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Visualizza versione completa : Io, Gian Piero e papà, ovvero un miracolo per 3 (di LupoDan)


LupoDentrooo
06-06-2007, 22.23.50
Pensavo io che il calcio, anzi il "pallone", fosse solo un mezzo attraverso il quale raggiungere il divertimento. Un pretesto per imitare su un campetto polveroso tra i cantieri di via Piave e i mucchi di cappotti a fare le porte, le gesta di quegli eroi irraggiungibili che si vedevano sui deformanti e bombatissimi schermi in bianco e nero dei televisori a valvole.

Già, proprio quelli che quando li spegnevi rimaneva il puntino bianco fino all'indomani.
Ero persuaso che quei caroselli alla domenica mattina di clacson, bandiere, tamburi, trombe (quelle vere) e cori, fossero parte integrante e diffusa in tutti i luoghi ove si sarebbe giocata di lì a poche ore una partita di calcio. Non era così.
Già abbastanza grande per decidere che Zoff era il mio idolo e che Albertosi non lo potevo soffrire perchè in competizione con il mio mito e quindi con me, che ero in competizione con chi amava il vecchio Ricky, decisi di decidere chi, anzi quale doveva essere la mia squadra del cuore.

Mentre pensavo a tutto questo mi resi conto che tutto intorno a me era rapidamente cambiato in un rumore assordante, che i miei semi di zucca facevano un ottimo effetto-coriandoli, che chi era affianco a me ora era sopra di me, che mio padre non mi teneva più per mano e che mio fratello mi scuoteva per la collottola urlando come un invasato cui avessero appena fatto un bidet con l'acqua santa.

Quando riuscii a divincolarmi mi resi conto che in fondo la mia scelta l'avevo già fatta e che un calciatore chiamato Gritti aveva appena spinto in fondo alla rete un pallone importantissimo.
Per qualche anno pensai di aver capito cos'era quel magico mondo del calcio, soprattutto quando in una luminosa e calda domenica di giugno si sentì per radio: "...Rete! Rete! Rete...Mario Piiiga" con una voce incrinata sul finale in un grottesco falsetto.
Era il caro vecchio Nicola Cecere oggi veterano della Gazzetta dello Sport.
Stavo proprio ricordandomi tutto questo in uno strano stato di torpore e di gelo dovuto non a fattori climatici, ma ad un senso di disastro imminente, quando avvenne.
Già, fu proprio in quel preciso momento che avvenne.

Gian Piero era lì da tre anni.
Non che si trovasse male, anzi, era stato accettato bene, aveva da subito simpatizzato con tutti e stretto una salda amicizia con altri.
Certo, gli pesava un pò di non riuscire a dare alla sua famiglia tutto il tempo che avrebbe voluto. Si dispiaceva di non poter quasi mai passare una domenica con chi amava, ma c'era dell'altro.
Il lavoro non andava benissimo, anzi c'erano grossi problemi da risolvere, ma da un punto di vista strettamente personale non era così. Lui godeva di grande stima anche al di fuori del suo ambiente e non avrebbe faticato più di tanto a trovare una sistemazione con la concorrenza.
Ma questo non era il suo modo di ragionare, perché Gian Piero avrebbe voluto salvare capre e cavoli prima di andare altrove a cercare fortuna e gratificazioni. Eppoi c'era qualcosa che proprio non gli andava giù, che era in parte un cruccio, ma tal volta si era rivelata un'ancora di salvezza.

"Non si nota perché il suo è un lavoro oscuro", dicevano.

"Non è da lui che ci si aspetta le magie, lui fa un lavoro oscuro".
Un lavoro "oscuro". Ma che cazzo significa un "lavoro oscuro"?, pensava.
Così, quando tutto sembrava perduto e ci si sarebbe accapigliati pur di fare prima degli altri a lasciare la nave che affonda in un oceano di merda, lui si trovò al posto giusto, al momento giusto e la volle fortissimamente quell'occasione di salvare la baracca e dimostrare a tutti quanto poco oscuro fosse il suo operato.
Era difficile, molto difficile, ma cosa aveva ancora da perdere? Si catapultò senza pensare su quel briciolo di speranza con tutta la forza e la rabbia di cui ancora disponeva al termine di un'asprissima lotta.

Generoso era un uomo di cinquant'anni.
Dopo una infanzia troppo breve, passata come ogni suo coetaneo a contare gli aerei alleati, non si sapeva bene di chi che sfrecciavano sule loro teste, si caricò all'età di 14 anni il peso della sua famiglia sulle spalle. Ovvero mamma Grazia e ben sei sorelle ed un fratello.
Altri otto arano rimasti vittime dell'altissima mortalità infantile, ma più probabilmente della Divina Providenza. Suo padre, uno dei decorati "Ragazzi del '99", era lontano a provvedere alle necessità finanziarie della famiglia, lasciando a lui gli oneri dell'uomo di casa.
Riuscì a portare avanti la sua missione e anche quando mise su famiglia, lavorando di giorno e studiando di notte per migliorare la sua posizione, non trovò mai tempo per il divertimento.
Promise così a se stesso che tutto ciò che gli fu negato in tenera età lo avrebbe garantito ai suoi figli. Di una sola cosa non si privò mai: la passione per il calcio e la sua squadra del cuore.
La trasmise ai suoi figli, che crescevano di pari passo con le gesta dei suoi beniamini. Gli sembrò tutto un sogno, la fortuna sul lavoro, una famiglia felice, una squadra che raggiunti livelli di prestigio impensabili solo un lustro prima, stava aiutando una provincia ferita a morte dal terremoto e dissanguata dall'emigrazione a riprendere a vivere ed a riscattarsi.

Quando tutto questo sembrava dover finire egli ebbe di fronte a sè chiara l'immagine della catastrofe, perchè non si trattava di solo calcio, ma di qualcosa di ben più profondo, di sociale, di civile, di aggregante, persino economico.
Tutto stava per essere risucchiato dal piano inclinato degli eventi sportivi.
Rivide in un flash-back tutto quello che, insieme alla famiglia, gli aveva dato soddisfazioni ed energia per andare avanti.
Pianse.

Quando vidi mio padre con le lacrime agli occhi presi coscienza di quel che mi accadeva intorno, mi resi conto che, giunti ad un livello di disperazione senza ritorno, erano in molti ad avere gli occhi lucidi, altri piangevano senza ritegno, altri imprecavano, altri ancora erano semplicemente impietriti, incapaci di reagire: sgomenti.
E c'era anche chi se ne stava andando.
Non ci potevo credere, mio padre che piangeva!
Era riuscito a non farsi vedere mai, neanche quando un anno prima era scomparso il nonno. Mi girai di scatto per non imbarazzarlo e ancora oggi ringrazio il cielo di averlo fatto.

Ci fu una palla lunga, un lancio, forse addirittura un rinvio del portiere. Un colpo di testa al limite dell'area di un difensore. La palla scese. Tutto molto lentamente, perchè quando si è scossi, ed io lo ero per aver visto qualcosa che non pensavo fosse possibile, il senso del tempo si altera, si estende. O almeno questa è la nostra percezione, ma in realtà è la nostra mente che gira molto più velocemente del normale.
La muraglia umana del Partenio era muta in un modo così irreale da sembrare finta.
Si sentivano persino le voci dei giocatori, o almeno io le sentivo, perchè ero riuscito a trovare posto solo nell'anello inferiore dello stadio.

Ci fu un rumore sordo, vuoto, come di un tamburo.
Vidi solo lo scarpino ed il calzettone verde che lo avevano generato. Volsi lo sguardo verso il portiere trovandolo immobile e nella sua fissità c'era tutta l'incertezza ed il timore del momento.
Quando di quella piccola chiazza verde vidi un po' di più, mi resi subito conto che era Gian Piero; sembrava guardarmi, ma capii subito che guardava la palla che in quel momento era in asse, tra me e lui. La misi a fuoco e, da quel momento, tutto ricominciò a scorrere a velocità normale, perchè avevo già realizzato che cosa stava per avvenire, stavo già gridando.

Ed infatti essa piombò inesorabile all'incrocio dei pali ed in quel silenzio innaturale e ovattato, mi sembrò persino di udire il fruscio della rete ed il rumore di un rimbalzo al suolo e poi un altro e, finalmente, quell'incantesimo andò in frantumi sotto il peso acustico di una polveriera che saltava per aria, la polveriera del Partenio.
Non si capì più nulla nei successivi quindici minuti di pura follia, la sublimazione della felicità era quasi un dolore fisico, un orgasmo soffertissimo ma di una intensità straordinaria.

Questo provarono gli uomini e le donne che affollarono quel giorno quella montagna di cemento che custodisce tutti i ricordi più belli degli appassionati del caro vecchio lupo.
Non c'era niente di male in questo, niente di sporco, solo un tenero, unico, immenso Amore.

Spero di non avervi annoiato, ma queste erano le mie sensazioni, le cronache e i particolari forse è meglio lasciarli agli almanacchi.

LupoDentrooo
06-06-2007, 22.31.38
non saprei cos'altro aggiungere a quanto scritto in home page, nel presentare il racconto di LupoDan.

Allora, lo ripropongo

In questi anni ne ho letti di racconti, di alcuni potrei citarne a memoria l'inizio, tante le volte che li ho consumati. Proprio come mi accade con alcuni film che, appena si presenta l'occasione, rivedo sempre con il piacere della prima volta. In ognuno ho trovato sempre motivo per emozionarmi, da ognuno ho sempre tratto conferma della grandezza della passione che ci lega a questi colori biancoverdi e, spesso, spunto per profonde riflessioni umane, prima ancora che calcistiche. Non smetterò mai di ringraziare per quanto mi (ci) hanno regalato quelli che li hanno scritti. Tutti. Ma non me ne voglia nessuno se dico che il racconto che ripropongo questa volta, scritto da LupoDan, ha qualcosa di eccezionale: la capacità di incatenarmi ad ogni sua parola. Se avete fretta, aspettate di avere tempo e poi, solo allora, lasciatevi andare alla lettura di ciò che Daniele, un giorno, ha inteso consegnare a noi. Non ve ne pentirete
LupoDentrooo


Grazie Dan...è stupendo!!!!!!:clap:

ANGELO
06-06-2007, 22.59.37
Davvero è stupendo !!! E' l'inizio perfetto di un buon libro !!

Lupo x sempre
07-06-2007, 00.43.03
io l'ho sempre detto che questo è il racconto più bello mai letto....
mi fa venire la pelle d'oca ogni volta..
Grandissimo Daniele!;-) :clap:

LupoDan
07-06-2007, 11.30.07
Uagliù, mi commuovete:bua:
Consentitemi però, e non me ne vogliate, di dire che i complimenti ricevuti dal Principe indiscusso del Papiello,
sono particolarmente graditi:oops:

Aldair
07-06-2007, 12.13.22
Ti giungano graditi anche i complimenti di chi coi papielli c'ha poco a che fare. :clap2:

Un racconto che ti "prende" sin dalle prime battute e ti porta indietro col tempo a rivivere attimi, sensazioni ed emozioni.

LupettoFurbetto
07-06-2007, 21.36.02
Quando lessi per la prima volta questo racconto, tanto tempo fa, lo feci come mio solito in maniera superficiale e zompettando di capoverso in capoverso. Già allora ero attanagliato dal complesso dell'internauta medio(cre): mordi e fuggi.

Mi misi a letto, letturina per conciliare il sonno di chissà quale romanzo dimenticato, allungo il braccio e spengo la luce: voilà, pronto alla nanna.
Mi giro una volta, due e la testa sembrava non voler prendere atto del fatto che gli occhi erano chiusi e che tutto era buio.

E poi...
e poi ho iniziato a focalizzare un pallone sospeso a mezz'aria che scendeva piano come in una scena ultra-rallentata. I giocatori di entrambe le squadre lo fissavano con il naso all'insu', il pubblico ammutolito che faceva altrettanto con il fiato d'improvviso sospeso.

Vabbè tanto ora dormo - pensai - posso pure mettermi a fare il regista di sogni.

E così feci. Quella palla sospesa nel cielo iniziai a guardarla da mille angolazioni. Il portiere, l'arbitro che già pensa a chiudere la partita, il difensore che ancora teneva stretto nel pugno un lembo della casacca dell'attaccante avversario.
E poi un bambino con lo sguardo incredulo e ancora un vecchio con una sciarpa verde in tinta unita e tutta sdrucita che serrava il pugno fatto di dita scheletriche.

E poi Gian Piero ...che grande personaggio quel Signor Tagliaferri. E non lo si dice adesso perchè ci ha lasciati, no no no no.
Gian Piero ha saputo lasciare un bel ricordo, non è facile lasciare un delicato ricordo del proprio passaggio facendo semplicemente il proprio dovere con passione, con dedizione.
In un'era, poi, in cui pur di lasciare il segno la gente ha scoperto il mestiere opposto, ovvero accatastare figuracce che tanto vanno bene comunque per far parlare di sè, è ancora piu' esaltato il ricordo di questo Uomo.

Vabbè, perdonate la lungaggine, mi devo fermare, ma questo racconto di LupoDan, uno dei pochi che è entrato a far parte della piccola raccolta che custodisco (gli ho chiesto il permesso eh :P), mi ha ferito anche solo rivolgendogli uno sguardo distratto. Mi ha estasiato poi e infine mi ha esaltato quando l'ho assaporato piano piano, come faresti con una bella bottiglia di Taurasi, sorso dopo sorso, lasciando che il tempo torni magicamente indietro ad una palla nel cielo, a quella palla sospesa nel cielo dell'Irpinia.

Anche da parte mia, Daniè, grazie! :clap::clap:

Professore
08-06-2007, 13.21.53
ho potuto gustarmelo ora questo racconto con il pensiero un po' più lontano da altri eventi e concentrami su quella pura iperbole di nostalgia e rara sensazione d'amor,e qualcuno dice che non avremmo avuto leopardi senza silvia ne dante senza beatrice, noi abbiamo il lupo e lupodan e mimmo rossi e lupodentro e mille e mille altri poeti ed amanti
perchè come si può non amare, non piangere, non essere tristi o esultanti per quella casacca...
e quando ci sembrerà vuota e lasciata lì nella polvere allora sempre un nuovo sussulto la ripulirà dal tempo e la farà splendere nell'olimo

oggi mi ha scritto un ragazzo inglese, Pete, 24 anni di Derby, un tifoso di calcio che nulla ha a che spartire con la nostra terra ma da tifoso di calcio ha voluto dirmi "Forza Lupi" perchè anche se da così lontano ha potuto leggere e vedere che cos'è l'amore per l'Avellino

wilde wolf
08-06-2007, 17.52.31
Sei grande lupodan

ASSITI
08-06-2007, 19.07.54
bELLISSIMO RACCONTO! EMOZIONI FORTI E INDIMENTICABILI! BELLA LUPODAN!

Nanà
09-06-2007, 19.21.48
GRANDE LUPODAN!!!!!:clap: :clap: :clap:

LupoDentrooo
16-07-2009, 22.46.28
rileggetelo, vi prego:preghiera: