LupoDentrooo
05-06-2007, 11.04.58
Caro Nanu, ti scrivo ancora ed ora sono in grado di dirti, con assoluta certezza, che ti attocca leggere questa ed altre due lettere.:P
..e lo so, lo so, lo so troppo bene, che ti fa piacere. D’altronde, tu ne eri quasi più sicuro di me quando ad una tv foggiana, in settimana, hai dichiarato: “Conosco i calciatori dell’Avellino, domenica festeggeranno l’accesso alla finale, l’1 a 0 al Taranto non sarà utile e poi andranno in serie B. Se lo meritano i tifosi e se lo meritano i calciatori; so bene quanto sudore hanno buttato tutto l’anno Biancolino e gli altri”.
Sai, mi sarebbe piaciuto far giungere queste tue parole a tutti quelli che non avevano avuto modo di ascoltarle o anche solo leggerne la trascrizione. Mi sono trattenuto. Ho evitato per tante ragioni; l’ultima della quale è che qualcuno mi avrebbe detto: “c’ha fatt’ ‘a palla…tu e Galderisi!”.
Nanu, a proposito di sapere: tu lo sai che la vittoria ed il passaggio del turno ha intossicato un po’ di gente ed ha rovinato la ferie anticipate di qualcuno? Lo sai che c’è stato chi, alla vigilia della gara, aveva già stampato il cartello “Chiuso, ci siamo trasferiti a Napoli”, da appendere alla porta della propria puteca, al fischio finale?
Già, il fischio finale. Mister, un’altra battaglia: in campo e sugli spalti.
Della partita, di questioni tecniche, come ti ho già detto, non parlo; mi limito a dirti che è stata una partita difficile e sofferta. Ma non di quella sofferenza di cui blaterano alcuni, quasi a voler trasmettere le istantanee di una qualificazione avvenuta stile Foggia a Cava: un Avellino messo sotto, dominato in lungo e largo dal Taranto e poi, a pochi istanti dalla fine, un goal occasionale e passaggio del turno in tasca. La sofferenza, dei tifosi e della squadra, di cui parlo io, è quella di una partita nella quale il Taranto fa, né più né meno, quello che doveva fare e lo fa anche bene, mentre noi non riusciamo a fare quel qualcosa in più per sbloccare il risultato…ed il tempo passa. Passa e diventa un nemico in più.
Poi, sul finire, il goal di Moretti ed il Partenio ha tremato. Pure il cuore di tanta gente, credimi. No, il mio no; stavolta, non è il cuore ad avermi tenuto in allarme…ma la schiena, la coscia che tirava.:bua:
Sì, ‘a vecchiaia ‘o cazzo! Mister, ascolta: giovedì, dovendo scegliere per il sito un vecchio racconto da riproporre, ho tirato fuori quello della semifinale con la Reggiana, a Cremona. Anche lì, anche in quella occasione, la mia schiena mi ha torturato. Ma quale vecchiaia, Nanu, quale vecchiaia? La verità è che alla vigilia di gare come queste io ho la capa che non si ferma mai e la tensione sale…sale…sale…e poi la scarico sulla colonna vertebrale. Non mi serve il medico per certificare che è accussì!
E se poi ti dico che il passaggio del turno ce lo siamo sudato, beh, ti assicuro che non è una facile, banale, metafora: Mister, se al termine io avessi strizzato la maglietta, sarebbe dovuta accorrere la protezione civile.:azz:
Che ci posso fare se la “mia” partita è una guerra?
Guerra coi nervi, guerra con l’orologio, guerra con l’arbitro, guerra coi guardalinee, guerra con la panchina avversaria, guerra con le sigarette, guerra col sediolino, che deve sostenere ora il mio sedere ora i miei piedi …e guerra con chi mi sta attorno.
Mi dicono: cambia posto. Ed io il posto l’ho cambiato, ma ‘a musica è semp’ ‘a stessa. I fischi a Moretti, gli insulti ad Evacuo, a te consigliavano di farti la valigia, a Vavassori consigliano di non farsi a vino, arriva la notizia della grande rimonta della Cavese e li senti dire “questa è squadra, altro che sta banda i muorti. Ma che ce jamm’ a ffà in finale?”. (una lettera a parte a dovrei scrivere per raccontare di quelli che, nell’intervallo, commentavano la situazione Play off serie B…del Napoli…del Genoa:oops: )
Ed i suggerimenti al tecnico ed alla squadra, te li raccomando. No, sia chiaro, io manco scarzeo: sembro Lippi. Lo so, lo ammetto e lo farò sempre. Pensassero quel che vogliono, chi vuole, ma io non riesco ad immaginare una partita durante la quale un tifoso non pensi, non dica che toglierebbe a questo e metterebbe a quello o non suggerisca alla squadra di andare sulle fasce o fare girare palla o verticalizzare e tutto il campionario della valigia de “il piccolo allenatore”, che ognuno di noi si porta dietro, allo stadio.
Pero, cazzo, se urlano che si deve smettere di buttare palloni in direzione dell’area, che bisogna costruire la manovra palla a terra e quando poi la squadra fa esattamente questo, fa girare palla, in cerca di un varco per servire palla in profondità, per cercare il fondo o il passaggio filtrante in area, avendo davanti una squadra che sta chiusa dietro e sempre gli stessi alluccano: “si, vabbuò, perdiamo tempo…vooootta sta palla in areaaaaa”, allora io non resisto e li mando a fare in culo. Che poi io rischi di essere mandato all’ospedale, lo realizzo solo dopo.
Ospedale? Fuori ai cancelli, al termine, pareva il Policlinico: io mi tiravo la coscia, Poggio teneva la faccia più bianca della pubblicità del Dixan (mai visto così, mai visto!), Tina pareva ‘a Maronna ‘a pietà (povera Tina, stava tanto male che voleva venirsene in tribuna, temendo la pioggia).
Ma poi, quando Ivan mi prende e mi solleva buttandomi al cielo come si fa coi bambini, quando abbraccio Tina, la stringo forte e le canto, da Caruso, “te voglio bene assaje. Ma tanto tanto bene sai…”, quando parlo con Paolo che per questa gara è arrivato da solo dal polo nord… beh, Mister, libero il corpo e l’anima di tutti i patimenti e le tensioni e li consegno alla gioia. Gioia di tifosi.
Nanu, in mezzo a tutta quella gente (diecimila un corno: ad un certo punto c’era quasi più gente allo stadio, domenica, che alla finale col Napoli.) sai quanti Poggio, LupoDentrooo, Verdissima, Paolo… ci stanno? Tantissimi, non siamo mosche bianche.
Ed allora perché ci sta gente che si diverte a creare problemi a questa nostra squadra, prima, durante e dopo una partita tanto importante? Nanu, ti ricordi di quando dicevi che dovevamo essere uniti, remare dalla stessa parte, creare un blocco granitico per stuffellare gli avversari e chi ci vuole male?
Parole al vento, mister…parole al vento.
A proposito di parole al vento, apro e chiudo parente, come diceva Totò, ti faccio fare una risata.:P
Moretti, come dice lui, si è tolto qualche sassolino dalla scarpa, dopo il goal ed in sala stampa. Ovviamente ce l’aveva "anche" coi tifosi che lo avevano fischiato. Anche Mister, anche.
Ebbene, l’Ill.mo sig. Gentile, te lo ricordi, vero?, fa un articolo dove scompare ”anche” e compare “solo”.
Scrive l’Ill.mo sig. Gentile, un altro che se andrà come speriamo…dovrà correre in farmacia:
“Sassolini dalla scarpa e pseudo tifosi…..
…una vendetta contro chi aveva iniziato a fischiarlo e beccarlo, fino a chiederne a gran voce la sostituzione....
ha fatto segno ai supporter sugli spalti di stare in silenzio. Poi, ha mimato il risultato e ancora una volta ha “intimato” ai supporter di stare zitti.”
Vero. Peccato, però, che l’Ill.mo sig. Gentile ometta di riportare che Moretti, abbia indirizzato i sassolini anche, e soprattutto (“vecchio trombone della radio e della tv”, Gazzetta), a qualche suo collega. Perché non ha raccontato nel suo grandissimo articolo delle parole dette da Moretti, facendo nome e cognome, al suo cumpariello? ("sono quattro anni che sto qua e non ti ho mai sentito parlare bene di qualcuno”). Se ne sarò dimenticato…il Gentile, si sarà distratto o, forse, avrà finito lo spazio a sua disposizione. E perché non racconta di come Vavassori abbia pigliato per culo qualche suo collega in sala stampa? (“oggi andava bene il modulo?”)
Diceva quello: la sai l’ultima?
L’ultima ad Avellino, Nanu, sai qual è? E semp’ ‘a stessa! Gli avversari hanno sempre fatto meglio di noi, le squadre avversarie giocano tutte meglio di noi, i tecnici avversari si mettono i tecnici dell’Avellino sempre nella tasca.
A te è capitato tante volte e mo’ attocca a Vavassori ed al Taranto.
Mister, seguimi, faccio una magia.
Noi siamo il Taranto, siamo quinti, affrontiamo l’Avellino secondo. Giochiamo in casa, giochiamo venti minuti di grande intensità, nei quali avremmo meritato il vantaggio ampiamente, poi non riusciamo a dare seguito all’intensità ed a culo, sì a culo, su un tiro sbagliato, passiamo in vantaggio ad inizio di ripresa.
Abbiamo quasi 40 minuti a disposizione per giocare col sangue agli occhi, dare il colpo di grazia all’avversario, colpo da cercare a tutti i costi, perché con la regola dei play off, l’1 a 0 è un risultato tutt’altro che rassicurante (vuoi per statistiche della storia dei play, vuoi per la forza dell’avversario tre le mura amiche). Ebbene, la nostra squadra, invece di cercare il raddoppio, si assetta e non fa più un tiro importa.
Ora, andiamo in sala stampa, Mister. Avrebbero riempito di sputazzate in faccia a te ed alla squadra.
Vieni, Mister, ora ti porto al Partenio, ci andiamo a giocare il ritorno.
Facciamo la nostra onesta partita, ma non un briciolo di più: difendiamo il vantaggio e poi proviamo a ripartire, ma avendo sempre cura di tenere 10 uomini dietro la linea della palla.
Subiamo goal su punizione, avendo da difenderci da uno specialista come Moretti, mettiamo una barriera da oggi le comiche (due uomini). Subiamo il goal, perdiamo la finale.
Scendiamo negli spogliatoi un’altra volta. Ci sei Nanu? Bene, arreparati da altre sputazzate in faccia, tu e il portiere.
Ti ricordi il processo alla barriera che non si era mossa ecc.ecc., fatto un po’ da tutti, sul goal di Bonfiglio?
Povero te, allenatore che in settimana non avevi illustrato al portiere come bisogna arrepararsi dalle punizioni di Moretti. Ma che allenatore è uno che non cura questi particolari?
Ed ora scambiamo le maglie e riprendiamoci la nostra. Siamo nuovamente l’Avellino ed il Taranto…è il Taranto. Processi per una gara di andata fatta in casa accontentandosi dell’1 a 0? Processi per quel goal? Processi perché se arrivi quinto non puoi fare, anche se fatto bene, il tuo dovere, ma devi fare molto, molto di più, se vuoi accedere alla finale?
Sì, figurati: ad Avellino stiamo assistendo alla beatificazione di Papagni (altro grande. Ti ricordi le seghe dei giornalai avellinesi all’altro profeta dei pisciaiuoli, dopo che la sua squadra aveva pigliato 4 polpette?) ed il Taranto è diventato il Real Madrid.
E se avessimo ottenuto la finale così come l’ha ottenuta il Foggia? “E che te lo dico a fare?”…diceva Donnie Brasco….”E che te lo dico a fare?”
Già, il Foggia. Andiamo a vedere questa terza puntata. Ti farò sapere.
Tuo affezionatissimo
LupoDentrooo
..e lo so, lo so, lo so troppo bene, che ti fa piacere. D’altronde, tu ne eri quasi più sicuro di me quando ad una tv foggiana, in settimana, hai dichiarato: “Conosco i calciatori dell’Avellino, domenica festeggeranno l’accesso alla finale, l’1 a 0 al Taranto non sarà utile e poi andranno in serie B. Se lo meritano i tifosi e se lo meritano i calciatori; so bene quanto sudore hanno buttato tutto l’anno Biancolino e gli altri”.
Sai, mi sarebbe piaciuto far giungere queste tue parole a tutti quelli che non avevano avuto modo di ascoltarle o anche solo leggerne la trascrizione. Mi sono trattenuto. Ho evitato per tante ragioni; l’ultima della quale è che qualcuno mi avrebbe detto: “c’ha fatt’ ‘a palla…tu e Galderisi!”.
Nanu, a proposito di sapere: tu lo sai che la vittoria ed il passaggio del turno ha intossicato un po’ di gente ed ha rovinato la ferie anticipate di qualcuno? Lo sai che c’è stato chi, alla vigilia della gara, aveva già stampato il cartello “Chiuso, ci siamo trasferiti a Napoli”, da appendere alla porta della propria puteca, al fischio finale?
Già, il fischio finale. Mister, un’altra battaglia: in campo e sugli spalti.
Della partita, di questioni tecniche, come ti ho già detto, non parlo; mi limito a dirti che è stata una partita difficile e sofferta. Ma non di quella sofferenza di cui blaterano alcuni, quasi a voler trasmettere le istantanee di una qualificazione avvenuta stile Foggia a Cava: un Avellino messo sotto, dominato in lungo e largo dal Taranto e poi, a pochi istanti dalla fine, un goal occasionale e passaggio del turno in tasca. La sofferenza, dei tifosi e della squadra, di cui parlo io, è quella di una partita nella quale il Taranto fa, né più né meno, quello che doveva fare e lo fa anche bene, mentre noi non riusciamo a fare quel qualcosa in più per sbloccare il risultato…ed il tempo passa. Passa e diventa un nemico in più.
Poi, sul finire, il goal di Moretti ed il Partenio ha tremato. Pure il cuore di tanta gente, credimi. No, il mio no; stavolta, non è il cuore ad avermi tenuto in allarme…ma la schiena, la coscia che tirava.:bua:
Sì, ‘a vecchiaia ‘o cazzo! Mister, ascolta: giovedì, dovendo scegliere per il sito un vecchio racconto da riproporre, ho tirato fuori quello della semifinale con la Reggiana, a Cremona. Anche lì, anche in quella occasione, la mia schiena mi ha torturato. Ma quale vecchiaia, Nanu, quale vecchiaia? La verità è che alla vigilia di gare come queste io ho la capa che non si ferma mai e la tensione sale…sale…sale…e poi la scarico sulla colonna vertebrale. Non mi serve il medico per certificare che è accussì!
E se poi ti dico che il passaggio del turno ce lo siamo sudato, beh, ti assicuro che non è una facile, banale, metafora: Mister, se al termine io avessi strizzato la maglietta, sarebbe dovuta accorrere la protezione civile.:azz:
Che ci posso fare se la “mia” partita è una guerra?
Guerra coi nervi, guerra con l’orologio, guerra con l’arbitro, guerra coi guardalinee, guerra con la panchina avversaria, guerra con le sigarette, guerra col sediolino, che deve sostenere ora il mio sedere ora i miei piedi …e guerra con chi mi sta attorno.
Mi dicono: cambia posto. Ed io il posto l’ho cambiato, ma ‘a musica è semp’ ‘a stessa. I fischi a Moretti, gli insulti ad Evacuo, a te consigliavano di farti la valigia, a Vavassori consigliano di non farsi a vino, arriva la notizia della grande rimonta della Cavese e li senti dire “questa è squadra, altro che sta banda i muorti. Ma che ce jamm’ a ffà in finale?”. (una lettera a parte a dovrei scrivere per raccontare di quelli che, nell’intervallo, commentavano la situazione Play off serie B…del Napoli…del Genoa:oops: )
Ed i suggerimenti al tecnico ed alla squadra, te li raccomando. No, sia chiaro, io manco scarzeo: sembro Lippi. Lo so, lo ammetto e lo farò sempre. Pensassero quel che vogliono, chi vuole, ma io non riesco ad immaginare una partita durante la quale un tifoso non pensi, non dica che toglierebbe a questo e metterebbe a quello o non suggerisca alla squadra di andare sulle fasce o fare girare palla o verticalizzare e tutto il campionario della valigia de “il piccolo allenatore”, che ognuno di noi si porta dietro, allo stadio.
Pero, cazzo, se urlano che si deve smettere di buttare palloni in direzione dell’area, che bisogna costruire la manovra palla a terra e quando poi la squadra fa esattamente questo, fa girare palla, in cerca di un varco per servire palla in profondità, per cercare il fondo o il passaggio filtrante in area, avendo davanti una squadra che sta chiusa dietro e sempre gli stessi alluccano: “si, vabbuò, perdiamo tempo…vooootta sta palla in areaaaaa”, allora io non resisto e li mando a fare in culo. Che poi io rischi di essere mandato all’ospedale, lo realizzo solo dopo.
Ospedale? Fuori ai cancelli, al termine, pareva il Policlinico: io mi tiravo la coscia, Poggio teneva la faccia più bianca della pubblicità del Dixan (mai visto così, mai visto!), Tina pareva ‘a Maronna ‘a pietà (povera Tina, stava tanto male che voleva venirsene in tribuna, temendo la pioggia).
Ma poi, quando Ivan mi prende e mi solleva buttandomi al cielo come si fa coi bambini, quando abbraccio Tina, la stringo forte e le canto, da Caruso, “te voglio bene assaje. Ma tanto tanto bene sai…”, quando parlo con Paolo che per questa gara è arrivato da solo dal polo nord… beh, Mister, libero il corpo e l’anima di tutti i patimenti e le tensioni e li consegno alla gioia. Gioia di tifosi.
Nanu, in mezzo a tutta quella gente (diecimila un corno: ad un certo punto c’era quasi più gente allo stadio, domenica, che alla finale col Napoli.) sai quanti Poggio, LupoDentrooo, Verdissima, Paolo… ci stanno? Tantissimi, non siamo mosche bianche.
Ed allora perché ci sta gente che si diverte a creare problemi a questa nostra squadra, prima, durante e dopo una partita tanto importante? Nanu, ti ricordi di quando dicevi che dovevamo essere uniti, remare dalla stessa parte, creare un blocco granitico per stuffellare gli avversari e chi ci vuole male?
Parole al vento, mister…parole al vento.
A proposito di parole al vento, apro e chiudo parente, come diceva Totò, ti faccio fare una risata.:P
Moretti, come dice lui, si è tolto qualche sassolino dalla scarpa, dopo il goal ed in sala stampa. Ovviamente ce l’aveva "anche" coi tifosi che lo avevano fischiato. Anche Mister, anche.
Ebbene, l’Ill.mo sig. Gentile, te lo ricordi, vero?, fa un articolo dove scompare ”anche” e compare “solo”.
Scrive l’Ill.mo sig. Gentile, un altro che se andrà come speriamo…dovrà correre in farmacia:
“Sassolini dalla scarpa e pseudo tifosi…..
…una vendetta contro chi aveva iniziato a fischiarlo e beccarlo, fino a chiederne a gran voce la sostituzione....
ha fatto segno ai supporter sugli spalti di stare in silenzio. Poi, ha mimato il risultato e ancora una volta ha “intimato” ai supporter di stare zitti.”
Vero. Peccato, però, che l’Ill.mo sig. Gentile ometta di riportare che Moretti, abbia indirizzato i sassolini anche, e soprattutto (“vecchio trombone della radio e della tv”, Gazzetta), a qualche suo collega. Perché non ha raccontato nel suo grandissimo articolo delle parole dette da Moretti, facendo nome e cognome, al suo cumpariello? ("sono quattro anni che sto qua e non ti ho mai sentito parlare bene di qualcuno”). Se ne sarò dimenticato…il Gentile, si sarà distratto o, forse, avrà finito lo spazio a sua disposizione. E perché non racconta di come Vavassori abbia pigliato per culo qualche suo collega in sala stampa? (“oggi andava bene il modulo?”)
Diceva quello: la sai l’ultima?
L’ultima ad Avellino, Nanu, sai qual è? E semp’ ‘a stessa! Gli avversari hanno sempre fatto meglio di noi, le squadre avversarie giocano tutte meglio di noi, i tecnici avversari si mettono i tecnici dell’Avellino sempre nella tasca.
A te è capitato tante volte e mo’ attocca a Vavassori ed al Taranto.
Mister, seguimi, faccio una magia.
Noi siamo il Taranto, siamo quinti, affrontiamo l’Avellino secondo. Giochiamo in casa, giochiamo venti minuti di grande intensità, nei quali avremmo meritato il vantaggio ampiamente, poi non riusciamo a dare seguito all’intensità ed a culo, sì a culo, su un tiro sbagliato, passiamo in vantaggio ad inizio di ripresa.
Abbiamo quasi 40 minuti a disposizione per giocare col sangue agli occhi, dare il colpo di grazia all’avversario, colpo da cercare a tutti i costi, perché con la regola dei play off, l’1 a 0 è un risultato tutt’altro che rassicurante (vuoi per statistiche della storia dei play, vuoi per la forza dell’avversario tre le mura amiche). Ebbene, la nostra squadra, invece di cercare il raddoppio, si assetta e non fa più un tiro importa.
Ora, andiamo in sala stampa, Mister. Avrebbero riempito di sputazzate in faccia a te ed alla squadra.
Vieni, Mister, ora ti porto al Partenio, ci andiamo a giocare il ritorno.
Facciamo la nostra onesta partita, ma non un briciolo di più: difendiamo il vantaggio e poi proviamo a ripartire, ma avendo sempre cura di tenere 10 uomini dietro la linea della palla.
Subiamo goal su punizione, avendo da difenderci da uno specialista come Moretti, mettiamo una barriera da oggi le comiche (due uomini). Subiamo il goal, perdiamo la finale.
Scendiamo negli spogliatoi un’altra volta. Ci sei Nanu? Bene, arreparati da altre sputazzate in faccia, tu e il portiere.
Ti ricordi il processo alla barriera che non si era mossa ecc.ecc., fatto un po’ da tutti, sul goal di Bonfiglio?
Povero te, allenatore che in settimana non avevi illustrato al portiere come bisogna arrepararsi dalle punizioni di Moretti. Ma che allenatore è uno che non cura questi particolari?
Ed ora scambiamo le maglie e riprendiamoci la nostra. Siamo nuovamente l’Avellino ed il Taranto…è il Taranto. Processi per una gara di andata fatta in casa accontentandosi dell’1 a 0? Processi per quel goal? Processi perché se arrivi quinto non puoi fare, anche se fatto bene, il tuo dovere, ma devi fare molto, molto di più, se vuoi accedere alla finale?
Sì, figurati: ad Avellino stiamo assistendo alla beatificazione di Papagni (altro grande. Ti ricordi le seghe dei giornalai avellinesi all’altro profeta dei pisciaiuoli, dopo che la sua squadra aveva pigliato 4 polpette?) ed il Taranto è diventato il Real Madrid.
E se avessimo ottenuto la finale così come l’ha ottenuta il Foggia? “E che te lo dico a fare?”…diceva Donnie Brasco….”E che te lo dico a fare?”
Già, il Foggia. Andiamo a vedere questa terza puntata. Ti farò sapere.
Tuo affezionatissimo
LupoDentrooo