Fenrir
28-03-2007, 16.50.00
Il soprannome glielo appioppò Nils Liedholm, ora l'ex attaccante rossonero è in pensione e cura la terra a Solbiate Arno: "Allenavo i ragazzi, ma i genitori erano troppo invadenti"
Ugo Tosetto, nato a Cittadella (Pd) il 1° agosto 1953
MILANO, 26 marzo 2007 - Riccioli e baffi, carattere esuberante. A metà degli anni Settanta lo chiamavano Stricker perché assomigliava a Erwin Stricker, lo sciatore folle della Valanga Azzurra. Poi arrivò Nils Liedholm. "Ragassi, Tosetto è il Keegan della Brianza", stabilì il santone svedese allenatore del Milan. Kevin King Keegan, l’inglese ala destra del Liverpool plurititolato e dell’Amburgo. Un fenomeno di attaccante: rapido, talentuoso, cattivo. Ugo Tosetto, più modestamente, veniva da Cittadella, provincia di Padova, dov’era cresciuto in una sana famiglia agreste, e giocava in Brianza nel Monza. In più non era tornante, ma mezzapunta, equivoco di fondo che ne guastò la carriera. Liedholm, del resto, si divertiva a spararle grosse, definì Mandressi il nuovo Rensenbrink e accostò Gaudino a Nordahl. Ne avesse imbroccata una, ma Nils esagerava di proposito per tenere su il deperito Milan dell’epoca.
LUI E BURIANI - Tosetto diventò rossonero nell’estate del ’77. Il Milan lo pescò in B, nel Monza, che in avanti schierava un "certo" Ariedo Braida e che tra i dirigenti annoverava un "tale" Adriano Galliani, rampante industrialotto brianzolo, ramo citofoni e antenne. Evidenti segni di un destino incombente e affare da un miliardo e 600 milioni di lire. Il prezzo includeva un centrocampista maratoneta, coi capelli biondo platino, Ruben Buriani. Migliaia di milanisti si illusero. "Con Buriani e con Tosetto vinceremo lo scudetto", scandivano i più ingenui. Del nuovo fenomenale duo si occupò un giovane cronista sportivo del Corriere d’Informazione, Ferruccio de Bortoli, futuro direttore del Corriere della Sera e del Sole 24 Ore. "Ugo Tosetto e Ruben Buriani — prevedeva de Bortoli, forse ammaliato da Liedholm, sull’edizione del 18 luglio ’77 — scriveranno la sceneggiatura del prossimo campionato rossonero".
UN SOLO GOL - Tosetto girò il suo pezzo di film, peccato che fosse un horror. Ventidue presenze in serie A nel Milan senza segnare lo straccio di un gol. L’unica misera rete Tosetto la firmò a fine settembre, nel ritorno dei sedicesimi di coppa delle Coppe, a San Siro contro il Betis Siviglia, raro momento di gioia per di più avvelenato dall’amarezza per l’eliminazione. Col senno di poi il Tosetto di oggi la spiega così: "Al Monza giocavo come pareva a me, dietro gli attaccanti, mi inserivo, suggerivo, tiravo. Al Milan quel ruolo lo ricopriva Rivera e mi dirottarono in fascia... Ma quale Keegan, io ero un dieci".
VIVA LA CAMPAGNA - Via dal Milan, nel 1978-’79 altro anno di serie A, all’Avellino. Venti partite e di nuovo zero gol. Inevitabile lo scivolamento, serie B e C. Il ritorno a Monza, poi Vicenza, Modena, Benevento e Rimini. Giù giù fino ai dilettanti. Borgo Ticino, Oleggio e Mirago le tappe finali di una carriera chiusa a 43 anni tra gli amatori, per via di un ginocchio frantumato da un portiere spericolato. "Ora prendo la pensione — racconta — e vivo a Solbiate Arno, in provincia di Varese, sulla strada per Milanello. Ho una casa con un po’ di terra e mi diverto a fare il contadino. Allevo anatre e galline, curo un frutteto: kiwi, ciliegie, pere e mele. Poi faccio legna nei boschi del suocero e mia moglie gestisce una cartoleria-bigiotteria a Tradate. Abbiamo tre figli e siamo già nonni di Niccolò. Allenavo i ragazzi della Solbiatese, ma mi sono rotto le scatole dei genitori invadenti, che tormentano gli allenatori perché non fanno giocare i loro fanciulli scarsi coi piedi. Viva la campagna, che rende liberi".
Gazzetta dello Sport online
Ugo Tosetto, nato a Cittadella (Pd) il 1° agosto 1953
MILANO, 26 marzo 2007 - Riccioli e baffi, carattere esuberante. A metà degli anni Settanta lo chiamavano Stricker perché assomigliava a Erwin Stricker, lo sciatore folle della Valanga Azzurra. Poi arrivò Nils Liedholm. "Ragassi, Tosetto è il Keegan della Brianza", stabilì il santone svedese allenatore del Milan. Kevin King Keegan, l’inglese ala destra del Liverpool plurititolato e dell’Amburgo. Un fenomeno di attaccante: rapido, talentuoso, cattivo. Ugo Tosetto, più modestamente, veniva da Cittadella, provincia di Padova, dov’era cresciuto in una sana famiglia agreste, e giocava in Brianza nel Monza. In più non era tornante, ma mezzapunta, equivoco di fondo che ne guastò la carriera. Liedholm, del resto, si divertiva a spararle grosse, definì Mandressi il nuovo Rensenbrink e accostò Gaudino a Nordahl. Ne avesse imbroccata una, ma Nils esagerava di proposito per tenere su il deperito Milan dell’epoca.
LUI E BURIANI - Tosetto diventò rossonero nell’estate del ’77. Il Milan lo pescò in B, nel Monza, che in avanti schierava un "certo" Ariedo Braida e che tra i dirigenti annoverava un "tale" Adriano Galliani, rampante industrialotto brianzolo, ramo citofoni e antenne. Evidenti segni di un destino incombente e affare da un miliardo e 600 milioni di lire. Il prezzo includeva un centrocampista maratoneta, coi capelli biondo platino, Ruben Buriani. Migliaia di milanisti si illusero. "Con Buriani e con Tosetto vinceremo lo scudetto", scandivano i più ingenui. Del nuovo fenomenale duo si occupò un giovane cronista sportivo del Corriere d’Informazione, Ferruccio de Bortoli, futuro direttore del Corriere della Sera e del Sole 24 Ore. "Ugo Tosetto e Ruben Buriani — prevedeva de Bortoli, forse ammaliato da Liedholm, sull’edizione del 18 luglio ’77 — scriveranno la sceneggiatura del prossimo campionato rossonero".
UN SOLO GOL - Tosetto girò il suo pezzo di film, peccato che fosse un horror. Ventidue presenze in serie A nel Milan senza segnare lo straccio di un gol. L’unica misera rete Tosetto la firmò a fine settembre, nel ritorno dei sedicesimi di coppa delle Coppe, a San Siro contro il Betis Siviglia, raro momento di gioia per di più avvelenato dall’amarezza per l’eliminazione. Col senno di poi il Tosetto di oggi la spiega così: "Al Monza giocavo come pareva a me, dietro gli attaccanti, mi inserivo, suggerivo, tiravo. Al Milan quel ruolo lo ricopriva Rivera e mi dirottarono in fascia... Ma quale Keegan, io ero un dieci".
VIVA LA CAMPAGNA - Via dal Milan, nel 1978-’79 altro anno di serie A, all’Avellino. Venti partite e di nuovo zero gol. Inevitabile lo scivolamento, serie B e C. Il ritorno a Monza, poi Vicenza, Modena, Benevento e Rimini. Giù giù fino ai dilettanti. Borgo Ticino, Oleggio e Mirago le tappe finali di una carriera chiusa a 43 anni tra gli amatori, per via di un ginocchio frantumato da un portiere spericolato. "Ora prendo la pensione — racconta — e vivo a Solbiate Arno, in provincia di Varese, sulla strada per Milanello. Ho una casa con un po’ di terra e mi diverto a fare il contadino. Allevo anatre e galline, curo un frutteto: kiwi, ciliegie, pere e mele. Poi faccio legna nei boschi del suocero e mia moglie gestisce una cartoleria-bigiotteria a Tradate. Abbiamo tre figli e siamo già nonni di Niccolò. Allenavo i ragazzi della Solbiatese, ma mi sono rotto le scatole dei genitori invadenti, che tormentano gli allenatori perché non fanno giocare i loro fanciulli scarsi coi piedi. Viva la campagna, che rende liberi".
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