Visualizza versione completa : Juary Il Brasiliano Dell'avellino
stene
08-11-2008, 14.46.49
Vi Posto Un Video Che Ho Realizzato Spero Vi Piaccia...
Stene
Prato biancoverde
08-11-2008, 15.24.27
Vi Posto Un Video Che Ho Realizzato Spero Vi Piaccia...
Stene
manca il link;-)
stene
08-11-2008, 16.32.31
non me lo fanno mettere
la parola chiave da mettere su youtube è questa
JUARY IL BRASILIANO DELL'AVELLINO
stene
08-11-2008, 16.36.00
quasi tutti i suoi gol in maglia biancoverde
Prato biancoverde
09-11-2008, 10.19.00
:ok: :ok: :ok:
molto bello, grazie!
il link è questo:
http://it.youtube.com/watch?v=VVGXsAm49s8
LupoDentrooo
09-11-2008, 11.03.51
L'ammore mio:clap::clap::clap::clap:
Bisogna essere stati lì, in quegli anni, in quei momenti, su quegli spalti per capire cosa provassimo quando faceva quella danza...era la danza alla vita:clap:
Grazie ancora per ciò che ciò che ci hai dato;-)
IL NAPOLETANO
09-11-2008, 17.12.36
Molto bello!
Complimenti e....GRAZIE!;-)
Max71
09-11-2008, 18.58.43
Un tuffo nel grande cuore biancoverde,un tuffo nella mia gioventù....:oops: bellissime le parole di Lupodentroo:oops: !!Anche se non sempre quelle meravigliose domeniche le ho vissute anch'io al Partenio!!
AtaLupo
09-11-2008, 19.02.24
Vi Posto Un Video Che Ho Realizzato Spero Vi Piaccia...
Stene
Gran bel video Stene!
Grazie! :ok:
LupoDan
09-11-2008, 21.22.08
E' bellissimo, GRAZIE.
stene
09-11-2008, 22.31.18
sono felicissimo che vi piaccia...se avete richieste particolari su qualche giocatore anni 80 dell'Avellino son qua...il mio archivio è a vostra disposizione!!!!Bella a tutti...
IL NAPOLETANO
09-11-2008, 22.41.24
e come no?
Tutto quello che hai....:P
Vignola, De ponti, Di Somma, peppeniello Massa, Tagliaferri, Jerry barbadillo....chi hai?:eheh:
stene
10-11-2008, 11.32.37
Vignola, De ponti, Di Somma, peppeniello Massa, Tagliaferri, Jerry barbadillo.;-) ci sono un po tutti..dai vedrò di accontentarvi
LupoDentrooo
10-11-2008, 13.33.38
Vignola, De ponti, Di Somma, peppeniello Massa, Tagliaferri, Jerry barbadillo.;-) ci sono un po tutti..dai vedrò di accontentarvi
grazie ancora:clap:;-)
adorix
10-11-2008, 15.59.41
sono felicissimo che vi piaccia...se avete richieste particolari su qualche giocatore anni 80 dell'Avellino son qua...il mio archivio è a vostra disposizione!!!!Bella a tutti...
Ciao MITICO................guarda la mia squadra del cuore!!!:eheh:
OldSoccer
10-11-2008, 17.45.47
Talento, tecnica, velocità, furbizia, intelligenza, altruismo ...... :clap:
maledetto Bordon :grr:
IL NAPOLETANO
10-11-2008, 21.00.48
Non so dove postare questo link...lo metto qua: http://it.youtube.com/watch?v=Pa4RY0cSp6A
(riconoscete il dirigente milanista?:fuma:)
IL NAPOLETANO
10-11-2008, 21.02.09
ci sarebbe anche quest'altro: http://it.youtube.com/watch?v=sBKkjD18X3Q
Paolo79
11-11-2008, 07.24.12
:bua::bua::bua:
Max71
11-11-2008, 11.40.49
Che emozioni....l'azione in velocità di alessio a saltare brio e la sassata di testa di bertoni sotto la sud in un Partenio stracolmo......MERAVIGLIOSO!!!
CON ORGOGLIO U.S. AVELLINO 1912!!!!
G R E E N S T A R S
13-11-2008, 14.25.04
Bellissimo...bravo ;)
Fenrir
14-11-2008, 01.52.17
ci sarebbe anche quest'altro: http://it.youtube.com/watch?v=sBKkjD18X3Q
e vabbeh essere tedeschi ma gli occhiali di Magath...:P
zeman!
16-11-2008, 06.52.46
bellissimo video, come è bellissima l'ospitata di juary alla trasmissione 80° minuto, un calciatore che si commuove perchè sente al telefono un vecchio allenatore...che dire roba da altro mondo, o solo altro calcio, migliore sotto tutti i punti di vista, ma che dico infinitamente migliore di quello attuale!
io sfacciatamente avrei una richiesta, il gol di zico su punizione, al partenio, con tutto lo stadio che inneggia a zico, sul risultato di 0-0. zico insacca e l'udinese espugna lo stadio di avellino
Aldair
16-11-2008, 09.32.50
io sfacciatamente avrei una richiesta, il gol di zico su punizione, al partenio, con tutto lo stadio che inneggia a zico, sul risultato di 0-0. zico insacca e l'udinese espugna lo stadio di avellino
Temo che la richiesta rimarrà inevasa.:D
Zico ha segnato su punizione ad Avellino (incrocio dei pali alla destra di Cervone... sul suo palo) ma si era sull'1-0 per i Lupi (Di Somma) e l'Udinese non espugnò il Partenio bensì ci lascio i due punti (autorete di Edinho nel finale).
zeman!
16-11-2008, 10.15.52
già....ora ricordo....2-1,Edinho rinvia dal limite dell'area ,colpisce l'altro difensore dell'udinese, la palla torna ad Edinho che l'appoggia verso il portiere....autogol
stene
17-11-2008, 11.59.26
già....ora ricordo....2-1,Edinho rinvia dal limite dell'area ,colpisce l'altro difensore dell'udinese, la palla torna ad Edinho che l'appoggia verso il portiere....autogol
SE VAI SU VVVPUNTOMYSPACEPUNTOCOMSLASHVIDEOBLOG2008 PUOI TROVARE QUELLE IMMAGINI CHE CERCHI...SCUSA MA NN MILASCIANO METTERE IL LINK E CERCA DI TRADURLO... CIAO MAN
lo zio
17-11-2008, 12.31.39
Questo è l'indirizzo completo:
http://www.myspace.com/videoblog2008
Il servizio di Avellino-Udinese inizia al 2:00 (girone di andata).
P.S. Un autogol da cineteca!! :azz:
Dr. Wolf
17-11-2008, 18.19.24
Grazie Stene bellissimo video :ok:
Juary lo incontro spesso al supermercato dove vado io, credo abiti a poche centinaia di metri da me, persona umile e perbene.
mister no
07-01-2009, 00.23.44
Temo che la richiesta rimarrà inevasa.:D
Zico ha segnato su punizione ad Avellino (incrocio dei pali alla destra di Cervone... sul suo palo) ma si era sull'1-0 per i Lupi (Di Somma) e l'Udinese non espugnò il Partenio bensì ci lascio i due punti (autorete di Edinho nel finale).
Ricordo male o Zico tirò due volte la stessa punizione segnando entrambe le volte?
Paolo79
14-05-2009, 08.38.13
Il video (sempre di STENE) con la canzone incisa dallo stesso Juary nel 1981:
http://www.youtube.com/watch?v=EF2EtYS3aKs
Non mi vergogno a dire che ho pianto...
Mr.1912
14-05-2009, 13.14.41
romanticone.................
ANTOVERDE7
19-05-2009, 19.02.38
Il video (sempre di STENE) con la canzone incisa dallo stesso Juary nel 1981:
http://www.youtube.com/watch?v=EF2EtYS3aKs
Non mi vergogno a dire che ho pianto...
riportiamo le brasiliane al partenio e poi vediamo quanta gente in più che viene:D :D :D
Aldair
02-10-2009, 08.24.03
Ho scoperto soltanto oggi questa intervista a Juary di 4 anni fa. :oops:
Probabilmente la conoscete già e magari è già stata postata sul forum. :azz:
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«Il mio gol più bello tra droga e pistole»
Intervista di ALESSANDRO DELL’ORTO Giornale Libero -
Domenica 30 ottobre 2005
Il piccolo attaccante brasiliano che esultava saltellando intorno alla bandierina del corner racconta una carriera di reti e l’esperienza che l’ha cambiato: 3 anni a lavorare tra i poveri delle favelas.
AVELLINO Jorge dos Santos Filho Juary.
Per tutti più semplicemente Juary, quello che gooool e poi pim, pim, pim, pim, un braccio alzato e tanti saltelli intorno alla bandierina per festeggiare le reti di Avellino (13), Inter (2), Ascoli (5) e Cremonese (2).
Era il calcio anni ’80, lui uno dei primi stranieri di colore sbarcati in Italia in compagnia di qualche campione e molti bidoni. Juary era un ragazzino timido e magro, gambe storte, baffetti ribelli, scatto bruciante e fiuto del gol. A distanza di 25 anni rieccolo qui ad allenare i giovani ell’Avellino: è un baby nonno di 47 anni, saggio e riflessivo, qualche chilo in più, gambe storte, pizzetto imbiancato, fischietto in bocca e tanta voglia di sfondare in panchina. Nel frattempo, una Coppa Campioni da calciatore con il Porto, ultimi gol e giri di bandierina in Brasile, i primi successi da allenatore e una «straordinaria esperienza che mi ha cambiato come uomo»: tre anni a lavorare
nelle favelas di San Paolo.
Bentornato da noi, Juary. Con l’Italiano come siamo messi, lo ricorda ancora dopo tanto tempo?
«Claro che sì, ho mantenuto rapporti con molti amici e ora lo sto ripassando».
Complimenti, parla benissimo. Lezioni private?
«Ma nooooo, ore e ore davanti alla tv. Cartoni animati: Lupin III, Tin tin».
Di nuovo in Italia dopo 25 anni. Perché?
«Ho sempre avuto voglia di tornare, Avellino è la mia seconda casa.
Aspettavo il momento giusto: nella vita non siamo noi a decidere, ma Dio. E grasiasaDios questo momento è arrivato. Mi hanno contattato i dirigenti, è tutta gente tra i 30 e 35 anni ed ero il loro idolo, capisco che c’è un feeling particolare».
Juary allenatore della squadra Beretti.
Che tecnico è?
«Vin-cen-te, claro. Eheheh. Siamo primi in classifica, insegno gioco d’attacco, voglio spettacolo e gol».
Modulo preferito?
«3-5-2, ma tutti avanti. Se perdi 1-0 o 4-0, in classifica sono sempre 0 punti. E poi meglio giocare con 5 punte: gli avversari devono mettere 5 difensori per bloccarti...».
Ma da quanto tempo allena?
«Cinque anni, ho girato un po’ di squadre in Brasile».
Scusi, e prima cosa ha fatto? Perché quella faccia seria?
«Un’esperienza fantastica che mi ha cambiato la vita: ho lavorato a San Paolo nel “Projeto Futebol Comunitario”. Tre giorni la settimana nelle favelas».
Raccontiamo, le va?
«Claro che sì, mi fa piacere anche se è la prima volta che ne parlo pubblicamente.
Era un progetto della Prefettura di San Paolo: un ex campione per ogni sport da mandare tra i bambini poveri e disadattati per cercare di toglierli dalla droga e criminalità insegnando calcio, basket, volley o atletica».
Molta miseria?
«Tantissima, è gente che spesso non ha nemmeno da mangiare. Radunavo ragazzini mattina e pomeriggio e cercavo di farli divertire, di insegnargli a stare insieme, di tenerli lontano dalle tentazioni. Finito l’allenamento facevo da mangiare per chi aveva bisogno, poi passavo da scuola per controllare che tutti fossero andati a lezione».
Favelas significa povertà, droga, criminalità. Mai avuto problemi?
«Attenzione, nelle favelas non sono tutti banditi, grasiasaDios. Gira molta droga, ma non se ne consuma: la si prepara per poi portarla in città. E’ una specie di Stato nello Stato: nei loro territori nessuno si permette di rubare o spacciare».
I ricordi più forti?
«Ci stiamo allenando e pum, sento un colpo di pistola. Mi volto: a bordo campo un ragazzino di 13 aveva sparato e ammazzato uno di 20».
Come faceva a farsi rispettare?
«Sfruttavo il nome ed ero educato. Il primo giorno, a guardare l’allenamento, ci sono una decina di ragazzi che fumano uno spinello. Faccio finta di niente. Lascio passare qualche settimana, e mi avvicino al più grande che ormai aveva capito chi fossi e che mi saluta: “Tu sei Juary, il Professore”.
Lo prendo sotto braccio: “Amico, se vuoi farti le canne fai pure, ma non davanti ai miei ragazzini. Se tu avessi un figlio saresti contento di sapere che c’è chi si droga vicino a lui?”. Mi guarda perplesso, ci pensa su.
Poi: “Hai ragione, Prof, mi allontano”. Da quel giorno ogni
volta che mi vedeva mi chiamava: “Juary, tutto ok”.
Capito? Ha accettato l’insegnamento perché non gliel’ho imposto».
Juary, quanto l’hanno cambiata questi anni di lavoro?
«Tantissimo. Ho imparato che bisogna vivere alla giornata, il tuo domani lo conosce solo Dio e...».
Alt, curiosità: continua a citare DIo, lei è molto religioso?
«Sì, sono cristiano evangelico. Vado a messa tre volte la settimana».
Ok, stava dicendo?
«Che soffro di saudade: il progetto è finitoe ho cambiato lavoro, ma la vita nelle favelas e quei bambini mi mancano. E’ stato il momento più bello ed emozionante della mia vita, molto più di quando ho vinto la Coppa Campioni con il Porto».
A proposito di bambini, come era il piccolo Juary?
«Andavo in giro nudo».
Scusi?
«Niente vestiti fino a 8 anni per la disperazione di mia madre, era una mania».
Famiglia povera?
«Sì, anche se non ci è mai mancato il cibo. Abitavamo a Rio, i miei lavoravano tutto il giorno per mantenere me e 2 fratelli».
Rio uguale spiaggia e partite sulla sabbia a piedi scalzi, è così che ha iniziato?
«Il mare era troppo lontano da casa. A piedi scalzi sì, ma perché non avevo le scarpe: giocavamo
per strada e avevamo le unghie sempre rotte».
Prime squadrette, poi esordio nel Santos e gol. Girava già intorno alla bandierina per festeggiare?
«Ahahaha. Questa storia mi stupisce ogni volta: a distanza di anni tutti ricordano la bandierina. E pensare che è nata per caso».
Come?
«Derby col San Paolo, e un radiocronista di quelli che urlano “Goooooooooooolllllll” mi chiede: “Se segni oggi come esulti?”.
E io: “Non so, improvviserò”. Pronti via, subito una rete e d’istinto corro sulla bandiera e quando sono lì mi salta in testa di girarci intorno.
Poco dopo, doppietta e poi ancora terza rete: ha portato bene e poi l’ho sempre fatto».
Juary, ora vanno di moda le esultanze “famolostrano”. Diamo qualche voto:
Totti e il parto simulato.
«Bello! Ha stupito tutti, anche Ilary. Gesto d’amore, voto 10».
Toni e la mano sull’orecchio come per dire: avete capito cosa ho fatto?
«Ma è per i propri tifosi o per quelli avversari? Ehehehe. Divertente, voto 8».
Le capriole dei nigeriani.
«Spettacolari, le avessi fatte io mi sarei spezzato la schiena. Voto 9».
Lo spogliarello della maglia.
«E’ per mostrare lo sponsor sotto, non mi piace. Voto 4».
L’ultima la scelga lei: una che proprio non sopporta.
«Cassano mi perdoni, ma quando ha dato il calcio alla bandierina mi ha fatto venire un colpo: ma come, maltrattare così la mia bandierina? Ahahaha. Voto 3».
Juary, torniamo a lei: Santos, un’esperienza in Messico a Guadalajara e poi l’Italia.
Come ci è arrivato all’Avellino?
«Ha tempo per ascoltare che la faccio ridere?».
Tranquillo, manca quasi metà pagina.
«Bueno.Finisce la stagione e sono pronto per andare in vacanza.
Mi convoca un dirigente, dice: “Vado in Italia a vedere giocatori, mi devi accompagnare perché te
ne intendi”. Mi sembra strano, provo a rifiutare, mi costringono ad accettare. Decolliamo
e sull’aereo noto che c’è anche il segretario del club, quello che gestisce i soldi. Boh. Primo bicchiere di vino echiedo spiegazioni. Niente. Secondo, terzo, quarto bicchiere e propongo:
“Amici, ordiniamo una bottiglia”.
Ce la scoliamo e mezzo sbronzo metto alle corde il dirigente:
“Ora basta, ditemi dove andiamo?”.
Mi prende sotto braccio: “Juary, non puoi scappare e non ci sono paracadute. Andiamo in Italia,
ti abbiamo venduto all’Avellino”.
E io: “Hheee? Che cazzo dici? Dove è?”».
Mica male. E poi?
«Mi spiegano che è una questione di soldi, mi ha voluto Vinicio e bla bla bla. Arriviamo in sede, ci sediamo al tavolo: io, i dirigenti, Sibilia e Vinicio».
Scusi Juary, cosa sta facendo? Perché si mette gli occhiali da sole?
«Imito Sibilia. Abbassa gli occhiali sul naso, mi scruta da vicino e si volta da Vinicio: “Ma tu
sippropriossicuro checchisto è un calciatore?”. Parlottano. Mi osserva ancora da vicino: “Ma è piccolino, nuncelappò fa’”.
Parlottano ancora e borbotta a Vinicio: “Cumpà, ma io dovrei spendere
800 dollari pecchistuccà? Se non gioca tra 3 mesi caccio lui e te insieme”.
E mi fa firmare: 20 milioni netti».
Poi si è convinto.
«Al primo gol.. Sa che sono andato a salutarlo il mese scorso? E’ stato gentile come sempre. Era un grande signore, elegante e corretto».
Con qualche amicizia particolare...
Cutolo, per esempio, boss della camorra. Lei lo conobbe, vero?
«Che casino quella volta. Mi chiama Sibilia: “Domani tu devi venire con me”. E io: “Ma c’è allenamento”. Risposta secca: “Qui comando io”. Il giorno dopo vengono a prelevarmi gli uomini
della scorta, due giganti talmente grandi che in mezzo a loro sembravo Arnold, quello del telefilm “Il mio amico Arnold”.
Ahahaha, bella questa vero?».
Bella. Continui.
«Salgo in macchina e chiedo a Sibilia: “Dove andiamo?”.
Risposta secca: “Fatti gli affari tuoi!”.
Ad un certo punto mi ritrovo in tribunale tra interrogatori e carabinieri.
Mi portano da quel tizio dietro le sbarre che voleva conoscermi. Io non sapevo chi fosse».
Cutolo, cui ha regalato una medaglia d’oro...
«Macchè, bugia: era la medaglietta dell’Avellino. Mi parla, si informa, mi saluta. Solo il giorno dopo ho capito...».
Ai tempi, in città, si diceva che fosse il modo con cui Sibilia si sdebitava nei confronti di Cutolo perché avevano da poco sventato un attentato allo stadio.
«Si diceva, ma non ne sapevo nulla».
Anni duri, quelli. Camorra e terremoto.
«23 novembre 1980, avevamo appena battuto l’Ascoli 4-2. Sto facendo la doccia a casa e sento un boato, scappo sul balcone nudo credendo fosse una bomba. Poi il giro in auto per la città con Tacconi per controllare che tutti i compagni di squadra stessero bene.
Se mi sento avellinese è perché ho vissuto quel disastro e ho sofferto con la gente del posto».
Due stagioni all’Avellino e poi il grande salto: Inter.
«Un errore, non ero pronto per quella squadra. Anno disastroso, clima freddo, problemi, e uno spogliatoio che era una bomba a orologeria perché non si vinceva da anni e c’era troppa pressione».
Sembra stia raccontando l’Inter di adesso.
Ehehehe. La chiamavano “el negher”, mai avuti problemi di razzismo?
«Mai, me ne fregavo».
E allora perché restò tanto isolato?
«C’era il gruppo di chi giocava insieme da anni come Altobelli e Beccalossi. E poi il gruppo di quelli del Mondiale come Oriali, Marini e Collovati. E due stranieri, io e Hansi Muller che parlava solo tedesco. Claro che sono restato solo».
In più qualche dichiarazione azzardata.
Come dopo la sospetta combine di Genoa-Inter 2-3 e il gol di Bagni il “traditore”...
«I giornalisti hanno frainteso, non sapevo nulla. I compagni si sono fidati di quanto letto e dal quel momento mi hanno accantonato definitivamente. Qualcuno non si è comportato da uomo».
Nomi, grazie.
«Sono passati 25 anni, le cose brutte le cancello subito».
Ciao Inter, il riscatto all’Ascoli e poi la Cremonese.
«Mondonico bravissimo, aveva creato un ambiente familiare. E che ridere con Zmuda: ad ogni minima difficoltà ripeteva ad alta voce: “Torno Polonia, torno Polonia”.
Finché un giorno lo guardo: “Ma sei ancora qui? Vattene a casa, hai rotto le scatole!” Ehehehe».
Nel 1985 il triste addio all’Italia. La davano per finito.
«Invece con il Porto ho vinto la Coppa dei Campioni segnando il gol del 3-1 all’80’.
GrasiasaDios. Il momento più bello della mia carriera. Ma non della vita: niente è paragonabile alle favelas».
Juary, ultime domande veloci.
1) Il più forte di sempre?
«Pelè».
2) Il più forte di adesso?
«Nessuno è in grado di fare la differenza da solo. Mi piace molto Vieira».
3) C’è un nuovo Juary?
«Impossibile fare paragoni. Mio figlio si sta allenando con il Cervia, ma non mi deve assomigliare».
4) Ha un sogno?
«Veder crescere i miei figli tranquillamente. Ne ho 5 e da dieci mesi sono diventato nonno di Sara».
5) Ultimo giochino: i migliori 11 compagni di Juary.
«Tacconi in porta.
In difesa João Pinto, Collovati, Cattaneo e Beruatto.
In mezzo Andrè e Magalhães del Porto e Vignola.
Davanti Altobelli, io e Madjer.
Allenatore Artur Jorge».
Squadra vincente?
«Claro che sì. Ma soprattutto sempre all’attacco».
ANGELO
02-10-2009, 09.13.48
Grande Juary !!! :clap: :clap: :clap:
Che bello averlo visto giocare ed esultare...........:bua: :bua:
Ricordo che si viveva l'attesa, più per vedere l'esultanza che per il goal stesso...........Che tempi ragazzi.....:bua:
Don't walk
02-10-2009, 09.39.42
Ho scoperto soltanto oggi questa intervista a Juary di 4 anni fa. :oops:
Probabilmente la conoscete già e magari è già stata postata sul forum. :azz:
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«Il mio gol più bello tra droga e pistole»
Intervista di ALESSANDRO DELL’ORTO Giornale Libero -
Domenica 30 ottobre 2005
Il piccolo attaccante brasiliano che esultava saltellando intorno alla bandierina del corner racconta una carriera di reti e l’esperienza che l’ha cambiato: 3 anni a lavorare tra i poveri delle favelas.
AVELLINO Jorge dos Santos Filho Juary.
Per tutti più semplicemente Juary, quello che gooool e poi pim, pim, pim, pim, un braccio alzato e tanti saltelli intorno alla bandierina per festeggiare le reti di Avellino (13), Inter (2), Ascoli (5) e Cremonese (2).
Era il calcio anni ’80, lui uno dei primi stranieri di colore sbarcati in Italia in compagnia di qualche campione e molti bidoni. Juary era un ragazzino timido e magro, gambe storte, baffetti ribelli, scatto bruciante e fiuto del gol. A distanza di 25 anni rieccolo qui ad allenare i giovani ell’Avellino: è un baby nonno di 47 anni, saggio e riflessivo, qualche chilo in più, gambe storte, pizzetto imbiancato, fischietto in bocca e tanta voglia di sfondare in panchina. Nel frattempo, una Coppa Campioni da calciatore con il Porto, ultimi gol e giri di bandierina in Brasile, i primi successi da allenatore e una «straordinaria esperienza che mi ha cambiato come uomo»: tre anni a lavorare
nelle favelas di San Paolo.
Bentornato da noi, Juary. Con l’Italiano come siamo messi, lo ricorda ancora dopo tanto tempo?
«Claro che sì, ho mantenuto rapporti con molti amici e ora lo sto ripassando».
Complimenti, parla benissimo. Lezioni private?
«Ma nooooo, ore e ore davanti alla tv. Cartoni animati: Lupin III, Tin tin».
Di nuovo in Italia dopo 25 anni. Perché?
«Ho sempre avuto voglia di tornare, Avellino è la mia seconda casa.
Aspettavo il momento giusto: nella vita non siamo noi a decidere, ma Dio. E grasiasaDios questo momento è arrivato. Mi hanno contattato i dirigenti, è tutta gente tra i 30 e 35 anni ed ero il loro idolo, capisco che c’è un feeling particolare».
Juary allenatore della squadra Beretti.
Che tecnico è?
«Vin-cen-te, claro. Eheheh. Siamo primi in classifica, insegno gioco d’attacco, voglio spettacolo e gol».
Modulo preferito?
«3-5-2, ma tutti avanti. Se perdi 1-0 o 4-0, in classifica sono sempre 0 punti. E poi meglio giocare con 5 punte: gli avversari devono mettere 5 difensori per bloccarti...».
Ma da quanto tempo allena?
«Cinque anni, ho girato un po’ di squadre in Brasile».
Scusi, e prima cosa ha fatto? Perché quella faccia seria?
«Un’esperienza fantastica che mi ha cambiato la vita: ho lavorato a San Paolo nel “Projeto Futebol Comunitario”. Tre giorni la settimana nelle favelas».
Raccontiamo, le va?
«Claro che sì, mi fa piacere anche se è la prima volta che ne parlo pubblicamente.
Era un progetto della Prefettura di San Paolo: un ex campione per ogni sport da mandare tra i bambini poveri e disadattati per cercare di toglierli dalla droga e criminalità insegnando calcio, basket, volley o atletica».
Molta miseria?
«Tantissima, è gente che spesso non ha nemmeno da mangiare. Radunavo ragazzini mattina e pomeriggio e cercavo di farli divertire, di insegnargli a stare insieme, di tenerli lontano dalle tentazioni. Finito l’allenamento facevo da mangiare per chi aveva bisogno, poi passavo da scuola per controllare che tutti fossero andati a lezione».
Favelas significa povertà, droga, criminalità. Mai avuto problemi?
«Attenzione, nelle favelas non sono tutti banditi, grasiasaDios. Gira molta droga, ma non se ne consuma: la si prepara per poi portarla in città. E’ una specie di Stato nello Stato: nei loro territori nessuno si permette di rubare o spacciare».
I ricordi più forti?
«Ci stiamo allenando e pum, sento un colpo di pistola. Mi volto: a bordo campo un ragazzino di 13 aveva sparato e ammazzato uno di 20».
Come faceva a farsi rispettare?
«Sfruttavo il nome ed ero educato. Il primo giorno, a guardare l’allenamento, ci sono una decina di ragazzi che fumano uno spinello. Faccio finta di niente. Lascio passare qualche settimana, e mi avvicino al più grande che ormai aveva capito chi fossi e che mi saluta: “Tu sei Juary, il Professore”.
Lo prendo sotto braccio: “Amico, se vuoi farti le canne fai pure, ma non davanti ai miei ragazzini. Se tu avessi un figlio saresti contento di sapere che c’è chi si droga vicino a lui?”. Mi guarda perplesso, ci pensa su.
Poi: “Hai ragione, Prof, mi allontano”. Da quel giorno ogni
volta che mi vedeva mi chiamava: “Juary, tutto ok”.
Capito? Ha accettato l’insegnamento perché non gliel’ho imposto».
Juary, quanto l’hanno cambiata questi anni di lavoro?
«Tantissimo. Ho imparato che bisogna vivere alla giornata, il tuo domani lo conosce solo Dio e...».
Alt, curiosità: continua a citare DIo, lei è molto religioso?
«Sì, sono cristiano evangelico. Vado a messa tre volte la settimana».
Ok, stava dicendo?
«Che soffro di saudade: il progetto è finitoe ho cambiato lavoro, ma la vita nelle favelas e quei bambini mi mancano. E’ stato il momento più bello ed emozionante della mia vita, molto più di quando ho vinto la Coppa Campioni con il Porto».
A proposito di bambini, come era il piccolo Juary?
«Andavo in giro nudo».
Scusi?
«Niente vestiti fino a 8 anni per la disperazione di mia madre, era una mania».
Famiglia povera?
«Sì, anche se non ci è mai mancato il cibo. Abitavamo a Rio, i miei lavoravano tutto il giorno per mantenere me e 2 fratelli».
Rio uguale spiaggia e partite sulla sabbia a piedi scalzi, è così che ha iniziato?
«Il mare era troppo lontano da casa. A piedi scalzi sì, ma perché non avevo le scarpe: giocavamo
per strada e avevamo le unghie sempre rotte».
Prime squadrette, poi esordio nel Santos e gol. Girava già intorno alla bandierina per festeggiare?
«Ahahaha. Questa storia mi stupisce ogni volta: a distanza di anni tutti ricordano la bandierina. E pensare che è nata per caso».
Come?
«Derby col San Paolo, e un radiocronista di quelli che urlano “Goooooooooooolllllll” mi chiede: “Se segni oggi come esulti?”.
E io: “Non so, improvviserò”. Pronti via, subito una rete e d’istinto corro sulla bandiera e quando sono lì mi salta in testa di girarci intorno.
Poco dopo, doppietta e poi ancora terza rete: ha portato bene e poi l’ho sempre fatto».
Juary, ora vanno di moda le esultanze “famolostrano”. Diamo qualche voto:
Totti e il parto simulato.
«Bello! Ha stupito tutti, anche Ilary. Gesto d’amore, voto 10».
Toni e la mano sull’orecchio come per dire: avete capito cosa ho fatto?
«Ma è per i propri tifosi o per quelli avversari? Ehehehe. Divertente, voto 8».
Le capriole dei nigeriani.
«Spettacolari, le avessi fatte io mi sarei spezzato la schiena. Voto 9».
Lo spogliarello della maglia.
«E’ per mostrare lo sponsor sotto, non mi piace. Voto 4».
L’ultima la scelga lei: una che proprio non sopporta.
«Cassano mi perdoni, ma quando ha dato il calcio alla bandierina mi ha fatto venire un colpo: ma come, maltrattare così la mia bandierina? Ahahaha. Voto 3».
Juary, torniamo a lei: Santos, un’esperienza in Messico a Guadalajara e poi l’Italia.
Come ci è arrivato all’Avellino?
«Ha tempo per ascoltare che la faccio ridere?».
Tranquillo, manca quasi metà pagina.
«Bueno.Finisce la stagione e sono pronto per andare in vacanza.
Mi convoca un dirigente, dice: “Vado in Italia a vedere giocatori, mi devi accompagnare perché te
ne intendi”. Mi sembra strano, provo a rifiutare, mi costringono ad accettare. Decolliamo
e sull’aereo noto che c’è anche il segretario del club, quello che gestisce i soldi. Boh. Primo bicchiere di vino echiedo spiegazioni. Niente. Secondo, terzo, quarto bicchiere e propongo:
“Amici, ordiniamo una bottiglia”.
Ce la scoliamo e mezzo sbronzo metto alle corde il dirigente:
“Ora basta, ditemi dove andiamo?”.
Mi prende sotto braccio: “Juary, non puoi scappare e non ci sono paracadute. Andiamo in Italia,
ti abbiamo venduto all’Avellino”.
E io: “Hheee? Che cazzo dici? Dove è?”».
Mica male. E poi?
«Mi spiegano che è una questione di soldi, mi ha voluto Vinicio e bla bla bla. Arriviamo in sede, ci sediamo al tavolo: io, i dirigenti, Sibilia e Vinicio».
Scusi Juary, cosa sta facendo? Perché si mette gli occhiali da sole?
«Imito Sibilia. Abbassa gli occhiali sul naso, mi scruta da vicino e si volta da Vinicio: “Ma tu
sippropriossicuro checchisto è un calciatore?”. Parlottano. Mi osserva ancora da vicino: “Ma è piccolino, nuncelappò fa’”.
Parlottano ancora e borbotta a Vinicio: “Cumpà, ma io dovrei spendere
800 dollari pecchistuccà? Se non gioca tra 3 mesi caccio lui e te insieme”.
E mi fa firmare: 20 milioni netti».
Poi si è convinto.
«Al primo gol.. Sa che sono andato a salutarlo il mese scorso? E’ stato gentile come sempre. Era un grande signore, elegante e corretto».
Con qualche amicizia particolare...
Cutolo, per esempio, boss della camorra. Lei lo conobbe, vero?
«Che casino quella volta. Mi chiama Sibilia: “Domani tu devi venire con me”. E io: “Ma c’è allenamento”. Risposta secca: “Qui comando io”. Il giorno dopo vengono a prelevarmi gli uomini
della scorta, due giganti talmente grandi che in mezzo a loro sembravo Arnold, quello del telefilm “Il mio amico Arnold”.
Ahahaha, bella questa vero?».
Bella. Continui.
«Salgo in macchina e chiedo a Sibilia: “Dove andiamo?”.
Risposta secca: “Fatti gli affari tuoi!”.
Ad un certo punto mi ritrovo in tribunale tra interrogatori e carabinieri.
Mi portano da quel tizio dietro le sbarre che voleva conoscermi. Io non sapevo chi fosse».
Cutolo, cui ha regalato una medaglia d’oro...
«Macchè, bugia: era la medaglietta dell’Avellino. Mi parla, si informa, mi saluta. Solo il giorno dopo ho capito...».
Ai tempi, in città, si diceva che fosse il modo con cui Sibilia si sdebitava nei confronti di Cutolo perché avevano da poco sventato un attentato allo stadio.
«Si diceva, ma non ne sapevo nulla».
Anni duri, quelli. Camorra e terremoto.
«23 novembre 1980, avevamo appena battuto l’Ascoli 4-2. Sto facendo la doccia a casa e sento un boato, scappo sul balcone nudo credendo fosse una bomba. Poi il giro in auto per la città con Tacconi per controllare che tutti i compagni di squadra stessero bene.
Se mi sento avellinese è perché ho vissuto quel disastro e ho sofferto con la gente del posto».
Due stagioni all’Avellino e poi il grande salto: Inter.
«Un errore, non ero pronto per quella squadra. Anno disastroso, clima freddo, problemi, e uno spogliatoio che era una bomba a orologeria perché non si vinceva da anni e c’era troppa pressione».
Sembra stia raccontando l’Inter di adesso.
Ehehehe. La chiamavano “el negher”, mai avuti problemi di razzismo?
«Mai, me ne fregavo».
E allora perché restò tanto isolato?
«C’era il gruppo di chi giocava insieme da anni come Altobelli e Beccalossi. E poi il gruppo di quelli del Mondiale come Oriali, Marini e Collovati. E due stranieri, io e Hansi Muller che parlava solo tedesco. Claro che sono restato solo».
In più qualche dichiarazione azzardata.
Come dopo la sospetta combine di Genoa-Inter 2-3 e il gol di Bagni il “traditore”...
«I giornalisti hanno frainteso, non sapevo nulla. I compagni si sono fidati di quanto letto e dal quel momento mi hanno accantonato definitivamente. Qualcuno non si è comportato da uomo».
Nomi, grazie.
«Sono passati 25 anni, le cose brutte le cancello subito».
Ciao Inter, il riscatto all’Ascoli e poi la Cremonese.
«Mondonico bravissimo, aveva creato un ambiente familiare. E che ridere con Zmuda: ad ogni minima difficoltà ripeteva ad alta voce: “Torno Polonia, torno Polonia”.
Finché un giorno lo guardo: “Ma sei ancora qui? Vattene a casa, hai rotto le scatole!” Ehehehe».
Nel 1985 il triste addio all’Italia. La davano per finito.
«Invece con il Porto ho vinto la Coppa dei Campioni segnando il gol del 3-1 all’80’.
GrasiasaDios. Il momento più bello della mia carriera. Ma non della vita: niente è paragonabile alle favelas».
Juary, ultime domande veloci.
1) Il più forte di sempre?
«Pelè».
2) Il più forte di adesso?
«Nessuno è in grado di fare la differenza da solo. Mi piace molto Vieira».
3) C’è un nuovo Juary?
«Impossibile fare paragoni. Mio figlio si sta allenando con il Cervia, ma non mi deve assomigliare».
4) Ha un sogno?
«Veder crescere i miei figli tranquillamente. Ne ho 5 e da dieci mesi sono diventato nonno di Sara».
5) Ultimo giochino: i migliori 11 compagni di Juary.
«Tacconi in porta.
In difesa João Pinto, Collovati, Cattaneo e Beruatto.
In mezzo Andrè e Magalhães del Porto e Vignola.
Davanti Altobelli, io e Madjer.
Allenatore Artur Jorge».
Squadra vincente?
«Claro che sì. Ma soprattutto sempre all’attacco».
Intervista bellissima:clap:
Sei un grande Juary:clap: :clap:
LupoDentrooo
02-10-2009, 11.27.59
Meglio che mi sto zitto:bua:
adorix
03-10-2009, 11.46.56
Uàààààààààà Juary.................il più forte di adesso??? VIEIRA:sorpreso: :sorpreso: :sorpreso: :sorpreso:
lo zio
03-10-2009, 11.50.57
Ho scoperto soltanto oggi questa intervista a Juary di 4 anni fa. :oops:
Uàààààààààà Juary.................il più forte di adesso??? VIEIRA:sorpreso: :sorpreso: :sorpreso: :sorpreso:
:fischia: :fischia: :fischia: :P
IL NAPOLETANO
03-10-2009, 11.51.08
Uàààààààààà Juary.................il più forte di adesso??? VIEIRA:sorpreso: :sorpreso: :sorpreso: :sorpreso:
Non ce la fai proprio a leggere tu, eh?:bah:
Ho scoperto soltanto oggi questa intervista a Juary di 4 anni fa
:nonews:
Lasfida
03-10-2009, 11.52.26
Uàààààààààà Juary.................il più forte di adesso??? VIEIRA:sorpreso: :sorpreso: :sorpreso: :sorpreso:
Leggi bene, Ultrà ! :fuma:
Ho scoperto soltanto oggi questa intervista a Juary di 4 anni fa.
lo zio
03-10-2009, 11.53.17
NAP ti ho fatto di ben 11 sec.....
Ma è n'accanimento contro il povero Adorix :lol:
Lasfida
03-10-2009, 11.54.22
Azz, Napoletà per pochi secondi...:eheh:
E pure Lo zio....vedo.
adorix
03-10-2009, 11.58.36
Ho letto ho letto..........................pure 4 anni fa.................è 'a stessa cosa!!!:azz: Vieira??? Ma stammo pazzianno???
IL NAPOLETANO
03-10-2009, 12.05.44
NAP ti ho fatto di ben 11 sec.....
Ma è n'accanimento contro il povero Adorix :lol:
Non sto in forma...sto facendo la preparazione estiva in ritardo e sono un po' imballato!:P
Enzo11
04-10-2009, 10.55.29
veramente un'intervista stupenda!
the lupo
06-10-2009, 23.22.13
Un GRANDE!!!!!!!!!!!!!!!!
stene
07-10-2009, 00.13.07
grande Juary the best....un grandissimo
stene
07-10-2009, 00.29.49
tra poco potro' postare i link:ok::ok::ok::ok::ok::ok::ok::ok::ok::ok:
Lupo69
07-10-2009, 13.16.06
Grande Juary...ma credetemi si tratta soprattutto di un GRANDE UOMO legato ed innamorato della nostra terra. Lo incontro 3 volte alla settimana presso la sua scuola calcio quando accompagno mio figlio è di una cordialità e semplicità unica ....a volte penso sia troppo buono per questa città.
stene
12-10-2009, 13.35.32
Ciao Lupo 69....dovè questa scuola calcio??? ad Avellino???
Paolo79
12-10-2009, 13.44.47
Ciao Lupo 69....dovè questa scuola calcio??? ad Avellino???
Si..........:ok::ok::ok:
stene
12-10-2009, 13.46.46
ECCO A VOI QUESTO VIDEO!!!!!
http://www.youtube.com/watch?v=EF2EtYS3aKs
ultras avellino
01-01-2010, 13.46.51
:ok: :ok: :ok:
molto bello, grazie!
il link è questo:
http://it.youtube.com/watch?v=VVGXsAm49s8
grandissimo video,troppo bello.:ok:
http://www.gazzetta.it/Calcio/Altro_Calcio/03-01-2010/ricordate-danze-juary-602529288157.shtml
Ricordate le danze di Juary?
Ora lancia talenti ad Avellino
L'ex attaccante brasiliano di Avellino e Inter ha sviluppato un progetto a metà fra l’assistenza ai ragazzi sudamericani più poveri e lo sviluppo di una scuola calcio: "Ho creato ad Avellino la Seleçao School Football Club dopo un ampio giro in Brasile dove abbiamo selezionato 18 ragazzi ragazzi tra i 14 e i 18 anni fra i 400 visionati"
MILANO, 3 gennaio 2009 - Ricordate Jorge Juary? Ma sì, l’attaccante brasiliano che a ogni gol faceva la danza intorno alla bandierina… Anni Ottanta: Avellino e Inter da noi, poi campione d’Europa 1987 col Porto. Beh, è tornato in Irpinia da qualche mese e ha ricominciato a vivere dopo annate un po’ così, da disoccupato che deve mantenere due mogli e sette figli e si permette di lasciare l’incarico di allenatore della Berretti del Napoli affidatogli dal suo antico dirigente Pierpaolo Marino…
http://images.gazzetta.it/Hermes%20Foto/2010/01/03/juary2--300x145.jpgJuary: una vita per il pallone il progetto — Ritrovando la voglia di impegnarsi, Juary ha messo in pratica un progetto a metà fra l’assistenza ai ragazzi sudamericani più poveri e lo sviluppo di una scuola calcio che può dare talenti al calcio italiano. È lui stesso a parlarcene. "Ho creato ad Avellino la Seleçao School Football Club dopo un ampio giro in Brasile compiuto a luglio e agosto con degli amici. Siamo stati a Rio e San Paolo, Santa Caterina, e Campinas fino agli angoli più remoti e abbiamo visionato 400 ragazzi tra i 14 e i 18 anni. Alla fine ne abbiamo selezionati 18 che lavorano con me ad Avellino. Tra loro c'è un venezuelano di 13 anni, Joao, Miguel, Gonçalves, Fernandes, che era stato puntato dal Porto, ma la sua famiglia ha rispettato la parola data a me: caso strano in questo mondo. Si tratta di una vera promessa, un trequartista alla Messi. Lo ha già visionato l’Inter, Roberto Samaden e Piero Ausilio lo rivedranno tra un po’, quando, si spera, avrà messo qualche chilo e qualche centimetro in più. Un altro ragazzo, Dericks, è stato preso dal Pescara su segnalazione di Delli Carri".
talent scout — Insomma, comincia ad avere i primi frutti del suo lavoro: "L’idea di base è appunto quella di togliere questi giovanissimi dalla strada e farli crescere in Italia in maniera che possano ambientarsi precocemente. Si abituano al cibo, alla nostra tattica, al modo di vivere. E dopo 1-2 anni nel nostro gruppo,saranno pronti per il calcio italiano vero". La loro giornata tipo? "Al mattino vanno a scuola, poi pranzo, riposino e due ore di allenamento, in campo e palestra. Nel week-end giocano delle amichevoli con i pari età e la domenica li portiamo in giro negli stadi a vedere le partite. Sono ragazzi, e devono anche divertirsi. Penso che riusciremo ad affiliarci a grosso club, ma per scaramanzia non svelo qual è. Sto pure organizzando degli stage con allenatori di serie A e serie B". E già che c’era, ha pure creato una scuola calcio per i bambini avellinesi "Sì per questa città che mi ha adottato voglio continuare a fare qualcosa e ho deciso di partire quest'anno, perchè il calcio avellinese non può finire così in basso (la squadra maggiore milita in serie D, ndr). Sono decenni che Avellino non sforna talenti, dai tempi di Nando De Napoli. Io mi sono appoggiato a Mercogliano alle strutture del commendatore Antonio Sibilia, il mio vecchio presidente della serie A. Penso che qualcosa di buono la tireremo fuori".
Nicola Cecere (javascript:apri_popup_methode_mailto('http://www.gazzetta.it/common/sendMail.php?email=cecere'))
Lupo69
29-01-2010, 20.01.09
Ciao Lupo 69....dovè questa scuola calcio??? ad Avellino???
....A secondo della fascia di età si svolge tra il campo sportivo di Aiello del sabato e la tendo struttura di Contrada Alvanite.
Purtroppo in queste ultime settimane Juary è poco presente a seguito dei sopraggiunti impegni con l'Aversa Normanna.
stene
10-11-2010, 13.01.13
adesso il figlio allena e gioca in una squadra vicino a treviso...
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