Fenrir
28-03-2007, 17.02.58
Sempre dalla Gazzetta dello Sport
Paragonato a Rivera, chiuso da Platini, di cui divenne il vice nella Juventus. Il talento non gli mancava, ma il francese era intoccabile. Tanta panchina, ma il gol nella finale di coppa Coppe
MILANO, 30 gennaio 2007 - Il numero 10 perseguitato dai paragoni. All’inizio lo accostavano a Gianni Rivera. "Forse c’entravano il fisico minuto e la pettinatura — celia l’interessato —, il fatto che anch’io portassi i capelli a spazzola". Il numero dieci più sfortunato del mondo: "Arrivai alla Juve e mi trovai davanti Michel Platini. Fate un po’ voi". Qui si parla di Beniamino Vignola e della forte concorrenza che c’era nel suo ruolo. Platini. Zico. Maradona. Matthäus. I dorati anni Ottanta. Se Vignola giocasse oggi? "Non saprei, le mezze ali si sono estinte. Verrei retrocesso di trenta metri, penso. Regista davanti alla difesa come Pirlo".
LO SGARRO Vignola divenne qualcuno nell’Avellino. Il proprietario del club era Antonio Sibilia, imprenditore edile e tipico padre-padrone. Un giorno dell’autunno ’82 Vignola e Sibilia fecero quasi a botte. Il padrone aveva convocato il "dipendente" perché insoddisfatto dell’andamento del campionato. "Coniglio, perché non ti impegni?", chiese il principale con arroganza. Il ragazzo col taglio alla Golden Boy non chinò il capo: "Se non le vado più bene, mi dia i soldi che avanzo e mi ceda al miglior offerente". Ci voleva coraggio per rivolgersi così al mammasantissima d’Irpinia. Sibilia alzò le mani, cercò di colpire il "sottoposto", che però evitò lo schiaffone. L’estate successiva Vignola passò alla Juve.
IL GOL A quel tempo la gente del pallone si chiedeva se un giorno il giovane Diego Maradona avrebbe insidiato il regno di Michel Platini. Che era il numero uno del calcio mondiale, prossimo a vincere tre Palloni d’oro di fila (1983, 1984 e 1985). Vignola, con dignità, prese posto dietro Le Roi, consapevole degli spazi ristretti. "Temevo di marcire in panchina, ma riuscii lo stesso a graffiare. Segnai il primo gol nella finale di coppa Coppe ’84, a Basilea contro il Porto (vittoria Juve per 2-1, ndr). Contribuii allo scudetto dello stesso anno e poi alla coppa Campioni ’85. Ora mi godo il ricordo di essere stato il vice-Platini e di averci più volte giocato assieme. Non è poco".
LA SCELTA Smesse le scarpette, Vignola provò a passare dietro la scrivania. Direttore sportivo al Mantova, nel 1993-94. Non andò bene. "E così mi sono messo a lavorare sul serio, nel settore dei ricambi per auto, in particolare nel ramo parabrezza, lunotti e finestrini. Mio cognato ed io mandiamo avanti le due ditte avviate da mio suocero, la Vetrauto Commerciale e la Vetrocar Installazioni. Abbiamo una ventina di dipendenti a Verona e una quindicina altrove. Mia moglie è farmacista, le due figlie sono grandi. Sono felice". E il calcio? "Fuori dal campo è tutta un’altra cosa, non fa per me". Platini è diventato presidente dell’Uefa, ma a Vignola non interessa più un posto da vicerè.
Paragonato a Rivera, chiuso da Platini, di cui divenne il vice nella Juventus. Il talento non gli mancava, ma il francese era intoccabile. Tanta panchina, ma il gol nella finale di coppa Coppe
MILANO, 30 gennaio 2007 - Il numero 10 perseguitato dai paragoni. All’inizio lo accostavano a Gianni Rivera. "Forse c’entravano il fisico minuto e la pettinatura — celia l’interessato —, il fatto che anch’io portassi i capelli a spazzola". Il numero dieci più sfortunato del mondo: "Arrivai alla Juve e mi trovai davanti Michel Platini. Fate un po’ voi". Qui si parla di Beniamino Vignola e della forte concorrenza che c’era nel suo ruolo. Platini. Zico. Maradona. Matthäus. I dorati anni Ottanta. Se Vignola giocasse oggi? "Non saprei, le mezze ali si sono estinte. Verrei retrocesso di trenta metri, penso. Regista davanti alla difesa come Pirlo".
LO SGARRO Vignola divenne qualcuno nell’Avellino. Il proprietario del club era Antonio Sibilia, imprenditore edile e tipico padre-padrone. Un giorno dell’autunno ’82 Vignola e Sibilia fecero quasi a botte. Il padrone aveva convocato il "dipendente" perché insoddisfatto dell’andamento del campionato. "Coniglio, perché non ti impegni?", chiese il principale con arroganza. Il ragazzo col taglio alla Golden Boy non chinò il capo: "Se non le vado più bene, mi dia i soldi che avanzo e mi ceda al miglior offerente". Ci voleva coraggio per rivolgersi così al mammasantissima d’Irpinia. Sibilia alzò le mani, cercò di colpire il "sottoposto", che però evitò lo schiaffone. L’estate successiva Vignola passò alla Juve.
IL GOL A quel tempo la gente del pallone si chiedeva se un giorno il giovane Diego Maradona avrebbe insidiato il regno di Michel Platini. Che era il numero uno del calcio mondiale, prossimo a vincere tre Palloni d’oro di fila (1983, 1984 e 1985). Vignola, con dignità, prese posto dietro Le Roi, consapevole degli spazi ristretti. "Temevo di marcire in panchina, ma riuscii lo stesso a graffiare. Segnai il primo gol nella finale di coppa Coppe ’84, a Basilea contro il Porto (vittoria Juve per 2-1, ndr). Contribuii allo scudetto dello stesso anno e poi alla coppa Campioni ’85. Ora mi godo il ricordo di essere stato il vice-Platini e di averci più volte giocato assieme. Non è poco".
LA SCELTA Smesse le scarpette, Vignola provò a passare dietro la scrivania. Direttore sportivo al Mantova, nel 1993-94. Non andò bene. "E così mi sono messo a lavorare sul serio, nel settore dei ricambi per auto, in particolare nel ramo parabrezza, lunotti e finestrini. Mio cognato ed io mandiamo avanti le due ditte avviate da mio suocero, la Vetrauto Commerciale e la Vetrocar Installazioni. Abbiamo una ventina di dipendenti a Verona e una quindicina altrove. Mia moglie è farmacista, le due figlie sono grandi. Sono felice". E il calcio? "Fuori dal campo è tutta un’altra cosa, non fa per me". Platini è diventato presidente dell’Uefa, ma a Vignola non interessa più un posto da vicerè.