LupoDentrooo
26-07-2007, 13.34.24
Se Antonio Sibilia ha legato il suo nome alle grandi imprese dell'Avellino calcio, quello di Arcangelo Iapicca rimarrà nella storia per la trionfale promozione in serie A.
Erano gli anni in cui Antonio Sibilia aveva deciso di abbandonare l'Avellino, dopo essere stato al timone della società per alcuni campionati, portandolo dalla serie C alla cadetteria. Sibilia conservò le quote nel pacchetto azionario della società, ma per un capriccio decise di abbandonare tutto e creare una nuova società di calcio, l'Irpinia.
Iapicca, impreditore edile di Mirabella Eclano, trovatosi da solo a guidare le sorti della società decise di coinvolgere un gruppo di amici e di impreditori nella grande avventura. E così in quegli anni Arcangelo Iapicca mise in piedi un gruppo di persone che aveva come comune denominatore la passione per il calcio. Ricordiamo Lello Cesarini, Andrea Stazi, Pippo Zagari, Titino Leo, Angelo Di Pietro, Rocco Minichiello, ma soprattutto il fratello Peppino che dietro le quinte fungeva da abile regista negli affari di famiglia. Per quanto concerne il discorso puramente tecnico Iapicca si affidò a Franco Landri (successivamente l'avrebbe fatto anche Antonio Sibilia).
E Landri al commeda mirabellano per quella stagione calcistica consigliò un giovane allenatore romano, responsabile della primavera della Lazio, Paolo Carosi. Iapicca e Carosi un binomio vincente, per una stagione esaltante, culminata con il grande trionfo della promozione in serie A.
Un anno magico, da ricordare, con i due gemellini Piga, con Adriano Lombardi, con Di Somma, Cattaneo, Reali, Piotti e Chiarenza in attacco a far coppia con Ferrara. Iapicca nel breve periodo al comando dell'Avellino calcio fu un vero e proprio precursore di ciò che oggi è una società calcistica: un'azienda condotta in modo manageriale. Uomini giusti al posto giusto, ognuno con un compito specifico da assolvere.
Peccato che l'avventura durò solo una stagione. Iapicca, infatti, passò la mano diventando però presidente onorario dell'Avellino. Tutto tornò ai vecchi metodi e ai vecchi sistemi.
Erano gli anni in cui Antonio Sibilia aveva deciso di abbandonare l'Avellino, dopo essere stato al timone della società per alcuni campionati, portandolo dalla serie C alla cadetteria. Sibilia conservò le quote nel pacchetto azionario della società, ma per un capriccio decise di abbandonare tutto e creare una nuova società di calcio, l'Irpinia.
Iapicca, impreditore edile di Mirabella Eclano, trovatosi da solo a guidare le sorti della società decise di coinvolgere un gruppo di amici e di impreditori nella grande avventura. E così in quegli anni Arcangelo Iapicca mise in piedi un gruppo di persone che aveva come comune denominatore la passione per il calcio. Ricordiamo Lello Cesarini, Andrea Stazi, Pippo Zagari, Titino Leo, Angelo Di Pietro, Rocco Minichiello, ma soprattutto il fratello Peppino che dietro le quinte fungeva da abile regista negli affari di famiglia. Per quanto concerne il discorso puramente tecnico Iapicca si affidò a Franco Landri (successivamente l'avrebbe fatto anche Antonio Sibilia).
E Landri al commeda mirabellano per quella stagione calcistica consigliò un giovane allenatore romano, responsabile della primavera della Lazio, Paolo Carosi. Iapicca e Carosi un binomio vincente, per una stagione esaltante, culminata con il grande trionfo della promozione in serie A.
Un anno magico, da ricordare, con i due gemellini Piga, con Adriano Lombardi, con Di Somma, Cattaneo, Reali, Piotti e Chiarenza in attacco a far coppia con Ferrara. Iapicca nel breve periodo al comando dell'Avellino calcio fu un vero e proprio precursore di ciò che oggi è una società calcistica: un'azienda condotta in modo manageriale. Uomini giusti al posto giusto, ognuno con un compito specifico da assolvere.
Peccato che l'avventura durò solo una stagione. Iapicca, infatti, passò la mano diventando però presidente onorario dell'Avellino. Tutto tornò ai vecchi metodi e ai vecchi sistemi.