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Visualizza versione completa : Beruatto (di Mimmo Rossi)


LupoDentrooo
17-05-2007, 22.02.05
di Mimmo Rossi

Siamo alla fine degli anni settanta, l'Avellino è in serie A, dopo quella bella e trionfale vittoria del giugno del 1978 allo stadio Marassi di Genova. Il gol di Mario Piga, il tamburino sardo, come lo definì Peppino Pisano dalle colonne del Mattino, consentì ai lupi di approdare inaspettatamente nella massima serie. Iapicca aveva già passato lo scettro del comando al presidente Vincenzo Matarazzo.
L'Avellino in punta di piedi si affacciò in serie A esordendo al Meazza contro il Milan. Pronostico chiuso, vittoria scontata per i rossoneri. Ma il lupo non sfigurò al cospetto del diavolo. Lo stadio Partenio era in piena ristrutturazione e mentre in contrada Amoretta si lavorava giorno e notte per tirare su le gradinate, Rino Marchesi e l'intera truppa irpina furono costretti a giocare con la Lazio al San Paolo di Napoli. Brutta batosta nel tempio del calcio partenopeo. Finì 3 a 1 per i biancocelesti. Furono in tanti a pensare che l'avvenuta in serie A sarebbe durata giusto una stagione. Difficile mettersi al passo delle altre, impossibile mantenere i ritmi con squadre blasonate, ma anche con quelle provinciali, abituate a lottare e soffrire per non retrocedere.

Antonio Sibilia era nel frattempo rientrato a tempo pieno nella società, anche se la carica di presidente era stata affidata al costruttore avellinese Vincenzo Matarazzo. Era il commeda, comunque, a manovrare. E dopo i tonfi di inizio stagione, Sibilia corse subito ai ripari, intervenendo energicamente sul mercato, cercando di scoprire in provincia giovani talenti ai quali affidare l'operazione salvezza.

Dal Monza, che militava in serie B, era già giunto l'attaccante Tosetto, un biondino che in Brianza si era messo in luce a suon di gol. Scuola Milan Ugo-gol, come fu definito al suo arrivo ad Avellino, anche se con la casacca biancoverde, non fece faville. Pensò solo di farsi riconoscere un buon ingaggio, ricordando che con il Monza "beccava" premi speciali. Storica la risposta di Sibilia che ricordò al biondino che ad Avellino non c'era molto granturco per soddisfare la sua fame:
"Uagliò, quà gramìgnola nun ce ne stà".

Nel Monza qualche attento osservatore aveva segnalato la presenza di un difensore di fascia dai piedi buoni, all'evenienza avrebbe potuto coprire anche il ruolo di centrocampista laterale. A settembre Sibilia non esitò a rilevare dalla società brianzola l'intero cartellino di Paolo Beruatto, tre campionati con la casacca del Monza, una promozione dalla C alla B, tanta voglia di giocare ed affermarsi.

All'epoca i calciatori dell'Avellino erano i beniamini di tutti. Il popolo biancoverde, in pratica una intera città e buona parte della provincia e di quelle vicine, amava a dismisura i lupi. Per tutti si coniavano vezzosi nomignoli. Lombardi, che era il faro del centrocampo, fu definito fiammifero, grazie ai capelli rossi, Tosetto era Ugo-gol, Cattaneo per la sua mole il Cesarone delle difese, Di Somma per tutti era Totore, una via di mezzo tra Salvatore e un forte muratore, uomo arcigno e grande lavoratore. Per Beruatto, prendendo spunto dal film di successo interpretato in quegli anni da Giancarlo Giannini, fu coniato il soprannome di Paolo il caldo. Giovanissimo, bello quanto bastava per far impazzire le tante ragazzine, il caldo Paolo non ebbe difficoltà , nonostante fosse la sua prima esperienza al Sud, ad ambientarsi in una cittadina come Avellino che aveva letteralmente la testa nel pallone.

In quel campionato Beruatto giocò poco. Una dozzina di presenze con molti spezzoni di partite. Il calciatore c'era tutto, ma Rino Marchesi (anche lui aveva un nomignolo, lo chiamavano Rino...ceronte) preferì inserirlo gradualmente in una categoria dove poi avrebbe giocato ad altissimi livelli per oltre un decennio.
Piedi buoni Paolo il caldo, difensore elegante e dotato di una duttilità eccezionale. Il gioco a scalare, il saper coprire e spingere con grande dinamismo, Beruatto consentiva alla manovra avellinese un notevole respiro. Gli mancava il gol, giocava lontano dalla porta avversaria, ma quando spingeva su quella fascia destra i cross per De Ponti, e poi per Juary e Criscimanni erano sempre precisi e taglienti.

Tre stagioni con la casacca biancoverde, una più bella delle altre. Alla fine Beruatto divenne una pedina importante prima nella scacchiera di Marchesi, poi in quella di Luis Vinicio. Ragazzo serio il Paolo, piemontese doc di Courgnè, a mezz'ora d'auto dalla grigia Torino, dove il sole tarda a splendere, coperto dal denso fumo sprigionato dalle mille ciminiere delle fabbriche. Torino, dove il suono delle sirene si confonde tra le nebbie diventando una nenia proprio come i dialetti del popolo meridionale trapiantato negli anni cinquanta nella città del benessere. Paolo, come tutti i settentrionali che in quegli anni vestirono la maglia dell'Avellino, ritornò nella sua Torino diventando una bandiera della squadra granata.

Ma Avellino gli è rimasta sempre nel cuore. Oggi Beruatto, 44 anni, è un allenatore emergente. Quest’anno iniziando l’avventura in C alla guida del Messina non ha avuto la soddisfazione di poter affrontare la sua ex squadra, grazie alla quale conobbe i palcoscenici della serie A. A Messina l'avventura è durata poco. L'avrebbe dovuto sapere che nelle piazze infuocate del Sud i risultati contano più del bel gioco. Nella sua breve permanenza al di là dello stretto, Paolo il caldo ha più volte ricordato quella avventura magnifica in Irpinia. Lo ha fatto con Beppe Gulletta, telecronista di Canale 21 e TeleOggi degli incontri dell'Avellino di quegli anni, in una serata all’insegna della nostalgia per il tempo passato e forse anche per qualche occasione perduta.

Aldair
18-05-2007, 10.02.20
Giusto una precisazione: l'articolo di Mimmo Rossi è di 6 anni fa.
Oggi Beruatto ha 50 anni.

LupoDentrooo
18-05-2007, 14.12.16
Nel 1978, uscì questa canzone
http://www.goblin.org/pics/cecchetto.gif

Per i più giovani, era la classica canzuncella tormentone, con le singole parole, intervallate tra di loro e accompagnate da gesti da mimo.
One, two, three, four, five, six, seven, eight! Dormire, salutare, autostop, starnuto, camminare, nuotare, sciare, spray, ...

La formazione dell'Avellino veniva annunciata con questa canzone e mettento i nomi dei calciatori al posto delle diverse parole:
Tacconi...Beruatto...

Questo ricordo è immediato, non appena leggo di Tacconi....Beruatto...


Una sera lo incontrai a Mercogliano, il tempo di scendere dall'auto e fu assalito da tante pullastrelle: non mi pensò proprio:grr:

Era davvero micidiale quando scendeva sulla fascia, la divorava...LETTERALMENTE.

Ecco una parte di una sua intervista rilasciata a Riccardo Cannavale

“Firmai il contratto a Coverciano sul cofano dell’auto del “commendatore” – ricorda Paolo Beruatto -. Il mercato si era appena concluso e subito dopo salii sulla sua macchina e feci tutto il viaggio da Firenze al suo fianco. Mi colpì subito il personaggio, che considero il mio padre calcistico, per quel suo modo di fare: a metà viaggio costrinse l’autista a farsi da parte e si mise lui al volante”.

Le sue caratteristiche di combattente lo fecero diventare immediatamente un beniamino del “Partenio”. Nella prima stagione disputò 15 gare (“quasi sempre in casa” rammenta) contribuendo alla prima salvezza dell’Avellino in serie A.
“Arrivai che la squadra era ancora ferma al palo dopo cinque giornate di campionato. In panchina c’era Marchesi, un vero galantuomo, uno che mi ha insegnato tanto. Quando partimmo per Torino, per l’ultima giornata, davanti all’albergo c’erano due ali di folla festanti. Il pubblico impazziva letteralmente per le nostre gesta. Oggi posso dire, con cognizione di causa, che in quegli anni abbiamo scritto la storia del calcio ad Avellino”.

Nelle due stagioni successive, Beruatto disputò altre 58 gare con la casacca biancoverde, realizzando anche un rete, in casa, contro il Pescara. “Segnai il gol del vantaggio con un tiro di sinistro da fuori area, una splendida sensazione per me che non ero abituato a farne tanti”.

Per il difensore piemontese il vero segreto di quella squadra era la forza del gruppo, un gruppo unito che si ritrovava quasi ogni sera. “Vivevamo tutti a Mercogliano – racconta – e trascorrevamo lì il nostro tempo libero. Ricordo che c’era un bar dove ci incontravamo per giocare al flipper: bisognava calarsi per entrare tanto era angusto. Ci accontentavamo delle piccole cose, non andavamo alla ricerca del lusso o della mondanità. Con Boscolo e Romano formavamo un trio inseparabile: lo stare insieme fuori dal campo faceva crescere anche il nostro feeling all’interno del rettangolo di gioco e la domenica eravamo sempre caricati a mille”.

Dopo tre stagioni ad Avellino, Beruatto si trasferì nella “sua” Torino. Sei anni in granata e poi il passaggio alla Lazio per altri tre anni, prima di chiudere la carriera in C a Mantova.
“Quelli di Avellino sono stati gli anni più belli della mia carriera. Avevo poco più di vent’anni quando arrivai in Irpinia, lì sono maturato sia calcisticamente che come uomo. Ho imparato a soffrire, avendo vissuto in prima persona la tragica parentesi del terremoto. Ancora oggi – confessa – capita di incontrare ex avversari che ricordano come fosse impossibile superarci. Quando mi dicono: ma come facevate a vincere contro tutti, contro il Milan, la Juve, l’Inter, beh non posso nascondere che provo un’enorme soddisfazione”.

Parlare del figlio gli permette di fare un salto a ritroso e di evidenziare come si sia evoluto uno sport che, pur rimanendo affascinante, ha perso molto. “E’ quasi impossibile fare un paragone – ammette – sono cambiate tante cose. Mio figlio non potrà mai avere quella grinta che avevamo noi perchè ormai manca quel senso di appartenenza ad una maglia. Noi ci mettevamo il cuore, oggi mi sembra che le cosa vadano diversamente. Ai miei tempi si viveva la città sette giorni su sette, a casa tornavamo assai di rado, e la logica conclusione era il carattere che alla domenica mettevamo in campo. In quei tre anni io mi sono sentito un avellinese ed il fatto che fossi considerato un combattente nasceva proprio da questa simbiosi che si veniva a creare con la città”.

Ad Avellino Beruatto era considerato uno dei “belli” della squadra. Ha spezzato diversi cuori in quei tre anni vivendo, poi, una lunga relazione con una ragazza avellinese. “Le donne erano l’incubo di Sibilia – scherza – non ci faceva uscire per paura che ci distraessimo troppo”.

(ps. La parte che ho evidenziato in grassetto, mi ha ricordato uno splendido topic aperto, tempo fa da Velleio sul senso dell'appartenenza, appunto. Lo devo avere da qualche parte, se lo recupero lo ripropoporrò nei prossimi giorni)

Professore
19-05-2007, 00.14.18
Paolo Beruatto è stato uno dei miei più grandi idoli da bambino, sono sicuro che se non avesse giocato nell'epoca di gentile,cabrini e scirea avrebbe strappato anche la convocazione in nazionale

Due Calzini
21-05-2007, 10.29.10
Non ho mai visto giocare Beruatto, purtroppo, ma me ne hanno sempre parlato come di uno dei migliori (se non il migliore) terzini che abbia indossato la casacca biancoverde.
E proprio per questo motivo, per mantenere intatta l'alta considerazione nei suoi riguardi, mi auguro CON TUTTO IL CUORE non metta mai piede qui nelle vesti di allenatore (:nah: )...

IL NAPOLETANO
21-05-2007, 10.41.37
Per i più giovani, era la classica canzuncella tormentone, con le singole parole, intervallate tra di loro e accompagnate da gesti da mimo.
One, two, three, four, five, six, seven, eight! Dormire, salutare, autostop, starnuto, camminare, nuotare, sciare, spray, ...

La formazione dell'Avellino veniva annunciata con questa canzone e mettento i nomi dei calciatori al posto delle diverse parole:
Tacconi...Beruatto...

Questo ricordo è immediato, non appena leggo di Tacconi....Beruatto...



E ti ricordi male!:P

Perchè la canzuncella (registrata) era con Tacconi....Ipsaro....Beruatto....

E d'altra parte Beruatto era un terzino sinistro e giocava col TRE!

Professore
21-05-2007, 13.09.10
il mitico Ipsaro Passione... la ricordo anche io la canzoncina giocajue di cecchetto... papà poi me la cantava sempre...

uhm ma quando avrò un figlio io lo farò scimunire come lui ha fatto con me?

aiuto !!!

LupoDentrooo
21-05-2007, 13.38.21
E ti ricordi male!:P

Perchè la canzuncella (registrata) era con Tacconi....Ipsaro....Beruatto....

E d'altra parte Beruatto era un terzino sinistro e giocava col TRE!
Vero:azz: Ma io, misteri della fede, l'ho sempre ricordata con Beruatto subito dopo Tacconi:eh?: