre scorrono gli istanti, mentre parliamo, mentre ascoltiamo, mentre sorseggiamo il piacere dello stare qui con Nanu.
Sembra davvero di essere quattro amici al bar: amici di vecchia data che si ritrovano, che si raccontano, che stanno bene insieme.
Non ci interessa parlare di schemi, di numeri, dei tre in difesa, dei tre in attacco, perché non giochi Tizio, perché Caio e non Sempronio, lo faremo, semmai, sul finire e solo per capire meglio; vogliamo di più, molto di più, vogliamo riempire questo tempo di cose che il tempo non porterà mai via: emozioni.
Conoscere come sta vivendo questa sua esperienza ad Avellino, trasmettergli il senso della nostra gratitudine per ciò che sta facendo e per ciò ci sta dando, come uomo, come tecnico.
Parliamo e ci accorgiamo che stiamo arricchendo la nostra anima.
Anima: una parola che Nanu pronuncia più volte, mentre viaggia, con noi, tra i suoi ricordi del passato, mentre una luce illumina il suo volto di eterno innamorato del pallone, come quando la sua voce fotografa il suo cuore, tornando al suo maestro di Vietri o raccontando del suo caro amico Enzo Campione.
E poi... ...e poi ci apre il suo album di calciatore, non per mostrare scudetti o coppe ma l'affetto dei tifosi di tutte le squadre dove egli è stato. E poi ci racconta del suo rapporto con la gente di Avellino, di quello con i f.lli Pugliese. E' orgoglioso di quelli che chiama i suoi ragazzi, ci spiega quanto siano seri e veri, della onestà che ha cementato il gruppo che lui marchia con una sola parola: "sano". Si lascia andare alla speranza di poter costruire qualcosa di importante ad Avellino, del suo dispiacere se, il prossimo campionato, dovesse vedere arrivare qualcuno a gettare a terra quello che sta costruendo, giorno dopo giorno. Ma è solo un attimo e poi ritorna al presente.
-La mia famiglia è a Padova. Vado su e giù, una o due volte al mese: è chiaro che quando vai a giocare a Martina o a Gallipoli non mi è possibile-
Un presente nato in una estate calda, tra i postumi di una retrocessione, i problemi societari, un ambiente lacerato, le mille difficoltà, una squadra da costruire. Il tutto accolto con l'orgoglio di chi sa di venire in una piazza importante, così come difficile, e con l'amore per un lavoro che per lui è molto di più:
-Io sono molto onorato, molto orgoglioso di quello che mi è stato proposto e di quello che stiamo facendo. Io amo fortemente questo lavoro, anzi non lo vivo neanche come un lavoro, per me è una passione. Io sono partito dalla C2, sono andato dovunque, con grande entusiasmo, perché per me fare l'allenatore significa stare sul campo, capire, migliorare, perdere, vincere. Cambiare completamente un libro e aprirne un altro e qua, lo dico con sincerità, ho trovato un gruppo buono, un ambiente che potenzialmente potrebbe diventare straordinario e, però, anche difficoltà esterne alla società, al gruppo. Io cerco di essere onesto con me stesso e con i miei ragazzi e penso solo a lavorare ed a difendere il lavoro che stiamo facendo tutti assieme. Ma, credetemi, non lo dico pensando a me stesso, anche perché, ne sono certo, tutto quello che sto vivendo ad Avellino mi aiuterà tantissimo a crescere, mi servirà nel futuro; no, lo dico pensando ai sacrifici che questi calciatori stanno facendo, lo dico pensando all'impegno di tutti quelli che lavorano con me, dal primo all'ultimo, tutti indispensabili e poi penso ai tanti sacrifici dei dirigenti e della proprietà-
Gli uomini coltivano la memoria, peccato che molti, ad Avellino, l'abbiano corta assai.
-In ritiro io c'ero: eravamo davvero messi male. Ma, e questo lo voglio ribadire con forza, non certo per colpa o demerito della società. Il fatto è che molti sottovalutano l'immane problematica che, inevitabilmente, il contingente si trascinava, costringendo i dirigenti a fare i salti mortali. Anche per questo io non smetterò mai di ringraziarli. Ma la retrocessione, il fatto di non sapere dove giocavi, intendo in quale serie, conseguentemente quali giocatori prendere, avevi tanti giovani e poi arrivava un giocatore dopo una settimana...chiedevi: "cosa hai fatto tu?"..."niente, tre mesi fermo"...e "cosa hai fatto tu?"..."Mister...poco". E allora ricominciamo, rimetti assieme tutti, i tre del Genoa che arrivano quattro giorni prima del debutto in campionato. E allora abbiamo fatto tutto con puntiglio, con meticolosità, con attenzione. Ma, ovviamente, quando siamo partiti, non eravamo una squadra oleata, frutto di un lavoro d'assieme, sul piano tattico e tecnico, potuto svolgere, come altri, in ritiro. E poi, piano piano, abbiamo messo su una squadra che ha fatto un grandissimo lavoro e sorpreso tutti-
In questi mesi abbiamo imparato a conoscerlo, ad apprezzarlo. Tra i motivi, tanti, la sua onestà, il suo non nascondersi dietro quelle banalità che, sovrane, regnano nel mondo del calcio ed il suo coraggio. Col senno del poi, questi suoi sette anni ad allenare hanno registrato scelte che noi non sappiamo se definire coraggiose o incoscienti. Ma è solo un attimo e troviamo il termine giusto: "vissute". Ce lo indica lui, quando ci dice:
-Io non rinnego nessuna delle scelte che ho fatto, perché da tutte le esperienze ho tratto qualcosa. Un allenatore, sul piano professionale, è come un uomo nella vita: deve essere capace di imparare sempre-
Ce le racconta e ci racconta di chi è abituato a pretendere senza dare, figli di quella cultura per la quale "tutto scende dalle stelle":
-E' un dato di fatto che io non abbia mai trovato un'occasione che mi lasciasse costruire qualcosa nel tempo, non ho mai trovato organizzazione e programmazione, ho trovato sempre, prima di Avellino, problemi e menefreghismo. "la domenica dobbiamo vincere", come se la vittoria della domenica scendesse dal cielo e non fosse frutto del martedì, del mercoledì e di tutto ciò che semini. Io sono stato a Mestre ed è fallito, lo stesso a San Benedetto, a Viterbo lasciamo stare, a Giulianova non ne parliamo-
Ed ora la nostra città, la nostra squadra. Senza ipocrisia, quella, ormai ad Avellino lo sanno pure le pietre, non gli appartiene, non nasconde nessuna delle cose che rendono la nostra piazza difficile assai, eppure con convincimento, vero, esprime la certezza che qui ci siano le condizioni per fare qualcosa di buono, di importante. Se a costruirlo fosse chiamato lui ne sarebbe felice ed orgoglioso:
-Qua, invece, c'è grande potenzialità, si può fare davvero qualcosa fatto bene, si tratta di migliorare qualcosina e non perché lo dica io, semplicemente perché uno che ha giocato a calcio, tanti anni, sa che per vincere non c'è bisogno del grande allenatore, che piglia milioni di euro a stagione, calciatori con contratti faraonici. Servono solo uomini e persone che lavorano con passione e capacità ed amino il sacrificio. Poi, certo, gli errori si fanno, ma si tratta di mettere tutti nelle condizioni di rendere al meglio. Ad Avellino, sono convinto che si potrebbe aprire un ciclo, abbiamo una dirigenza capace e la proprietà, avrà anche fatto degli errori per il passato, ma ...guardate che ci mette l'anima ed ha cacciato tantissimi soldi. Forse a parecchi sfugge, ma questa proprietà ha cacciato l'ira di Dio...di soldi ed ha avuto tante difficoltà.
Mi piacerebbe portare avanti un progetto; qui, ad Avellino, è possibile costruire qualcosa di importante. Si tratta di migliorare in alcune cose, ma qui le potenzialità ci sono tutte.
Certo, io sono stato sempre convinto che costruire qualcosa nel tempo sia importante, mi dispiacerebbe andare via a fine campionato e mi dispiacerebbe che, il prossimo campionato, arrivasse qualcuno e buttasse a terra tutto il lavoro che stiamo facendo. Purtroppo, per me è sempre stato così, nei sette anni in cui ho allenato. D'Altra parte, valuto anche che ad Avellino, non accade dai tempi di Marchesi che uno stesso allenatore abbia lavorato per due anni consecutivi.-
Nanu, dicci, se ti va, se vuoi essere più preciso: quanto pensi che questo si possa avverare? Insomma, noi lo vorremo tanto, vorremo che dopo anni ed anni di squadre rivoluzionate e tecnici cambiati in continuazione, uno come te restasse per un ciclo serio e vero. Questa squadra con pochi innesti e con continuità di conduzione tecnica, secondo noi farebbe bene anche in B. Tu a questo ci stai pensando?
-No, la mia è stata una riflessione sincera ma, ve lo dico con onestà, ora, non sto pensando a quello che sarà, sto pensando esclusivamente a quello che devo fare in questo campionato, io devo pedalare, devo stare attento a tante cose; però, sono d'accordo con quanto dici, perché questa è una squadra che veramente con pochissimi ritocchi può fare bene ovunque, perché ha spirito, perché ha anima, perché ha una identità ed ha qualità. Ma c'è una cosa che vale tanto e che voglio gridare: questo è soprattutto un gruppo sano. Se non fosse così, non avremmo superato le tante difficoltà e le settimane vissute con una pressione addosso che ha dell'incredibile, se si pensa che vincevamo, vincevamo e pareggiavamo, vincevamo e pareggiavamo-
E i dirigenti? La proprietà? Quanto ti sono stati vicini nei momenti di difficoltà?
-Ne ho sentite tante; la verità è che la società mi ha fatto sempre sentire la fiducia, ma non a chiacchiere: "carta bianca...vai...carta bianca...vai....carta bianca...vai!" Sapete quanto è importante questa cosa? Sapete quanto sia importante sentirsi dire, continuamente, dai dirigenti questa cosa?-
Tra noi c'è un pisciaiuolo; diciamo meglio: un grandissimo lupo, un lupo doc, ma sempre pisciaiuolo è. Allora tocca a lui riportare Nanu indietro nei ricordi, a quando giocava a Vietri:
Qualche ricordo di Vietri, del tuo maestro Gregorio:
-Gregorio...ahhh (sospira)...ore ed ore con la forca...lì, col pallone-
Ed Enzo Campione?
-Enzo Campione? Enzo è stato sempre vicino a me...sempre, una persona fantastica-
A proposito di Vietri, come è il tuo rapporto con la tua città, con Salerno:
-Buono, è sempre stato buono; io lì ho ancora i genitori ma, anche se sono qui a pochi chilometri, vado poco. Ho deciso di vivere ad Avellino, di vivere la città, devo vivere l'ambiente in cui lavoro, devo sentire il rapporto con i tifosi. E questo ad Avellino è molto bello, avverto l'affetto dei tifosi: mi fermano per strada, mi chiamano e mi dicono "Mister, dai vieni ti offro un caffè, non preoccuparti per domenica...". Con i tifosi ho un bel rapporto e con i ragazzi della curva c'è un prodondo feeling e grande rispetto: questa è gente che davvero non si risparmia per la propria squadra. Fa tanti sacrifici e, per questo, apprezza chi li fa. Io continuo a pensare che per noi siano fondamentali. L'Avellino non può fare a meno dei propri tifosi e quelli della curva sanno essere unici. Forse un solo piccolo appunto sento di fare: non parlo di un settore, sia chiaro, ma dell'insieme ed è che, a volte, al Partenio, gli arbitri, gli avversari non avvertono quel clima che avvertivamo noi quando, con il Verona, per esempio, venivamo in questo stadio.-
Già, i tifosi, l'affetto dei tifosi. Una costante della tua carriera di calciatore. Noi, giriamo i forum, sentiamo i tifosi di tutte le squadre, è incredibile l'affetto che continuano ad avere verso di te. Ok, tu sei stato un calciatore fantastico, si capisce, questo bene, per esempio a Verona o dove hai fatto benissimo, a Padova, ma questo affetto lo si registra dappertutto:
-Perché, ovunque sono stato, ci ho messo sempre passione ed anima e questo voglio trasmettere ai ragazzi che alleno. A Roma, alla Lazio, io ho fatto una stagione, l'anno in B, quello della promozione, in cui ho fatto un solo goal; è stata per me un'annata devastante, ma i tifosi mi hanno voluto bene più che a quello che ne aveva fatto 14 di reti, parlo di Monelli. E' una questione di carattere: devo fare le cose con passione, devo metterci l'anima. Sempre. Questo la gente lo capisce e lo apprezza-
Ci concediamo il lusso di due o tre domande classiche: "atleticamente come sta la squadra?":
-Benissimo, ma voi avete visto il secondo tempo col Teramo? Quei 45 minuti, giocati con quella ferocia e quella intensità, non sarebbero stati possibili senza una condizione fisica ottimale.-
Mister, dicci la verità, parafrasando Modugno, ti viene mai la voglia di cantare: "E Ametrano...dove lo metto? Dove lo metto non si sa"?
-Ametrano è un grande, parlo come uomo e parlo come professionista. So quello che può dare, ma si vuole creare un caso, quando tutto è così semplice. Io parto dal punto fermo di giocare con quei tre davanti, perché sono forti e fanno paura, fanno la differenza e non ci sono storie. Ma, attenzione, questo non lo dico ora che hanno dimostrato di essere devastanti e, quindi, si potrebbe pensare che io li abbia trovati quasi per caso, hanno dimostrato di sapere fare bene a noi e male agli avversari ed ora mi ci sia affezionato o abbia timore a cambiare. No, io ci ho sempre creduto: andatevi a riascoltare le interviste di questa estate, quando Biancolino era infortunato, io non facevo che ripetere che appena l'avrei avuto a disposizione avrei giocato con Grieco dietro ad Evacuo e Biancolino. Appena Raffaele è stato in condizione, anche solo al 30-40%, l'ho buttato dentro. Non ho mica avuto paura a farlo? Ricordate il derby con la Salernitana? Potevo lasciare stare le cose come stavano, visto che eravamo anche belli a vedersi e non rischiare nulla. Ma Biancolino è troppo importante, è eccezionale e sapere che il Mister lo mandava dentro anche se non al top, voleva dire fargli sentire tutta la stima e la considerazione, del tecnico e della squadra. Certo, abbiamo perso in ampiezza e bellezza, ma abbiamo guadagnato in profondità e concretezza. Solo questi due hanno fatto 28 goal quest'anno. E poi i goal di Grieco e le sue giocate. Ma ci rendiamo conto?
Per Evacuo, poi, non ho parole. L'ho capito dal ritiro di Gubbio che questo era un mostro. Quello che ha fatto è sotto gli occhi di tutti. Ha attraversato un periodo no, ma di quelli che accadono a tutti gli attaccanti, non c'è bisogno di rincorrere fantasmi. Io lo so bene cosa voglia dire, per un attaccante, vivere periodi in cui tiri da tutte le posizioni e fai goal e quando la palla non ne vuol sapere di entrare. Ma la grandezza di Felice è anche l'aver saputo essere utilissimo anche senza segnare. Non si è mai tirato indietro, si è sempre sacrificato. Ma guardate che il periodo no è passato da diverse domeniche: pensate ai goal regolarissimi non dati. Adesso sta proprio bene, io lo vedo bene, ha fame, è cattivo, ha gli obiettivi-.
E allora?
-Allora, così la copertura è più complicata. Così, dietro non posso mettermi a quattro, perché se no poi devo stare a tre a centrocampo. Ma se perdi il centrocampo, e poi hai i tre davanti, diventa impossibile la copertura. Ma se io metto i tre centrali di difesa e poi abbiamo i due esterni che si portano sulla linea difensiva, abbiamo tre, più i due esterni, più i due centrocampisti che rientrano, noi difendiamo in sette, altro che difesa a tre. Sette che difendono e gli altri che fanno male-
E, quindi, Mister, ancora Modugno: "Ametrano dove lo metto?"
-E devo togliere Porcari! Tolgo Porcari?-
Il "Noooooooo!!!" di tutti noi è un boato.
- Ametrano, non ha la caratteristiche per essere uno dei tre centrali. Se poi vogliamo guardare il numero della maglia, guardiamo che Moresi aveva il 2, allora devo fare come ha detto domenica un calciatore di grande personalità, prima della gara: "Mister, me lo dia a me il 2". Ma io capisco tutto, capisco anche una valutazione tattica non condivisa, quello che non capisco è il voler creare, a tutti i costi, un caso. Ma lo vedono come Ametrano gioisce e corre ad abbracciare il compagno che segna? Lo vedono come si alza dalla panchina ed incita i suoi compagni? Ametrano è un grande, in campo e fuori, ed io so quello che mi può dare, in una difesa a quattro o al posto di Porcari o quando esigenze particolari lo chiedano-
Nanu è ancora in tuta, non ha fatto ancora la doccia. Staremmo lì per ore ed ore, ma capiamo e lo lasciamo andare. Non prima, però, di avergli chiesto di salutare uno di noi, uno che avrebbe fatto il pazzo per esser lì, per incontrare quello che parla di passione, di anima, di cuore, proprio come lui.
Passiamo il telefono al Mister::
-Ciaooo ( e le "o", sembrano diventate almeno dieci, tanto è il trasporto)... ciao... grande, io ti leggo sempre ed adesso ho avuto l'opportunità di salutarti, prima di farmi la doccia.
Sì...dimmi...-
http://www.pianetabiancoverde.it/images/stories/foto/nanu_al_telefono_200.jpg
Non sappiamo quello che il nostro amico gli stia dicendo, vediamo solo Nanu sorridere e, mentre tutti noi immaginiamo il fiume di parole che inonderà il tecnico e piangiamo per chi, passando il proprio telefono, vedrà prosciugata la carica della scheda, pensiamo:
"Ecco, Nanu è tutto in quel suo volto, onesto, pulito, vero, felice del poter parlare anche a telefono con un tifoso"
Andiamo via, come...quattro amici al bar. Grazie Nanu!
(http://www.pianetabiancoverde.it/index.php?option=com_content&task=view&id=86&Itemid=2)
Come quattro amici al bar (grazie Nanu)
http://www.pianetabiancoverde.it/images/copertina/tobia/galderisi.jpg Se non fossimo più di quattro, se avessimo la pretesa di cambiare il mondo e se stessimo seduti al bar, sarebbe il caso di affidare a Gino Paoli il compito di riportare l'aria che si respira in questo nostro incontro con Galderisi. Ecco, questo pensiamo mentre scorrono gli istanti, mentre parliamo, mentre ascoltiamo, mentre sorseggiamo il piacere dello stare qui con Nanu.
Sembra davvero di essere quattro amici al bar: amici di vecchia data che si ritrovano, che si raccontano, che stanno bene insieme.
Non ci interessa parlare di schemi, di numeri, dei tre in difesa, dei tre in attacco, perché non giochi Tizio, perché Caio e non Sempronio, lo faremo, semmai, sul finire e solo per capire meglio; vogliamo di più, molto di più, vogliamo riempire questo tempo di cose che il tempo non porterà mai via: emozioni.
Conoscere come sta vivendo questa sua esperienza ad Avellino, trasmettergli il senso della nostra gratitudine per ciò che sta facendo e per ciò ci sta dando, come uomo, come tecnico.
Parliamo e ci accorgiamo che stiamo arricchendo la nostra anima.
Anima: una parola che Nanu pronuncia più volte, mentre viaggia, con noi, tra i suoi ricordi del passato, mentre una luce illumina il suo volto di eterno innamorato del pallone, come quando la sua voce fotografa il suo cuore, tornando al suo maestro di Vietri o raccontando del suo caro amico Enzo Campione.
E poi... ...e poi ci apre il suo album di calciatore, non per mostrare scudetti o coppe ma l'affetto dei tifosi di tutte le squadre dove egli è stato. E poi ci racconta del suo rapporto con la gente di Avellino, di quello con i f.lli Pugliese. E' orgoglioso di quelli che chiama i suoi ragazzi, ci spiega quanto siano seri e veri, della onestà che ha cementato il gruppo che lui marchia con una sola parola: "sano". Si lascia andare alla speranza di poter costruire qualcosa di importante ad Avellino, del suo dispiacere se, il prossimo campionato, dovesse vedere arrivare qualcuno a gettare a terra quello che sta costruendo, giorno dopo giorno. Ma è solo un attimo e poi ritorna al presente.
-La mia famiglia è a Padova. Vado su e giù, una o due volte al mese: è chiaro che quando vai a giocare a Martina o a Gallipoli non mi è possibile-
Un presente nato in una estate calda, tra i postumi di una retrocessione, i problemi societari, un ambiente lacerato, le mille difficoltà, una squadra da costruire. Il tutto accolto con l'orgoglio di chi sa di venire in una piazza importante, così come difficile, e con l'amore per un lavoro che per lui è molto di più:
-Io sono molto onorato, molto orgoglioso di quello che mi è stato proposto e di quello che stiamo facendo. Io amo fortemente questo lavoro, anzi non lo vivo neanche come un lavoro, per me è una passione. Io sono partito dalla C2, sono andato dovunque, con grande entusiasmo, perché per me fare l'allenatore significa stare sul campo, capire, migliorare, perdere, vincere. Cambiare completamente un libro e aprirne un altro e qua, lo dico con sincerità, ho trovato un gruppo buono, un ambiente che potenzialmente potrebbe diventare straordinario e, però, anche difficoltà esterne alla società, al gruppo. Io cerco di essere onesto con me stesso e con i miei ragazzi e penso solo a lavorare ed a difendere il lavoro che stiamo facendo tutti assieme. Ma, credetemi, non lo dico pensando a me stesso, anche perché, ne sono certo, tutto quello che sto vivendo ad Avellino mi aiuterà tantissimo a crescere, mi servirà nel futuro; no, lo dico pensando ai sacrifici che questi calciatori stanno facendo, lo dico pensando all'impegno di tutti quelli che lavorano con me, dal primo all'ultimo, tutti indispensabili e poi penso ai tanti sacrifici dei dirigenti e della proprietà-
Gli uomini coltivano la memoria, peccato che molti, ad Avellino, l'abbiano corta assai.
-In ritiro io c'ero: eravamo davvero messi male. Ma, e questo lo voglio ribadire con forza, non certo per colpa o demerito della società. Il fatto è che molti sottovalutano l'immane problematica che, inevitabilmente, il contingente si trascinava, costringendo i dirigenti a fare i salti mortali. Anche per questo io non smetterò mai di ringraziarli. Ma la retrocessione, il fatto di non sapere dove giocavi, intendo in quale serie, conseguentemente quali giocatori prendere, avevi tanti giovani e poi arrivava un giocatore dopo una settimana...chiedevi: "cosa hai fatto tu?"..."niente, tre mesi fermo"...e "cosa hai fatto tu?"..."Mister...poco". E allora ricominciamo, rimetti assieme tutti, i tre del Genoa che arrivano quattro giorni prima del debutto in campionato. E allora abbiamo fatto tutto con puntiglio, con meticolosità, con attenzione. Ma, ovviamente, quando siamo partiti, non eravamo una squadra oleata, frutto di un lavoro d'assieme, sul piano tattico e tecnico, potuto svolgere, come altri, in ritiro. E poi, piano piano, abbiamo messo su una squadra che ha fatto un grandissimo lavoro e sorpreso tutti-
In questi mesi abbiamo imparato a conoscerlo, ad apprezzarlo. Tra i motivi, tanti, la sua onestà, il suo non nascondersi dietro quelle banalità che, sovrane, regnano nel mondo del calcio ed il suo coraggio. Col senno del poi, questi suoi sette anni ad allenare hanno registrato scelte che noi non sappiamo se definire coraggiose o incoscienti. Ma è solo un attimo e troviamo il termine giusto: "vissute". Ce lo indica lui, quando ci dice:
-Io non rinnego nessuna delle scelte che ho fatto, perché da tutte le esperienze ho tratto qualcosa. Un allenatore, sul piano professionale, è come un uomo nella vita: deve essere capace di imparare sempre-
Ce le racconta e ci racconta di chi è abituato a pretendere senza dare, figli di quella cultura per la quale "tutto scende dalle stelle":
-E' un dato di fatto che io non abbia mai trovato un'occasione che mi lasciasse costruire qualcosa nel tempo, non ho mai trovato organizzazione e programmazione, ho trovato sempre, prima di Avellino, problemi e menefreghismo. "la domenica dobbiamo vincere", come se la vittoria della domenica scendesse dal cielo e non fosse frutto del martedì, del mercoledì e di tutto ciò che semini. Io sono stato a Mestre ed è fallito, lo stesso a San Benedetto, a Viterbo lasciamo stare, a Giulianova non ne parliamo-
Ed ora la nostra città, la nostra squadra. Senza ipocrisia, quella, ormai ad Avellino lo sanno pure le pietre, non gli appartiene, non nasconde nessuna delle cose che rendono la nostra piazza difficile assai, eppure con convincimento, vero, esprime la certezza che qui ci siano le condizioni per fare qualcosa di buono, di importante. Se a costruirlo fosse chiamato lui ne sarebbe felice ed orgoglioso:
-Qua, invece, c'è grande potenzialità, si può fare davvero qualcosa fatto bene, si tratta di migliorare qualcosina e non perché lo dica io, semplicemente perché uno che ha giocato a calcio, tanti anni, sa che per vincere non c'è bisogno del grande allenatore, che piglia milioni di euro a stagione, calciatori con contratti faraonici. Servono solo uomini e persone che lavorano con passione e capacità ed amino il sacrificio. Poi, certo, gli errori si fanno, ma si tratta di mettere tutti nelle condizioni di rendere al meglio. Ad Avellino, sono convinto che si potrebbe aprire un ciclo, abbiamo una dirigenza capace e la proprietà, avrà anche fatto degli errori per il passato, ma ...guardate che ci mette l'anima ed ha cacciato tantissimi soldi. Forse a parecchi sfugge, ma questa proprietà ha cacciato l'ira di Dio...di soldi ed ha avuto tante difficoltà.
Mi piacerebbe portare avanti un progetto; qui, ad Avellino, è possibile costruire qualcosa di importante. Si tratta di migliorare in alcune cose, ma qui le potenzialità ci sono tutte.
Certo, io sono stato sempre convinto che costruire qualcosa nel tempo sia importante, mi dispiacerebbe andare via a fine campionato e mi dispiacerebbe che, il prossimo campionato, arrivasse qualcuno e buttasse a terra tutto il lavoro che stiamo facendo. Purtroppo, per me è sempre stato così, nei sette anni in cui ho allenato. D'Altra parte, valuto anche che ad Avellino, non accade dai tempi di Marchesi che uno stesso allenatore abbia lavorato per due anni consecutivi.-
Nanu, dicci, se ti va, se vuoi essere più preciso: quanto pensi che questo si possa avverare? Insomma, noi lo vorremo tanto, vorremo che dopo anni ed anni di squadre rivoluzionate e tecnici cambiati in continuazione, uno come te restasse per un ciclo serio e vero. Questa squadra con pochi innesti e con continuità di conduzione tecnica, secondo noi farebbe bene anche in B. Tu a questo ci stai pensando?
-No, la mia è stata una riflessione sincera ma, ve lo dico con onestà, ora, non sto pensando a quello che sarà, sto pensando esclusivamente a quello che devo fare in questo campionato, io devo pedalare, devo stare attento a tante cose; però, sono d'accordo con quanto dici, perché questa è una squadra che veramente con pochissimi ritocchi può fare bene ovunque, perché ha spirito, perché ha anima, perché ha una identità ed ha qualità. Ma c'è una cosa che vale tanto e che voglio gridare: questo è soprattutto un gruppo sano. Se non fosse così, non avremmo superato le tante difficoltà e le settimane vissute con una pressione addosso che ha dell'incredibile, se si pensa che vincevamo, vincevamo e pareggiavamo, vincevamo e pareggiavamo-
E i dirigenti? La proprietà? Quanto ti sono stati vicini nei momenti di difficoltà?
-Ne ho sentite tante; la verità è che la società mi ha fatto sempre sentire la fiducia, ma non a chiacchiere: "carta bianca...vai...carta bianca...vai....carta bianca...vai!" Sapete quanto è importante questa cosa? Sapete quanto sia importante sentirsi dire, continuamente, dai dirigenti questa cosa?-
Tra noi c'è un pisciaiuolo; diciamo meglio: un grandissimo lupo, un lupo doc, ma sempre pisciaiuolo è. Allora tocca a lui riportare Nanu indietro nei ricordi, a quando giocava a Vietri:
Qualche ricordo di Vietri, del tuo maestro Gregorio:
-Gregorio...ahhh (sospira)...ore ed ore con la forca...lì, col pallone-
Ed Enzo Campione?
-Enzo Campione? Enzo è stato sempre vicino a me...sempre, una persona fantastica-
A proposito di Vietri, come è il tuo rapporto con la tua città, con Salerno:
-Buono, è sempre stato buono; io lì ho ancora i genitori ma, anche se sono qui a pochi chilometri, vado poco. Ho deciso di vivere ad Avellino, di vivere la città, devo vivere l'ambiente in cui lavoro, devo sentire il rapporto con i tifosi. E questo ad Avellino è molto bello, avverto l'affetto dei tifosi: mi fermano per strada, mi chiamano e mi dicono "Mister, dai vieni ti offro un caffè, non preoccuparti per domenica...". Con i tifosi ho un bel rapporto e con i ragazzi della curva c'è un prodondo feeling e grande rispetto: questa è gente che davvero non si risparmia per la propria squadra. Fa tanti sacrifici e, per questo, apprezza chi li fa. Io continuo a pensare che per noi siano fondamentali. L'Avellino non può fare a meno dei propri tifosi e quelli della curva sanno essere unici. Forse un solo piccolo appunto sento di fare: non parlo di un settore, sia chiaro, ma dell'insieme ed è che, a volte, al Partenio, gli arbitri, gli avversari non avvertono quel clima che avvertivamo noi quando, con il Verona, per esempio, venivamo in questo stadio.-
Già, i tifosi, l'affetto dei tifosi. Una costante della tua carriera di calciatore. Noi, giriamo i forum, sentiamo i tifosi di tutte le squadre, è incredibile l'affetto che continuano ad avere verso di te. Ok, tu sei stato un calciatore fantastico, si capisce, questo bene, per esempio a Verona o dove hai fatto benissimo, a Padova, ma questo affetto lo si registra dappertutto:
-Perché, ovunque sono stato, ci ho messo sempre passione ed anima e questo voglio trasmettere ai ragazzi che alleno. A Roma, alla Lazio, io ho fatto una stagione, l'anno in B, quello della promozione, in cui ho fatto un solo goal; è stata per me un'annata devastante, ma i tifosi mi hanno voluto bene più che a quello che ne aveva fatto 14 di reti, parlo di Monelli. E' una questione di carattere: devo fare le cose con passione, devo metterci l'anima. Sempre. Questo la gente lo capisce e lo apprezza-
Ci concediamo il lusso di due o tre domande classiche: "atleticamente come sta la squadra?":
-Benissimo, ma voi avete visto il secondo tempo col Teramo? Quei 45 minuti, giocati con quella ferocia e quella intensità, non sarebbero stati possibili senza una condizione fisica ottimale.-
Mister, dicci la verità, parafrasando Modugno, ti viene mai la voglia di cantare: "E Ametrano...dove lo metto? Dove lo metto non si sa"?
-Ametrano è un grande, parlo come uomo e parlo come professionista. So quello che può dare, ma si vuole creare un caso, quando tutto è così semplice. Io parto dal punto fermo di giocare con quei tre davanti, perché sono forti e fanno paura, fanno la differenza e non ci sono storie. Ma, attenzione, questo non lo dico ora che hanno dimostrato di essere devastanti e, quindi, si potrebbe pensare che io li abbia trovati quasi per caso, hanno dimostrato di sapere fare bene a noi e male agli avversari ed ora mi ci sia affezionato o abbia timore a cambiare. No, io ci ho sempre creduto: andatevi a riascoltare le interviste di questa estate, quando Biancolino era infortunato, io non facevo che ripetere che appena l'avrei avuto a disposizione avrei giocato con Grieco dietro ad Evacuo e Biancolino. Appena Raffaele è stato in condizione, anche solo al 30-40%, l'ho buttato dentro. Non ho mica avuto paura a farlo? Ricordate il derby con la Salernitana? Potevo lasciare stare le cose come stavano, visto che eravamo anche belli a vedersi e non rischiare nulla. Ma Biancolino è troppo importante, è eccezionale e sapere che il Mister lo mandava dentro anche se non al top, voleva dire fargli sentire tutta la stima e la considerazione, del tecnico e della squadra. Certo, abbiamo perso in ampiezza e bellezza, ma abbiamo guadagnato in profondità e concretezza. Solo questi due hanno fatto 28 goal quest'anno. E poi i goal di Grieco e le sue giocate. Ma ci rendiamo conto?
Per Evacuo, poi, non ho parole. L'ho capito dal ritiro di Gubbio che questo era un mostro. Quello che ha fatto è sotto gli occhi di tutti. Ha attraversato un periodo no, ma di quelli che accadono a tutti gli attaccanti, non c'è bisogno di rincorrere fantasmi. Io lo so bene cosa voglia dire, per un attaccante, vivere periodi in cui tiri da tutte le posizioni e fai goal e quando la palla non ne vuol sapere di entrare. Ma la grandezza di Felice è anche l'aver saputo essere utilissimo anche senza segnare. Non si è mai tirato indietro, si è sempre sacrificato. Ma guardate che il periodo no è passato da diverse domeniche: pensate ai goal regolarissimi non dati. Adesso sta proprio bene, io lo vedo bene, ha fame, è cattivo, ha gli obiettivi-.
E allora?
-Allora, così la copertura è più complicata. Così, dietro non posso mettermi a quattro, perché se no poi devo stare a tre a centrocampo. Ma se perdi il centrocampo, e poi hai i tre davanti, diventa impossibile la copertura. Ma se io metto i tre centrali di difesa e poi abbiamo i due esterni che si portano sulla linea difensiva, abbiamo tre, più i due esterni, più i due centrocampisti che rientrano, noi difendiamo in sette, altro che difesa a tre. Sette che difendono e gli altri che fanno male-
E, quindi, Mister, ancora Modugno: "Ametrano dove lo metto?"
-E devo togliere Porcari! Tolgo Porcari?-
Il "Noooooooo!!!" di tutti noi è un boato.
- Ametrano, non ha la caratteristiche per essere uno dei tre centrali. Se poi vogliamo guardare il numero della maglia, guardiamo che Moresi aveva il 2, allora devo fare come ha detto domenica un calciatore di grande personalità, prima della gara: "Mister, me lo dia a me il 2". Ma io capisco tutto, capisco anche una valutazione tattica non condivisa, quello che non capisco è il voler creare, a tutti i costi, un caso. Ma lo vedono come Ametrano gioisce e corre ad abbracciare il compagno che segna? Lo vedono come si alza dalla panchina ed incita i suoi compagni? Ametrano è un grande, in campo e fuori, ed io so quello che mi può dare, in una difesa a quattro o al posto di Porcari o quando esigenze particolari lo chiedano-
Nanu è ancora in tuta, non ha fatto ancora la doccia. Staremmo lì per ore ed ore, ma capiamo e lo lasciamo andare. Non prima, però, di avergli chiesto di salutare uno di noi, uno che avrebbe fatto il pazzo per esser lì, per incontrare quello che parla di passione, di anima, di cuore, proprio come lui.
Passiamo il telefono al Mister::
-Ciaooo ( e le "o", sembrano diventate almeno dieci, tanto è il trasporto)... ciao... grande, io ti leggo sempre ed adesso ho avuto l'opportunità di salutarti, prima di farmi la doccia.
Sì...dimmi...-
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Non sappiamo quello che il nostro amico gli stia dicendo, vediamo solo Nanu sorridere e, mentre tutti noi immaginiamo il fiume di parole che inonderà il tecnico e piangiamo per chi, passando il proprio telefono, vedrà prosciugata la carica della scheda, pensiamo:
"Ecco, Nanu è tutto in quel suo volto, onesto, pulito, vero, felice del poter parlare anche a telefono con un tifoso"
Andiamo via, come...quattro amici al bar. Grazie Nanu!