LupoDan
01-05-2007, 13.46.09
Come due anni fa, si parla di play off.
Non c'è un cetaceo come avversario, ma qualcosa di più subdolo, oscuro e pericoloso.
Qualcosa che ci ha impedito di vincere subito e che noi non abbiamo saputo combattere.
Un avversario che non dovremo affrontare come fece quella grossa balena due anni fa.
Spero che questo confuso insieme di sensazioni, di immagini sia beneaugurante per i nostri colori.
Massì fuma, va...
Sono qui in questo forno di cemento infilzato dallo spiedo
di una indicibile tensione da due ore.
Ne manca ancora una.
Ma si, và, ne accendo un'altra.
Come si fa a non fumare con una "Fisherman" in bocca.
Mio fratello mi invidia: sono sette anni che non fuma più,
eppure guarda la mia sigaretta più o meno con l'espressione
che io assumo quando ammiro le chiappe di Jennifer Lopez:
con discrezione, senza fà tropp avverè.
Finalmente vedo qualcuno salire dal sottopassaggio degli spogliatoi.
Iniziano a piovere fischi, eppure questo in tuta blu e azzurra
incita nella nostra direzione.
Poi noto che ha pure qualcosa di biancoverde.
Azz, ma é Puleo!
Si alza potente il boato della folla, sono i nostri beniamini sul prato verde.
Sono saliti per riscaldarsi.
Ma non le gambe: il cuore.
Si incoraggiano, si abbracciano, ci incitano.
E' una simbiosi completa che spazza via l'ultima, piccolissima,
inconscia, vergognosa paura di un incontro in qualche maniera già scritto.
La sensazione istintiva e immediata è di una grande fiducia in questi ragazzi.
Mi rinfranca la differenza di atteggiamento che i loro colleghi di lì
a poco ostentano.
Passeggiano tranquilli, sembrano sentire meno quanto l'aria sia tesa.
Bene, mi dico, bene, questo é sicuramente un buon segno.
Chi ha vissuto gli anni d'oro del Lupo non può non aver riconosciuto
quella determinazione, quella forza, quella sana cattiveria agonistica
che la gente d'Irpinia pretende dai suoi gladiatori, prima ancora della tecnica.
Maglie sudate, crampi e aggressività, poi si può uscire pure sconfitti, ma sempre con onore.
Insomma una mentalità all'inglese figlia degli antichi retaggi della montagna.
E così inizio a pensare al boomerang...
Ne accendo un'altra.
Sono sudato, ho sete e il fumo mi va negli occhi, ma continuo a pensare al boomerang.
Vuoi vedere che la sovraesposizione mediatica lanciata in favore del ciuccio
dopo un lungo, estenuante pellegrinaggio tra edicole, tubi catodici e onde medie
nun si scass 'o cazz e gli arriva da dietro comm a no scurzettone?
Intanto, mi rendo conto che, per la prima volta, me ne strafotto di chi gioca.
C'é Vanin? Ghirardello? Rastelli ha recuperato? Chi ha messo al posto di Criaco?
Niente.
Eppure se lo chiedono intorno a me, visto che ormai gli altoparlanti del Partenio
vantano una latitanza decennale.
Il tempo di rammaricarmi ancora una volta per la dismissione del rito delle formazioni
e di prendere atto che la respirazione artificiale tentata dallo speaker al massimo arriva
a Moretti, che metto di nuovo mano al pacchetto assicurandomi cinque minuti in meno
di sofferenze terrene.
Stavolta mio fratello mi guarda con malcelata preoccupazione per la diminuzione
esponenziale degli intervalli tra una Camel e l'altra.
La partita é nervosa, esattamente come me l'aspettavo: loro in avanti ma sterili, noi a controbattere
ogni volta che c'é la possibilità.
Poi, improvviso eppure inesorabile, il gol.
Ugola in fiamme, palombelle policrome sul fondo scuro del calo di zuccheri, dolore alla milza.
Insomma sto da Dio.
Ma lui nella sua infinita bontà, dopo una sigaretta insieme, mi accorda un lungo recupero
e così ridiscendo per vedere il secondo tempo.
Neanche quindici secondi ed ecco che le coronarie vengono spedite anzitempo negli
spogliatoi per fallo da ultimo battito.
Vabbè, le sostituisco facilmente con una camel.
Ma pochi secondi dopo Moretti chiede l'estremo sacrificio alle corde vocali e nemmeno
l'anestesia di una serie da tre delle micidiali caramelle serve a qualcosa.
A questo punto la partita diventa più cattiva, ma ci lasciamo magnanimamente sfuggire l'occasione di una
goleada ad un Napoli ormai isterico.
Anzi, riusciamo a fare di meglio: li facciamo segnare.
Il teorema del boomerang inizia a vacillare, sollecitato e rinvigorito da un'infinità di onde spurie
sparate da media troppo distratti, ma Cecere lo tiene in piedi.
Si spreca dall'una e dall'altra parte e non mi resta che raschiare il fondo del pacchetto,
causa la falsa partenza sull'invasione di campo.
Poi il nulla, Millesi spara in curva per imitare Abate, l'arbitro fischia, stavolta per davvero,
ed io non riesco neanche più a gridare dalla gioia.
Finisco accasciato, tramortito, svuotato sul gradone.
Tutti intorno a me sono completamente impazziti, persi in una frenesia senza rimedio.
Alla fine mio fratello mi fa: uà e come stai, tranquillizzati, fumati 'na sigaretta...
Io fisso il vuoto e dopo dieci secondi mormoro: ma vafanculo... sò finite!
In bocca al lupo a tutti noi.
Anzi in culo alla balena!
Non c'è un cetaceo come avversario, ma qualcosa di più subdolo, oscuro e pericoloso.
Qualcosa che ci ha impedito di vincere subito e che noi non abbiamo saputo combattere.
Un avversario che non dovremo affrontare come fece quella grossa balena due anni fa.
Spero che questo confuso insieme di sensazioni, di immagini sia beneaugurante per i nostri colori.
Massì fuma, va...
Sono qui in questo forno di cemento infilzato dallo spiedo
di una indicibile tensione da due ore.
Ne manca ancora una.
Ma si, và, ne accendo un'altra.
Come si fa a non fumare con una "Fisherman" in bocca.
Mio fratello mi invidia: sono sette anni che non fuma più,
eppure guarda la mia sigaretta più o meno con l'espressione
che io assumo quando ammiro le chiappe di Jennifer Lopez:
con discrezione, senza fà tropp avverè.
Finalmente vedo qualcuno salire dal sottopassaggio degli spogliatoi.
Iniziano a piovere fischi, eppure questo in tuta blu e azzurra
incita nella nostra direzione.
Poi noto che ha pure qualcosa di biancoverde.
Azz, ma é Puleo!
Si alza potente il boato della folla, sono i nostri beniamini sul prato verde.
Sono saliti per riscaldarsi.
Ma non le gambe: il cuore.
Si incoraggiano, si abbracciano, ci incitano.
E' una simbiosi completa che spazza via l'ultima, piccolissima,
inconscia, vergognosa paura di un incontro in qualche maniera già scritto.
La sensazione istintiva e immediata è di una grande fiducia in questi ragazzi.
Mi rinfranca la differenza di atteggiamento che i loro colleghi di lì
a poco ostentano.
Passeggiano tranquilli, sembrano sentire meno quanto l'aria sia tesa.
Bene, mi dico, bene, questo é sicuramente un buon segno.
Chi ha vissuto gli anni d'oro del Lupo non può non aver riconosciuto
quella determinazione, quella forza, quella sana cattiveria agonistica
che la gente d'Irpinia pretende dai suoi gladiatori, prima ancora della tecnica.
Maglie sudate, crampi e aggressività, poi si può uscire pure sconfitti, ma sempre con onore.
Insomma una mentalità all'inglese figlia degli antichi retaggi della montagna.
E così inizio a pensare al boomerang...
Ne accendo un'altra.
Sono sudato, ho sete e il fumo mi va negli occhi, ma continuo a pensare al boomerang.
Vuoi vedere che la sovraesposizione mediatica lanciata in favore del ciuccio
dopo un lungo, estenuante pellegrinaggio tra edicole, tubi catodici e onde medie
nun si scass 'o cazz e gli arriva da dietro comm a no scurzettone?
Intanto, mi rendo conto che, per la prima volta, me ne strafotto di chi gioca.
C'é Vanin? Ghirardello? Rastelli ha recuperato? Chi ha messo al posto di Criaco?
Niente.
Eppure se lo chiedono intorno a me, visto che ormai gli altoparlanti del Partenio
vantano una latitanza decennale.
Il tempo di rammaricarmi ancora una volta per la dismissione del rito delle formazioni
e di prendere atto che la respirazione artificiale tentata dallo speaker al massimo arriva
a Moretti, che metto di nuovo mano al pacchetto assicurandomi cinque minuti in meno
di sofferenze terrene.
Stavolta mio fratello mi guarda con malcelata preoccupazione per la diminuzione
esponenziale degli intervalli tra una Camel e l'altra.
La partita é nervosa, esattamente come me l'aspettavo: loro in avanti ma sterili, noi a controbattere
ogni volta che c'é la possibilità.
Poi, improvviso eppure inesorabile, il gol.
Ugola in fiamme, palombelle policrome sul fondo scuro del calo di zuccheri, dolore alla milza.
Insomma sto da Dio.
Ma lui nella sua infinita bontà, dopo una sigaretta insieme, mi accorda un lungo recupero
e così ridiscendo per vedere il secondo tempo.
Neanche quindici secondi ed ecco che le coronarie vengono spedite anzitempo negli
spogliatoi per fallo da ultimo battito.
Vabbè, le sostituisco facilmente con una camel.
Ma pochi secondi dopo Moretti chiede l'estremo sacrificio alle corde vocali e nemmeno
l'anestesia di una serie da tre delle micidiali caramelle serve a qualcosa.
A questo punto la partita diventa più cattiva, ma ci lasciamo magnanimamente sfuggire l'occasione di una
goleada ad un Napoli ormai isterico.
Anzi, riusciamo a fare di meglio: li facciamo segnare.
Il teorema del boomerang inizia a vacillare, sollecitato e rinvigorito da un'infinità di onde spurie
sparate da media troppo distratti, ma Cecere lo tiene in piedi.
Si spreca dall'una e dall'altra parte e non mi resta che raschiare il fondo del pacchetto,
causa la falsa partenza sull'invasione di campo.
Poi il nulla, Millesi spara in curva per imitare Abate, l'arbitro fischia, stavolta per davvero,
ed io non riesco neanche più a gridare dalla gioia.
Finisco accasciato, tramortito, svuotato sul gradone.
Tutti intorno a me sono completamente impazziti, persi in una frenesia senza rimedio.
Alla fine mio fratello mi fa: uà e come stai, tranquillizzati, fumati 'na sigaretta...
Io fisso il vuoto e dopo dieci secondi mormoro: ma vafanculo... sò finite!
In bocca al lupo a tutti noi.
Anzi in culo alla balena!