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Visualizza versione completa : 23/11/1980 - 23/11/2010: a 30 anni dal giorno che cambiò l'Irpinia.


Paolo79
23-11-2010, 07.43.29
http://www.youtube.com/watch?v=o-zRbLI_7LM

Orgoglioso di essere IRPINO.

Enzo11
23-11-2010, 09.23.17
un abbraccio forte agli irpini, e agli aquilani, che hanno vissuto la stessa terribile sofferenza di recente.

OldSoccer
23-11-2010, 10.18.56
io, di quei giorni e di quelle notti, ricordo le sirene dei mezzi di soccorso ............ una continua ininterrotta sirena ....................

http://www.youtube.com/watch?v=arrbAtxwfaM&feature=related

adorix
23-11-2010, 11.09.24
Io ricordo gli attimi tremendi della scossa, il boato, l'improvviso buio e papà con la pila elettrica che cercava mia sorella che stava giocando.................
Dei giorni seguenti ricordo la mia casa semipiegata su se stessa, le notti in macchina abbracciato a mia sorella, le lacrime di mia mamma e mio padre che girava con i suoi amici nei vari paesi alla ricerca delle notizie dei nostri parenti.....................
Ricordi nitidi ed indelebili................ricordi che ti spezzano il cuore ma che, come ha già detto il mio amico Paolo, ti fanno essere ancor più orgoglioso della tua terra e della sua gente............
Ciao

ASSITI
23-11-2010, 11.21.30
http://www.youtube.com/watch?v=hVG4On-Efio&feature=related

questo è un documentario della wertmuller


dal minuto 3,31 iniziano le riprese dall'alto di Lioni, esattamente la zona dove abito io ora. il servizio su Lioni inizia al minuto 1,26.

il ricordo di quel gorno è marchiato a fuoco nella mia mente. questo è il mio ricordo che o postato sul fattoquotidiano

Ero a Lioni, il mio paese. Avevo undici anni e ricordo benissimo quella giornata. Il pomeriggio, uscito di casa presto, con i mei amici avevamo ascoltato le partite. Felice per la vittoria dell’Avellino sull’Ascoli, 4 a 2, insieme agli altri eravamo andati a cercar legna per il falò dell’8 dicembre, il giorno della “Madonna de lo fuoco”. In quella data tutti i quartieri organizzavano i falò, alte pire di legno che venivano bruciate, secondo la tradizione, per illuminare il cammino della Madonna verso Betlemme. E l’obiettivo era farlo più grande degli altri quartieri. Ed anche noi del quartiere di San Giuseppe ci davamo da fare. Avevamo fatto un bel po di legna. C’era una luna enorme, una luce quasi a giorno ed un vento caldo. Lo ricordo perchè rubammo alcuni pali di legno in una casa in costruzione e per la troppa luce rischiammo di essere beccati. La portammo nel posto sicuro ( la nascondevamo per evitare che i ragazzi degli altri quartieri potessero rubarla) e la tagliammo. Erano circa le 7,15 quando finimmo tutto. Alcuni amici andarono via, mentre io rimasi. Entrai nella discoteca La Mela, insieme al mio amico Salvatore, il figlio del proprietario. Ci mettemmo a “lavorare” nel guardaroba. 200 lire per un giubbino. rimediavamo qualche spicciolo per comprare i petardi che ci sarebbero serviti per la sera dei falò. Un cliente ci diede la giacca e Salvatore mi chiese di cercare il numero 12. Mi girai e in dialetto gli dissi: “Totò no lo trovo, addò è sto…” Non finii la frase che udii un boato impressionante. istintivamente guardai verso il basso e vidi il pavimento arrivarmi in faccia. la paura mi fece sobbalzare all’indietro. Andò immediatamente via la luce. Le urla della gente si univano al rumore dei mattoni che cadevano dalla parete laterale. Il terremoto mi sbatteva a destra e sinistra. mi accovacciai in un angolo, dal lato della parete di legno, in ginocchio, con la faccia quasi a terra e con le mani sulla testa. Cercavo di capire cosa stesse succedendo.pensavo fosse una bomba.non finiva mai. La gente continuava ad urlare mentre la parete continuava a crollare. D’improvviso così come era venuto andò via. aspettai qualche secondo prima di alzarmi. Accanto a me, nella parte centrale del guardaroba, che non aveva copertura, c’era un metro di macerie. Ci salii sopra e arrampicandomi con l’aiuto del ferro dove erano appese le gruccie per le giacche, scavalcai la parete di legno. saltai su un divano e gadagnai l’uscita tra le gente che scappava e piangeva. Penso che la Madonna mi abbia dato una grossa mano quella sera. Appena uscito vidi una specie di nebbia che stava scendendo. non lo capivo ma era polvere. Alzai gli occhi e notai la torre del pastificio Pallante piegata verso la strada. sembrava potesse cadere da un momento all’altro. mi spaventai perchè sotto, in strada c’erano molte persone che recuperavano le auto. Stavo bene, ma per me era normale. non mi balenava proprio l’idea della morte o che i mei fratelli ed i miei cari potessero non esserci più. Ero molto impaurito e scappai a casa. non penso di aver corso mai così veloce quei trecento metri che mi separavano da mia madre. ero a circa 20 metri quando la vidi. era in strada davanti casa. con lei c’erano anche i miei fratelli, aggrappati a lei. stava piangendo. mi fiondai tra le sue braccia. mi sgridò per essere sparito tutto il pomeriggio mentre mi abbracciava. mi chiese se avevo visto mio padre. le dissi di no. Inizia a guardarmi intorno. con noi c’era mia zia con mia cugina. mia nonna era sul viale di casa. guardava verso la casa. mancavano mio nonno e mio zio. dopo una manciata di secondi li vidi spuntare da dietro la casa. mio zio era dovuto rientrare in casa per convincere mio nonno ad uscire. era già andato a letto e voleva restare a dormire.”quisto e paccio” diceva mia nonna. mia madre continuava a piangere chiedendo dove fosse mio padre e pensando a sua madre,l’altra mia nonna, ripetendo che la casa era vcchia. la gente era tutta in strada disperata. Piangeva e si lamentava. io non avendo idea di cosa fosse accaduto, ero nella convinzione che stessero tutti bene. Anche perchè vivevo in un quartiere in periferia, con tutte case di recente costruzione. vedevo la case rotte, ma non crollate. Ero spaventatissimo. All’improvviso tra quella specie di nebbia, che col passare dei minuti si infittiva sempre di più vidi spuntare mio padre. Ci abbracciò, si assicurò che stessimo tutti bene, poi andò verso casa. con l’aiuto di mio zio e di qualcun altro, aprirono il garage, che si era incastrato. portò l’auto in strada e ci fece entrare. nel frattempo mia madre continuava a piangere e gli chiedeva insistentemente di andare a vedere sua madre: “va vidi a mamma, la casa è vecchia”. mio padre la rassicurava, ma sapeva che il resto del paese era tutto crollato, perchè lui veniva di là. ci lasciò e andò via. Intanto la terra continuava a tremare. scosse più o meno lievi. mio nonno, che evidentemente aveva alzato il gomito, era seduto sul muretto della scola con la schiena appoggiata all’inferriata, ogni tanto sorridendo mi faceva notare le scosse poggiandomi la mano sull’inferriata. torno dopo mezz’ora con mio cugino Gaetano, che puzzava di liquore a peste. Lo lasciò e riandò via. era rimasto sotto le macerie. la casa di mia nonna era crollata e lui col fratello e mia nonna erano li sotto La cristalliera gli era caduta addosso, ma fortunatamente il tavolo aveva fermato la sua caduta creandogli un riparo. era scalzo. mi raccontò che era rimasto incastrato con i piedi sotto una sedia e che per liberarsi si era dovuto togliere le scarpe. strisciando due tre metri sul pavimento aveva raggiunto un buco da dove vedeva arrivare della luce. ci si era infilato in quel buco e si era ritrovato sul tetto mezzo crollato della canonica. di là, saltando sulle macerie scese in strada. dopo un paio di ore arrivarono l’altro mio cugino rimasto sotto, Diego, con mia zia ed il piccolo Mauro. Diego quando lo hanno ritrovato era già cianotico.Mi raccontava mio padre, che insieme ad altri due miei zii, lo ha tirato fuori dalle macerie, che scavando a mani nude tra le macerie, togliendo la terra erano spuntati i capelli. lui pensava fosse lo stuino per pulire le scarpe. rendondosi conto quasi immediatamente che fosse Diego, ha cominciato a scavare intorno alla testa, facendo a turno con gli altri due, liberandogli prima gli occhi poi la bocca. Diego aveva inclinato la testa a 45° verso avanti. questo ha fatto in modo di creare una sacca d’aria davanti alla bocca che gli ha consentito di respirare fino a quando lo avevano salvato. La notte la passammo in auto tra i pianti di mia zia, che piangeva il marito, di cui non si avevano notizie e che si sospettasse fosse a casa, un palazzo anni 60 di cinque piani, di cui erano rimasti 5 metri di macerie, e quelli di mia madre. Eravamo in uno spazio ampio. ogno tanto uscivo e mi sedevo vicino al fuoco. Era un susseguirsi di notizie. questo non si trova, quest’altro l’hanno trovato morto, quello lo hanno tirato fuori vivo. C’era il prprietario della radio locale che con un barracchino provava a spiegare cosa fosse successo, chiedendo aiuto. ma dall’altro lato si faticava a capire. Iniziavo a capire. il giorno dopo la luce del giorno mostrò a tutti la realtà. L’apocalisse. un paese che era diventato un cumulo di macerie. morti per strada, affiancati uno all’altro, coperti alla meno peggio con quello che si era riuscito a trovare. mio padre ci portò con l’auto al campo sportivo. disse a mia madre di aver trovato mia nonna. non ce l’aveva fatta. per far uscire dalla stanza i miei cugini era corsa verso la porta, per aprirla e farli uscire. le cadde addosso l’architrave che la soffocò. la sorte di mio zio era segnata. da quel palazzo non si salvò nessuno. ero appoggiato all’auto, mio padre abbraccio mia madre e iniziò a piangere. era la prima volta che vedevo mio padre piangere. piansi anch’io per la prima volta dalla sera prima. da quel giorno il terremoto ci ha segnato dentro.

lupone61
23-11-2010, 11.21.42
Vorrei cancellare per sempre il ricordo di quel terribile 23.11.80.....di quella terribile serata (19,35) e anche di quel bellissimo 4-2 all'Ascoli di Rozzi e Anastasi!..............!

Nanà
23-11-2010, 11.39.23
io non ho vissuto questa terribile esperienza...e leggere testimonianze e l'emozioni provate da chi l'ha vissuto...mi rattrista tantissimo....e le lacrime scendono da sole.....un pensiero nn solo in questi giorni ma spesso va alle vittime e a chi ancora oggi non ha potuto riavere un tetto sicuro sulla propria testa.

Kenzo
23-11-2010, 14.16.32
Il cielo rosso, una strana afa e la mia gatta che faceva su e giù x il corridoio. E noi che pensavamo volesse giocare... Strano avere ricordi così nitidi x un bambino di appena 3 anni. Assurdo. Così come è assurdo ricordare il mese successivo: tutta la famiglia allargata a vivere sotto un unico tetto a casa della nonna, che viveva nelle tostissime case di mussolini a 2 piani max. Quasi 30 persone in poco più di 60mq. Ringrazio i miei genitori, capaci di non farmi traumavizzare da un evento di quella portata...

Guglielmo Tell
23-11-2010, 14.27.03
Il definitivo rientro in Italia i miei genitori l'avevano progettato per l'estate del 1981.....quel 23 novembre 1980 cambiò il destino della mia vita!

ASSITI
23-11-2010, 16.48.44
http://www.agendaonline.it/terremotoirpinia/mostra-fotografica/pagine/

LupettoFurbetto
25-11-2010, 16.07.52
A tutti i bambini di quel terremoto,
a tutte le madri ed i padri dell'Irpinia,
a tutti i volontari che ci hanno aiutati.
Ovunque oggi voi siate, grazie di cuore.

Da alcuni anni, come un'onda di ritorno, aumenta sempre più il peso di questo anniversario.
Da alcuni anni, oramai, ho iniziato a ricordare questa ricorrenza con un cero simbolico acceso sul balcone e, ahimè, ho scoperto che si può anche versare una lacrima al pensiero di quella immane tragedia. E ogni volta che si avvicina questa data maledetta un ostinato magone mi avvolge rendendomi indolente.

Eppure, anche se quella sera la ricordo nitidamente, ad essa non ho mai associato, a dispetto di tanti miei fratelli irpini, alcun particolare dolore, nessun caro perduto, pochi danni materiali ed economici che, comunque, non ho mai sentito pesare sulla mia infanzia, come amo ricordare, ovattata e protetta.

Forse, perdonate la psicologia da strapazzo, è stato il fatto di essere divenuto prima marito e poi padre che mi ha sempre più spostato su un punto di vista nuovo di quel ricordo.
Forse succede che in queste sere, mentre vedo giocare il mio adorato lupacchiotto al calduccio di un asettico appartamento nel centro di Roma, mentre accarezzo la bella stoffa di cui sono fatti i vestiti che indossa, mentre vedo il sorriso sereno sul volto di mia moglie, forse riesco a sentire meglio, come un brivido lungo la schiena, il coraggio e la forza che hanno dovuto tirare fuori i padri e le madri di quel terremoto.

E' come se sentissi l'ossessione che avevano di proteggere i loro piccoli, la loro famiglia, da quell'enorme, devastante, singolarità. Non già tragedia fine a sè stessa, ma inizio di un incubo che ancora oggi si ripercuote su quel territorio.
Immagino le madri disperate che cercavano di riparare i figli dal freddo mentre stavano in tende militari montate in spiazzi fangosi con la neve alle caviglie.
Immagino i padri che dovevano superare quel senso di vuoto che deve lasciarti un evento del genere e rimettere in moto il cervello per dare un futuro, un'opportunità, anche una minima, fottutissima speranza ai tuoi piccoli.
E l'assurdo è che questi, in quelle notti, 30 anni fa, erano i pensieri delle persone "fortunate", cioè di chi i propri figli li aveva ancora.

Perchè se poi, per un istante, faccio scivolare i miei pensieri su chi ha visto i propri figli sparire tra le macerie, allora ecco che quel magone si scioglie in lacrime. Irrefrenabili lacrime, rigorosamente nascoste, ma irrefrenabili. Come il desiderio di stringere la mano ad ognuno di quegli eroi che sono giunti a darci un aiuto. A volte in maniera goffa, forse disorganizzata, ma c'erano e già solo per questo meritano un inchino.

Poi, per fermarle quelle stupide lacrime che m'imbarazzano, mi sforzo di pensare a tutti coloro che hanno ferito la mia terra. Non solo, hanno umiliato il dolore di quei padri e di quelle madri. Hanno ucciso il sorriso su quei volti di bambini che inseguo nelle foto di quel tempo.

Non ho voglia di maledire ancora tutti coloro che quella sera e per tutte le sere a venire hanno preso la decisione sbagliata sulla pelle di povera gente, la solita povera gente.
D'altronde sono così cattivo da arrivare perfino a credere nell'esistenza di Dio. Perchè se Dio esiste ed è capace di portare tanto dolore alla povera gente, non oso pensare che cosa attenderà tutti quegli sciacalli che su quei 90 secondi di morte e disperazione hanno fondato le loro ricchezze. Altro che carità cristiana.

E poi ho scoperto che odiarli e disprezzarli, è l'unico modo che funziona per fermare quelle lacrime: ...l'odio che ferma le lacrime, assurdo!
Il colpo di grazia, direi, a tutte le mie aspirazioni ad essere un buon cristiano.

Un grande abbraccio a tutti voi, sorelle e fratelli d'Irpinia.

ANGELO
25-11-2010, 16.14.14
non ci posso credere !!! :shock: :shock:


Dinoooooo !!!! Un abbraccio !! :clap: :clap: :clap: :ok: :ok:

LupoDan
25-11-2010, 17.04.19
Non posso non intervenire: giù il cappello! :clap2: :clap2: :clap2:

Grande Dino.

Aldair
25-11-2010, 22.44.42
Grazie a Ivan e a Dino per le loro testimonianze.



ps Dino, auguroni per il pargolo

IL NAPOLETANO
26-11-2010, 23.53.27
Mi piace intervenire anche solo per salutare Dino (ciao, ex-giovane!)...in questo topic io sono un estraneo pure se anche io ho dormito in macchina per giorni e ho perso case (per sempre) a Roccabascerana...ma francamente quella era solo paura per l'ignoto. In effetti, a Napoli la scossa è stata molto più blanda

Due Calzini
28-11-2010, 20.48.53
Intervengo, con qualche giorno di ritardo, per segnalare anche l'articolo comparso, nel giorno del trentennale (ma potete ancora trovarne traccia on line), su Il Sole 24Ore a firma Licia Giaquinto. Titolo: "Mio padre e l'ira di Dio".

Licia Giaquinto è una giornalista, poetessa, scrittrice nata e cresciuta a Montoro. Attualmente vive tra Amalfi e Bologna, ma porta marchiate a fuoco nell'anima e nella memoria la terra e la gente d'Irpinia.
Ha scritto un romanzo, edito dalla Adelphi, in libreria in questi giorni (ad Avellino so che ha trovato diversi estimatori grazie alla meritoria opera di promozione da parte della libreria Petrozziello), dal titolo "La Ianara".
L'ho acquistato e letto nell'arco di pochi giorni.

Appena avrò tempo, ne parlerò in un topic apposito, perché ritengo sia meritevole. Vi dico solo che racconta una storia e tratta di un personaggio strettamente legati all'Irpinia, alla sua aurea... magica, ai suoi riti, leggende e tradizioni.

LupettoFurbetto
30-11-2010, 18.03.24
Perdonate l'OT ma volevo ricambiare i saluti che mi hanno inviato alcuni vecchi compagni di merende.
Siete sempre troppo gentili con me nonostante la brutta figura che ho fatto l'ultima volta che ci dovevamo vedere. Spero di poter parzialmente rimediare appena posterò la foto (con sciarpa!!!) del neo-lupacchiotto Federico :ciuccia:

Ciaoooo

OldSoccer
30-11-2010, 18.06.48
Perdonate l'OT ma volevo ricambiare i saluti che mi hanno inviato alcuni vecchi compagni di merende.
Siete sempre troppo gentili con me nonostante la brutta figura che ho fatto l'ultima volta che ci dovevamo vedere. Spero di poter parzialmente rimediare appena posterò la foto (con sciarpa!!!) del neo-lupacchiotto Federico :ciuccia:

Ciaoooo


DAJE FEDERI' :clap: :ok: :clap:

mister no
06-12-2010, 22.28.29
Mi accorgo soltanto adesso di questo topic per questo intervengo in ritardo.
Avevo 15 anni nel 1980 e la sera del 23 novembre non la dimenticherò più e da quel momento sono convinto che niente accade per caso.
Nel pomeriggio ero stato al partenio e avevo visto l'avellino battere l'ascoli in una giornata caldissima.
Verso sera, da casa mia a monteforte, da dove si gode di un ampio panorama, vidi il cielo sopra Avellino che era di un rosso che non ho mai più visto.
In attesa della domenica sportiva mio padre mi disse di andare a comprare le pizze in una locale (l'ancora) alle porte del paese, presi il mio motorino benelli e verso le 19.00 mi recai alla pizzeria.
Dopo aver ritirato le pizze, verso le 19.30, mi avviai verso il paese e fu in quegli attimi che il terremoto devasto l'irpinia, io avvertii lungo il tragitto soltanto un vento caldo e vidi le foglie degli alberi muoversi freneticamente, niente altro.
Arrivato alle porte del paese, zona convento, vidi una grossa nube bianca e tanta gente in mezzo alla strada che disperatamente piangeva e si abbracciava, pensando istintivamente che si trattasse di un incendio, chiesi ad una persona che cosa fosse accaduto.
Sentito che si trattava del terremoto corsi verso casa, sperando di trovare tutto in piedi e vedendo che così era, tirai un sospiro di sollievo.
Il palazzo dove abitavamo aveva un ala staccata ma fortunatamente avevo tenuto, la casa affianco a noi era crollata quasi tutta e fortunatamente gli inquilini, compreso un neonato si erano salvati.
Quella sera vidi cose che mai più scorderò: vidi mio padre piangere, vidi persone che camminavano come automi senza sapere dove andare, salii a casa nell'appartamento e trovai tutto distrutto, le pareti bucate o crollate, oggetti frantumati con i resti erano tutti a terra, credo che tutto si potesse paragonare ad un bombardamento aereo.
La mia sensazione, visto che non avevo sentito il terremoto, era di essere come un alieno, capace di notare le reazioni della gente e dei miei familiari senza quel forte coinvolgimento emotivo di chi l'aveva vissuto ed è per questo che da quella sera penso che nulla accada per caso.

Kenzo
07-12-2010, 07.51.57
Mi accorgo soltanto adesso di questo topic per questo intervengo in ritardo.
Avevo 15 anni nel 1980 e la sera del 23 novembre non la dimenticherò più e da quel momento sono convinto che niente accade per caso.
Nel pomeriggio ero stato al partenio e avevo visto l'avellino battere l'ascoli in una giornata caldissima.
Verso sera, da casa mia a monteforte, da dove si gode di un ampio panorama, vidi il cielo sopra Avellino che era di un rosso che non ho mai più visto.
In attesa della domenica sportiva mio padre mi disse di andare a comprare le pizze in una locale (l'ancora) alle porte del paese, presi il mio motorino benelli e verso le 19.00 mi recai alla pizzeria.
Dopo aver ritirato le pizze, verso le 19.30, mi avviai verso il paese e fu in quegli attimi che il terremoto devasto l'irpinia, io avvertii lungo il tragitto soltanto un vento caldo e vidi le foglie degli alberi muoversi freneticamente, niente altro.
Arrivato alle porte del paese, zona convento, vidi una grossa nube bianca e tanta gente in mezzo alla strada che disperatamente piangeva e si abbracciava, pensando istintivamente che si trattasse di un incendio, chiesi ad una persona che cosa fosse accaduto.
Sentito che si trattava del terremoto corsi verso casa, sperando di trovare tutto in piedi e vedendo che così era, tirai un sospiro di sollievo.
Il palazzo dove abitavamo aveva un ala staccata ma fortunatamente avevo tenuto, la casa affianco a noi era crollata quasi tutta e fortunatamente gli inquilini, compreso un neonato si erano salvati.
Quella sera vidi cose che mai più scorderò: vidi mio padre piangere, vidi persone che camminavano come automi senza sapere dove andare, salii a casa nell'appartamento e trovai tutto distrutto, le pareti bucate o crollate, oggetti frantumati con i resti erano tutti a terra, credo che tutto si potesse paragonare ad un bombardamento aereo.
La mia sensazione, visto che non avevo sentito il terremoto, era di essere come un alieno, capace di notare le reazioni della gente e dei miei familiari senza quel forte coinvolgimento emotivo di chi l'aveva vissuto ed è per questo che da quella sera penso che nulla accada per caso.

Il tuo racconto del motorino mi era già noto.
Ma non sò dove l'ho letto, e dove l'hai scritto, precedentemente... :eh?:

mister no
07-12-2010, 10.04.35
Il tuo racconto del motorino mi era già noto.
Ma non sò dove l'ho letto, e dove l'hai scritto, precedentemente... :eh?:

Non ricordo se ne avevo già scritto.