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Visualizza versione completa : Peppo (di Mimmo Rossi)


LupoDentrooo
05-04-2007, 23.06.48
Ricordare Peppo (lo chiamavamo tutti cosi, compagni di squadra, amici, cronisti) riporta alla mente quegli anni vissuti intensamente per un Avellino che purtroppo non c'è più. Di quell'Avellino che ogni anno ripeteva il miracolo della salvezza nel campionato più bello del mondo.

Con Giampietro Tagliaferri, detto Peppo, l'Avellino conquistò ben quattro salvezze. Schivo, educato, pronto a parlare solo se interrogato, era figlio di farmacista e la mamma voleva a tutti i costi che il figliolo inseguisse la laurea e non un pallone su un prato verde. Ma l'amore per il calcio superava ogni limite.

Peppo comunque per far contenti i genitori, tra un allenamento e una partita, riuscì a conseguire la laurea.

Giunse in Irpinia tra lo scetticismo generale. Era l'inizio degli anni '80. L'allora patron Sibilia aveva bisogno di cambiare registro dopo lo scandalo scommesse che aveva travolto anche l'Avellino.

Peppo approdò in biancoverde proprio nell'anno della rifondazione. Lo volle Vinicio. Ma primo di O'lione, lo volle don Antonio che aveva puntato sul ragazzino che con la maglia della Spal aveva fatto intravedere bei numeri.

Incontrista tignoso, maratoneta del centrocampo, Peppo sapeva però anche offendere. Era uno di quei calciatori, di quei centrocampisti, definiti duttili. Oltre a difendere, sapeva attaccare. Ed essendo dotato anche di un buon palleggio, era capace di ispirare tranquillamente la manovra offensiva. Tagliaferri, lo diciamo ai giovani che non hanno avuto il piacere di vederlo all'opera, era uno, per intenderci, che "accarezzava" la palla con l'esterno. Oggi sono in pochi quelli che riescono a pennellare lanci lunghi e ficcanti con l'esterno del piede.

Ma quelli erano tempi in cui si badava molto ai cosiddetti "fondamentali". Peppo, ragazzo schivo ed educato, ma in campo deciso ed efficace in ogni giocata. Ci piace ricordarlo così.
Mai una dichiarazione sopra le righe. Si vedeva lontano un miglio la buona educazione ricevuta in quella Toscana, dove lo smadonnare e' d'obbligo. Di Peppo ricordiamo la signorilità, la schiettezza e un rapporto leale e sincero con Avellino ed i suoi tifosi. Un legame mai sciolto. Neppure quando lasciò l'Avellino per il grigio Friuli, per l'Udinese. Neppure nei giorni tristi di Taranto, quando per un infortunio serio dovette gettare la spugna.

Di Peppo torna alla mente in queste ore di dolore un episodio divertente che accadde una domenica al Partenio, le cui immagini fecero il giro del mondo. Si giocava Avellino-Inter e mentre il gioco si sviluppava a centrocampo, un pastore tedesco, che stava sulla pista di atletica leggera, riuscì a liberarsi del guinzaglio, tenuto stretto da un agente di polizia, e si proiettò sul rettangolo di gioco alla conquista del pallone.

L'arbitro fermò la partita. Tagliaferri fu l'unico a non accorgersi dell'invasione del cane e venne attaccato alle spalle. Fu una delle poche volte che Peppo si trovò costretto a cedere il passo all'avversario che, invece, di puntare alle caviglie gli azzannò un polpaccio. Nulla di grave. Peppo riprese a giocare. Ma le risate a crepapelle si sprecarono per settimane.
Mimmo Rossi

Poggio
05-04-2007, 23.16.21
Tagliaferri è stato uno dei miei primi idoli da bambino. Avevo 8 anni.
Come corre il tempo:bua:
La figura perfetta del capitano. Leader giocando a pallone e non Leader a chiacchere.

LupoDentrooo
05-04-2007, 23.34.16
Era uno di quei calciatori, di quei centrocampisti, definiti duttili. Oltre a difendere, sapeva attaccare. Ed essendo dotato anche di un buon palleggio, era capace di ispirare tranquillamente la manovra offensiva. Tagliaferri, lo diciamo ai giovani che non hanno avuto il piacere di vederlo all'opera, era uno, per intenderci, che "accarezzava" la palla con l'esterno.
quante volte gli ho visto veramente accarezzare la palla con l'esterno, da far arrossire alcuni che, oggi, pigliano a calci il pallone e pure vengono definiti "tecnici":bah:

Wolvey RE
06-04-2007, 13.03.24
quante volte gli ho visto veramente accarezzare la palla con l'esterno, da far arrossire alcuni che, oggi, pigliano a calci il pallone e pure vengono definiti "tecnici":bah:

Lupo D. e che ne parliamo a fare

mimmorossi
06-04-2007, 13.34.41
Oggi si predilige la corsa alla tecnica. Un tempo, e lo faceva persino Maradona a Soccavo, si palleggiava al muro. E si toccava la palla in tutti i modi di prima, specie con il piede meno "buono". Oggi purtroppo si pretende dinamismo, velocita' che spesso vanno a discapito di quei fondamentali che gli antichi maestri ti impartivano sui terreni polverosi di periferia.

ASSITI
06-04-2007, 15.50.56
Che classe Tagliaferri! :bua: Anche per me è stato un idolo! Quel goal alla roma lo ricordo con gioia ed affetto! Quella rete che si gonfia alle spalle di Tancredi è uno dei miei ricordi più belli di quegli anni! Grazie Peppo!:clap:

P.S. complimenti all'autore dell'articolo!

LupoDentrooo
06-04-2007, 21.44.19
http://www.dropshots.com/day.php?userid=185531&cdate=20061121&ctime=032141

http://www.dropshots.com/day.php?userid=185531&cdate=20061122

http://ilmattino.caltanet.it/mattino/20061122/foto/HE10_1571.jpg

http://ilmattino.caltanet.it/mattino/20061122/foto/HE10_1743.jpg

http://www.usavellino.it/images/stories/tagliaferri.jpg

LupoDentrooo
06-04-2007, 21.49.26
e questa è una pagina bellissima regalataci da LupoDan

Quando vidi mio padre con le lacrime agli occhi presi coscienza di quel che mi accadeva intorno, mi resi conto che, giunti ad un livello di disperazione senza ritorno, erano in molti ad avere gli occhi lucidi, altri piangeano senza ritegno, altri imprecavano, altri ancora erano semplicemente impietriti incapaci di reagire: sgomenti.
E c'era anche chi se ne stava andando.
Non ci potevo credere, mio padre che piangeva!
Era riuscito a non farsi vedere mai, neanche quando un anno prima era scomparso il nonno.
Mi girai di scatto per non imbarazzarlo e ancora oggi ringrazio il cielo di averlo fatto.
Ci fu una palla lunga, un lancio, forse addirittura un rinvio del portiere.
Un colpo di testa al limite dell'area di un difensore.
La palla scese.
Tutto molto lentamente, perchè quando si è scossi, ed io lo ero per aver visto qualcosa che non pensavo fosse possibile, il senso del tempo si altera, si estende. O almeno questa è la nostra percezione, ma in realtà è la nostra mente che gira molto più velocemente del normale.
La muraglia umana del Partenio era muta in un modo così irreale da sembrare finta.
Si sentivano persino le voci dei giocatori, o almeno io le sentivo, perchè ero riuscito a trovare posto solo nell'anello inferiore dello stadio.
Ci fu un rumore sordo, vuoto, come di un tamburo.
Vidi solo lo scarpino ed il calzettone verde che lo avevano generato.
Volsi lo sguardo verso il portiere trovandolo immobile e nella sua fissità c'era tutta l'incertezza ed il timore del momento.
Quando di quella piccola chiazza verde vidi un pò di più, mi resi subito conto che era Gian Piero; sembrava guardarmi, ma capii subito che guardava la palla che in quel momento era in asse, tra me e lui. La misi a fuoco e, da quel momento, tutto ricominciò a scorrere a velocità normale, perchè avevo già realizzato che cosa stava per avvenire, stavo già gridando.
Ed infatti essa piombò inesorabile all'incrocio dei pali ed in quel silenzio innaturale e ovattato, mi sembrò persino di udire il fruscio della rete ed il rumore di un rimbalzo al suolo e poi un altro e, finalmente, quell'incantesimo andò in frantumi sotto il peso acustico di una polveriera che saltava per aria, la polveriera del Partenio.
Non si capì più nulla nei successivi quindici minuti di pura follia, la sublimazione della felicità era quasi un dolore fisico, un orgasmo soffertissimo ma di una intensità straordinaria.
Questo provarono gli uomini e le donne che affollarono quel giorno quella montagna di cemento che custodisce tutti i ricordi più belli degli appassionati del caro vecchio lupo.
Non c'era niente di male in questo, niente di sporco, solo un tenero, unico, immenso Amore.
Spero di non avervi annoiato, ma queste erano le mie sensazioni, le cronache e i particolari forse
è meglio lasciarli agli almanacchi.

Un saluto affettuoso a tutti i "Vecchiarielli"
LupoDan

Lupo x sempre
07-04-2007, 11.17.14
e questa è una pagina bellissima regalataci da LupoDan

Quando vidi mio padre con le lacrime agli occhi presi coscienza di quel che mi accadeva intorno, mi resi conto che, giunti ad un livello di disperazione senza ritorno, erano in molti ad avere gli occhi lucidi, altri piangeano senza ritegno, altri imprecavano, altri ancora erano semplicemente impietriti incapaci di reagire: sgomenti.
E c'era anche chi se ne stava andando.
Non ci potevo credere, mio padre che piangeva!
Era riuscito a non farsi vedere mai, neanche quando un anno prima era scomparso il nonno.
Mi girai di scatto per non imbarazzarlo e ancora oggi ringrazio il cielo di averlo fatto.
Ci fu una palla lunga, un lancio, forse addirittura un rinvio del portiere.
Un colpo di testa al limite dell'area di un difensore.
La palla scese.
Tutto molto lentamente, perchè quando si è scossi, ed io lo ero per aver visto qualcosa che non pensavo fosse possibile, il senso del tempo si altera, si estende. O almeno questa è la nostra percezione, ma in realtà è la nostra mente che gira molto più velocemente del normale.
La muraglia umana del Partenio era muta in un modo così irreale da sembrare finta.
Si sentivano persino le voci dei giocatori, o almeno io le sentivo, perchè ero riuscito a trovare posto solo nell'anello inferiore dello stadio.
Ci fu un rumore sordo, vuoto, come di un tamburo.
Vidi solo lo scarpino ed il calzettone verde che lo avevano generato.
Volsi lo sguardo verso il portiere trovandolo immobile e nella sua fissità c'era tutta l'incertezza ed il timore del momento.
Quando di quella piccola chiazza verde vidi un pò di più, mi resi subito conto che era Gian Piero; sembrava guardarmi, ma capii subito che guardava la palla che in quel momento era in asse, tra me e lui. La misi a fuoco e, da quel momento, tutto ricominciò a scorrere a velocità normale, perchè avevo già realizzato che cosa stava per avvenire, stavo già gridando.
Ed infatti essa piombò inesorabile all'incrocio dei pali ed in quel silenzio innaturale e ovattato, mi sembrò persino di udire il fruscio della rete ed il rumore di un rimbalzo al suolo e poi un altro e, finalmente, quell'incantesimo andò in frantumi sotto il peso acustico di una polveriera che saltava per aria, la polveriera del Partenio.
Non si capì più nulla nei successivi quindici minuti di pura follia, la sublimazione della felicità era quasi un dolore fisico, un orgasmo soffertissimo ma di una intensità straordinaria.
Questo provarono gli uomini e le donne che affollarono quel giorno quella montagna di cemento che custodisce tutti i ricordi più belli degli appassionati del caro vecchio lupo.
Non c'era niente di male in questo, niente di sporco, solo un tenero, unico, immenso Amore.
Spero di non avervi annoiato, ma queste erano le mie sensazioni, le cronache e i particolari forse
è meglio lasciarli agli almanacchi.

Un saluto affettuoso a tutti i "Vecchiarielli"
LupoDan
Questa è parte di "Io, papà e Gianpiero" bellissimo racconto e da brividi......

Professore
07-04-2007, 11.28.01
grazie a Mimmo Rossi per renderci omaggio della sua vice coerente e sincera, grazie a LupoDan per saper descrivere così bene un attimo che rivive nel cuore di tutti coloro presenti quel giorno al Partenio

FORZA AVELLINO