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Visualizza versione completa : Una trasferta un po' così...


LupoDentrooo
30-03-2007, 20.03.24
Il terremoto, del quale non ho mai voluto parlare molto, ci aveva sorpresi felici, per la vittoria con l'Ascoli; poi, ci consegnò una tragedia. Le cose della vita, nei giorni a seguire, ebbero per tutti un'altra storia. Per le cose dell'Avellino, ci fece aggrappare ancor di più ad una grande squadra, che già aveva dovuto far fronte all'handicap dei cinque punti di penalizzazione per le vicende legate al calcioscommesse. Dopo quel drammatico evento, il Partenio raccolse solo il dolore della gente di Avellino e la squadra fu costretta a giocare in trasferta anche le gare che avrebbe dovuto disputare tra le mura amiche. Tra queste, quella col Catanzaro si disputò a Napoli.



Le trasferte le conosco poco.
So che ce ne sono di diversi tipi: quelle pericolose, dove si respira l'odio della tifoseria avversaria, quelle massacranti, per le ore ed ore di viaggio, quelle dove si è accolti con simpatia...

Io vi potrei parlare di trasferte che non sono tali, come quella recente di Crotone, dove tutto era casa nostra: le strade, coperte da un lungo lenzuolo biancoverde, erano nostre, i paesi, che attraversavamo, erano nostri, lo Scida era nostro. Al fischio finale, il mondo divenne nostro.
Invece, preferisco parlarvi di una trasferta un po’ così...
Una trasferta che non era tale, almeno sulla carta. Quella partita, contro il Catanzaro, infatti si sarebbe dovuta giocare al Partenio, ma il nostro stadio, quella domenica, rimase chiuso alle emozioni del calcio per aprirsi al dolore ed alla sofferenza.

Qualche settimana prima aveva tremato per lunghi interminabili attimi e, purtroppo, a scuoterne le fondamenta non eravamo stati noi tifosi, come spesso accadeva in quegli anni: il terremoto, quello vero, ci aveva sorpresi la domenica della partita con l’Ascoli, il 23 novembre. Di quella partita segnata dalla storia ricordo il risultato, vincemmo 4 a 2 e, soprattutto, rimasta scolpita nel cuore, la danza di Juary, dopo la sua rete. In seguito, anche in ricordo di quei giorni, l'avrei chiamata "la danza alla vita".

Che anno...quell’anno, cominciato mesi prima!
C'era stato il calcio scommesse e temevamo di dover pagare un conto salato. Quando si teme qualcosa sembra sempre che debba verificarsi per forza ed una mattina, sulla Gazzetta, lessi che saremmo stati condannati alla serie B.
La Gazzetta è pur sempre La Gazzetta ed in quelle vicenda si era dimostrata sempre molto "informata"; anche per questo, quel titolo sparato sulla nostra squadra mi fece male assai. I giorni successivi dimostrarono che a Milano, quella volta, avevano confuso i fatti con le speranze: in serie B ci andarono il Milan e la Lazio ed a noi vennero dati cinque punti di penalizzazione.

Che annata...quell'annata: Vinicio in panchina e Juary a danzare.
E già dopo la prima domenica, il -5 si era trasformato in -3: avevamo vinto 2 a 1 a Brescia.
Ci sentivamo forti, evidentemente eravamo pronti a tutto, ma la sconfitta patita in casa, alla seconda giornata, ci aveva riportati alla difficoltà di una impresa che, una volta riuscita, sarebbe apparsa a noi tutti il segno della forza della nostra terra.
Comunque, il Partenio venne destinato a centro di accoglienza e noi andammo a giocare a Napoli.
In fondo da San Martino V.C. per arrivare al nostro stadio, io e mio cognato, impiegavamo una mezz'oretta e, soprattutto d'inverno, la strada ostica, magari imbiancata dalla neve, richiedeva attenzione e cautela. Tutto sommato ci sembrò finanche più comodo recarci al San Paolo: l'Appia, l'autostrada.

Quando però ci mettemmo in macchina, lui mi disse:
-"Cumpà...oggi è trasferta...,secondo te, come reagirà la squadra?"-.
Io credo che giocare in casa, ripetere gli stessi gesti, nello stesso luogo, conoscere gli ingressi, le scale, le stanze, avere i propri armadietti aiuti e non poco; il fatto poi di giocare in uno stadio più grande del nostro, con un numero di tifosi al seguito prevedibilmente inferiore e maggiormente distanti dal terreno di gioco, credo sia un handicap non da poco. Questo penso ora e questo pensai allora quando gli risposi:
-"Ma quale trasferta…oggi accirimm proprio!"-.

La verità è che questa frase la dico sempre a me stesso,tutte le volte che parto per andare allo stadio.
Arrivati a Fuorigrotta, cercammo dove parcheggiare la macchina.
-"che casino…Cumpà"- mi disse Carlo.
Sì, perché per mio cognato i nomi non esistono, chiama tutti "Cumpà".
Finanche mentre vede la partita, se uno è nei pressi dell'area gli urla:
-"tiraaa…cumpàààà!"-.

Comunque aveva ragione: era un casino davvero.
Noi, da anni, ad Avellino arrivavamo tranquilli "dint'a 'e nocelle", il proprietario ci conosceva da una vita, posavamo l'auto, attraversavamo il ponte sull'autostrada ed eravamo a casa nostra; quando gli occhi vedevano quello che le orecchie ci avevano già anticipato...che spettacolo!
Provate solo per un attimo ad immaginare, voi che non avete vissuto i tempi della serie A, cosa arrivasse all'udito e cosa, dopo un po', vedessero gli occhi, mentre io e lui ci recavamo a vedere Avellino-Juve o Avellino-Inter.
Ma qui, a Fuorigrotta, le nocelle erano solo sulle bancarelle, per posare la macchina un'impresa e poi... "attenti a questo ed a quello", "'a sciarpa già 'a tengo", "i biglietti non ci servono"..."e dove cavolo sta questo settore?".

E meno male che al San Paolo ci eravamo stati più volte: sembravamo "Totò e Peppino a Milano".
Finalmente entrammo.
-"Cumpà…ccà nun se vede niente"- mi disse lui e non aveva torto. Al Partenio i distinti erano sulla bandierina e le danze di Juary le toccavamo, ma qui se, come speravamo, avesse segnato, per come era piccolo lui, avremmo visto un punto nero che si muoveva, una mosca...praticamente.
Vabbuò esagero, ma ci sentivamo davvero un po' spaesati. Accanto a me c'erano alcuni napoletani. Quella domenica, la simpatia con cui tutto sommato avevano sempre seguito l'Avellino, si trasformò in vera solidarietà.
Fu così che quando, dopo una decina di minuti, il piccolo grande Juary ci regalò un'altra perla ed un'altra danza, mi ritrovai a gioire accompagnato da un grande applauso di chi non aveva il lupo nel sangue.

Quel piccolo uomo di colore, girando attorno alla bandierina, trascinò con sé tutti quelli che erano allo stadio ed un'intera provincia.
In quei giorni, quando ancora fresche erano le ferite del terremoto e cumuli di macerie riempivano i nostri paesi, ci aggrappammo alla squadra ed a Juary...e quella danza, scoperta per caso, divenne "la danza alla vita".

La partita non fu facile, soffrimmo il Catanzaro anche se, in più di un'occasione, sfiorammo il raddoppio. Ma sapevamo che tutta l'Irpinia era con noi ad incitare quei calciatori e quegli uomini che, quell'anno, avrebbero scritto una pagina meravigliosa.
Erano forti, erano uomini veri che sapevano quanto fosse importante per noi quella salvezza ed erano guidati da un leone, un vero leone: Vinicio.

Al fischio finale, il San Paolo si riempì dei nostri cori e quello che prima mi era sembrato uno stadio enorme divenne piccolo, troppo piccolo per contenere un popolo intero ed il suo orgoglio, la sua passione e la sua voglia di non arrendersi, neanche al dramma che stava vivendo.

I calciatori vennero verso di noi per raccogliere, come tante altre volte, i nostri applausi, solo che quel giorno, abbracciando quanti erano sugli spalti, abbracciarono tutta la nostra gente.
All'uscita dallo stadio, mio cognato mi disse:
-"Cumpà...abbiamo vinto pure in trasferta...siamo troppo forti. Pure la Juve, domenica prossima, tremerà"-.

E' vero, eravamo davvero forti.
Ma quella fu una trasferta un po' così: lontani da casa...eppure mai stati così vicini alla nostra terra.

Aldair
31-03-2007, 10.47.13
Bellissimo racconto :ok: ...... Cumpà :P

cicciotroisi
31-03-2007, 11.06.23
Il racconto tocca nel profondo...il dramma vissuto in quei giorni riusciva ad essere leggerissimamente alleviato dalla splendida cavalcata dell'Avellino più forte di sempre.

Greenwolf77
31-03-2007, 13.58.10
Bellissimo racconto Lupodentrooo.....si viene catapultati in un epoca eroica non solo per le vicende dell'Avellino, ma per tutto il calcio, quando questo sport voleva ancor dire sacrifici, sudore, fatica, attaccamento alla maglia, gioia vera e profonda.....e quando potevi andare in trasferta o in campo neutro esibendo orgogliosamente i tuoi colori, la tua fede, le tue sciarpe e le tue bandiere, senza timore che qualche invasato ti saltasse addosso per puro gusto di far male......quando gli striscioni erano prevalentemente di incitamento per la propria squadra e cori contro la polizia erano più rari del 13 al totocalcio......e soprattutto quando il calcio univa e rafforzava gli uomini, sosteneva gli animi e risultava motivo di orgoglio e di appartenenza ad una comunità, anche e soprattutto quando, come nel caso degli irpini, essa era colpita da una tragedia immane ed imprevedibile.....Tutto questo ora alberga soltanto come ricordo nei cuori incorreggibilmente "romantici", in chi ha ancora stampato in mente che l'1 è il portiere, il 4 il mediano , il 7 l'ala destra ed il 9 il centravanti.....in chi purtroppo ricorda con rimpianto tempi in cui il calcio era motivo di rilancio sociale.....e non il gretto baraccone avido di soldi e ricchezza e poverissimo di qualità morali e materiali a cui siamo abituati oggi.....:bua: :bua: :bua:

LupoDan
31-03-2007, 16.47.57
E che te lo dico a fare, Peppe.:clap:
Col Partenio ridotto a tendopoli, quelli al San Paolo erano
dei veri e propri viaggi della speranza (in tutti i sensi).
Pensavo fosse difficile spiegarli a parole:
tu ci sei riuscito...
:bua:

Professore
01-04-2007, 17.27.22
Peppe' un grande racconto... ti ringrazio per le emozioni che hai saputo riportare alla mente..ed al cuore...

io ero piccolo allora molte volte i ricordi si sovrappongono il tempo li modifica...ma poi a volte mi fermo ad ascoltare le persoen più anziane nei bar....o sui gradoni o nell'antistadio...

ed è qualcosa di magico tutto diventa nitido chiaro ed attraverso le loro parole i miei occhi rivivono quegli attimi attraverso loro...

lo grido in giro per tutta l'Italia quando vado a giocare a bridge e mi chiedono "sei di milano..?"
SONO IRPINO E ME NE VANTO !!!

Patriglione
03-04-2007, 15.38.29
io parto e partivo da Cervinara, la macchina la parcheggiavo e la parcheggio ancora "dint'a 'e nocelle", solo che ora il prezzo è di 2 EURO. :grr:

ASSITI
03-04-2007, 17.53.12
Immenso Lupodentro, racconto da brividi!

LupoDentrooo
03-04-2007, 20.12.54
io parto e partivo da Cervinara, la macchina la parcheggiavo e la parcheggio ancora "dint'a 'e nocelle", solo che ora il prezzo è di 2 EURO. :grr:
azz, non lo sapevo:P